da “Humbaba Huwawa”

“Allora  più in alto in quel verde teatro udiva vibrare nuovamente la terra, sentiva un fortissimo profumo di terra fertilissima, di tiepido latte e questo compariva in rigagnoli tra l’erba ed inondava i suoi piedi mentre una nuda madre grandissima color terracotta, con un gesto larghissimo, impediva ogni suo gesto ostile.
La madre ondeggiava, la madre avanzava, con passi lenti: stringevano le sue mani il seno, potentissime mammelle che sprizzavano latte a fiumi e questo colpiva loro astanti, li aspergeva nel volto, negli arti, inzuppava gli abiti, li rendeva morbidi e vinti, dimentichi e saggi, affascinati e sonnolenti. Cotesta regina recava serpenti in corte, che si muovevano vivaci e sciolti, due grandi civette le stavano a fianco e la ventilavano con le ali. Il suo volto era come di oro,  di prugna e di pesca, e nei suoi occhi profondi, potenti si poteva annegare senza rimpianti; di tra le sue cosce poderose emergeva la sua immensa, affocatissima vulva, come conchiglia purpurea, primigenia da cui promanavano profumi intensi che piegavano le erbe ed i cedri in un sonno dolcissimo.”

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