Cera una volta uno, ben più di centanni fa,
che aveva negozio a Lyon
di colori ed articoli vari per le arti belle
portava il nome di Sebastien Giraud,
la bottega sua dal padre l’aveva ereditata
ed aveva rispettabile clientela,
si piccava di avere ogni cosa e novità lui,
nessun colore o tintura gli mancava,
non v’era mazzuolino, scalpello o raschietto,
spatola o mestichino, tavolozza,pestello, scodellino,
che fosse prodotto in Francia, in Italia o Angleterra,
che lui non avesse ben schedato e collocato
nelle varie sue scansie o armadi, lucidi e ordinati,
pennelli di martora o ermellino, di bue e di sanglier,
e piatti o rotondi o ovoidali, a coda di gatto, a ventaglio,
o quelli in pelo di tasso per sfumare.
Per non dire dei colori che teneva a migliaia in tubetti,
scatole, barattoli, cilindri, ampolle e vasi scintillanti,
in polvere liquidi o pastosi, a tempera ad acquerello,
e all’olio finalmente ove invero si gloriava
di avere il massimo assortimento
che in Francia si trovasse, fuori di Parigi,
ove soltanto quei tali Lefebvre-Foinet
si vantavano di avere più di lui,
là, su quel cantone di via Brèa, a Montparnasse.
Sebastièn nel suo camicione ben netto in ocra pallida,
troneggiava, tout le temp, dietro al bancone per servire
preferibilmente i pittori per cui nutriva singolari sentimenti,
che raramente stimava, eccetto quelli che filavano sull’onda,
e ormai mandavano soltanto garzoni da nulla a rifornirsi,
con lunghe sfilze di numeri, articoli e soggetti.
Ma non c’era soddisfazione:
a lui piaceva ficcare il naso
nelle vite di certi pittorelli disastrati,
dai panni sporchi e rivoltati, e sottilmente invidiava.
Si arricciava il baffo appoggiava il gomito sul banco,
si piegava verso il povero pittore ed indagava, chiedeva,
si informava di donne, luoghi, cibi, osterie da lui mai frequentate,
locali fumosi, bordelli, liti, asti e rancori, rivalità remote,
e di viaggi al Sud, di sole e mari, e Spagna e Italia,
per non dire di piagge levantine e minareti,
odalische, le soleil du Levant e le mystère de Palestine.
La sua fronte tutta si agrottava, gli occhi brillavano
e tutto beveva di storie anche maledette o forse fandonie
ammanite da un furbastro che sapeva le sue debolezze
e ci ricavava un bello sconto, sicuramente.
Quella fauna, spesso avvolta in panni sudici o smangiati,
di moneta non lo arrichiva, ma lui ci si divertiva,
ché il resto del giorno e della notte era diviso tra noiosi fornitori
un padre ed una madre avidi, lamentosi e sciocchi commessi.

( si spera continui…)

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