Caro Y.,

sprofondo in una disperazione in cui non c’è posto per nessun colore, per questo non smetto di disegnare: il foglio bianco è l’unico luogo in cui i colori sono credibili e sopportabili, per me.
Sento l’inutilità delle parole e del tempo.
Impera un’assenza regale e assoluta.
Dentro la quale sono libera di non comprendere.
Qui non c’è nessuno che mi chiede “Come sta?” aspettandosi un “Bene, grazie”, l’unica risposta contemplata.
Nessuno chiede niente.
E a nessuno domando.

Tua J.

( B.G.)

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