‘na volta delle volte, tanto tempo fa, si festeggiavano i santi in giro per quest’Italia. E’ che questi santi, per i poveretti, sostituivano quelli che erano stati gli dei italici pagani, cioè i numi protettori di una civiltà agropastorale.

E chi andava a raccomandarsi da San Rocco, per la paura della peste, chi da Santa Rita per paura del marito cattivo, chi da Sant’Antoni per qualche sua malattia, chi da San Bastiàn, che non so chi proteggesse o di che fosse patrono.

Però ‘sto San Sebastiano, ricordato oggi nel calendario tradizionale, in Italia, era molto venerato e festeggiato; per le campagne, si trovavano talvolta dei piloni a lui dedicati, in giro per il paese c’erano e ci sono tante chiese illustri al detto santo martire intitolate.

A Roma, presso la via Appia, esistono le famose, antiche catacombe di San Sebastiano che sono interessantissime e finemente decorate, ove pare che sto’ benedettuomo martire fosse sepolto dopo circa due esecuzioni capitali: ‘na volta lo trafissero tutto di frecce, ma sopravvissuto venne poi fatto sbranare da belve varie et cetera…

E poi: dice che al mio paese c’era un detto: sant’Antoni, san Bastiàn, sant’Agnese a l’indumàn. Però si dimenticavano che tra sant’Antoni e san Bastiàn, che sarebbe oggi, c’era san Mario da festeggiare ieri, tanto per dire. E per oggi si diceva ‘n altro proverbio: San Bastiàn la vioulett’a ‘n màn, che tradotto vorrebbe dire che a San Sebastiano ci si aspettava le prime viole, preannuncio di primavera.

A volte succedeva. Il mese scorso ho visto due violette belle nel mio orto, però.

il dipinto di sopra è un San Sebastiano di Gerrit Van Honthorst, insigne, gran e pittore fiammingo dei primi del’600, detto qui Gherardo delle Notti, di fianco una vista delle catacombe di San Sebastiano.

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