C’era ‘na volta San Silvestro, che siccome era ancora un gatto si chiamava solo Silvestro. ‘Sto gatto benedetto quand’era solo ‘n micetto sozzetto era stato raccattato ni n’una via di un suburbio di Roma dall’imperatore Eliogabalo, che ci piacevano assai i gatti, e mentre passava in quella viuzza ‘n dove era andato co’ suoi pretoriani a far torturare e po’ sgozzare uno schiavo fuggito, fu preso a pena e commozione nel vedere sotto ‘na carretta ‘sta bestiola ch’avrà avuto sì e no tre mesi.

Esso imperadore ci disse ai feroci militi:

Orsù dunque, miei prodi, raccogliete quel povero micino, ch’esso parmi la reincarnazione del povero micio mio amico dell’infanzia, denominato Sublicius, già. Per cui prendetelo su con calma, ficcatelo in un mantello caldo e recatelo presso di me a palazzo. E poiché parmi un gatto silvatico, meo motu proprio et mea maxima voluntate, lo denominerò Silvester! Amen.

Il detto micio Silvester fu ‘nvoltolato e menato ni n’una bella stanza imperiale n’dove però c’era pure, ni n’una gabbietta d’oro, un canarino giallo di merda detto Tuittus che scassava la minchia tutto il dì con certi suoi squittii infernali, in più presso la porta stava un molosso gigantesco schifoso di nome Hercules che ruggiva come ‘n leone ‘nferocito. Fatto sta ed è che ‘ sto povero gatto ebbe ‘n’imprinting non materno, ma imperiale e disturbante assai, nel senso che ‘sto Eliogabalo, folle maniaco ‘sassino ossesso, gli ficcava sotto il naso ‘l canarino Tuittus e poi gli urlava: Magnalo, Magnalo! E poi gli lo levava di scatto, indi per confortalo sussuravagli: Se non lo magni tu, ti facci magnare da Hercules, brutto gattone del cazzo, spelacchiato del mio cuor!

E aizzavagli contro il feroce suo animalo grosso come un toro.

Insomma, Silvester dopo tre anni de ‘sta vita malediceva il giorno che l’imperadore l’aveva “salvato” che era meglio fosse crepato sotto la carretta. Però la dea Fortuna dei gatti ci intervenne facendo fare a pezzi da ‘n pretoriano ‘nfedele ‘sto sovrano crudelissimo. Per cui esso micio potè, nella confusione susseguente, sgattaiolarsene per ‘na finestra verso un vicolo oscuro limitrofo.

Però per Roma, in quei giorni, c’era un casino ‘nfernale per via di rivolte, ‘ncendi e scassamenti vari infiniti, laonde Silvester, mezzo ‘mperfumato de fumo, scappò ‘n verso la via Appia sperando nella buona sorte, che non ci fu. Infatti lo accalappiò ‘n clandestino ch’era un prete cristiano co’ la gran voglia di divorarselo a cena. Ma Silvester ci fece du’ occhi tanto dolci che quello s’impietosì, si fa per dire e lo chiuse ni n’un pollaio co’ tre brutti uccellini gialli che facevano tuit tuit tuitt ad ogni ora, anzi sbertucciavano pure; perdipiù davanti al pollaio stava ‘na cuccia con un terribile cagnazzone grigio denominato Polifemo, ch’era peggio de l’inferno incarnato.

Porca Eva! – esclamò allora Silvester chiagnendo miseramente.

Sennonchè nell’udir i suoi miagolii disperati accorse ‘na schiava ebbrea detta Eva, tanto misericordiosa, che ci disse: Lascia star Eva, povera donna! E se vuoi scampare da questo tiranno cristiano, che mi fai tanta compassione io ti farò ‘na vera grande malia giudea che ti trasformerò, essendo io (sotto sotto) ‘na maga samritana, ni n’un prete cristiano, che ti dico io, loro faranno fortuna assai i prossimi anni…!

Detto fatto il gatto Silvester si trovò tutto umano di colpo, co ‘na corporatura ammodo, ‘na faccia assai seria e ‘no vestimento colorito e decorato da ruffiano che non vi dico.

Siccome poi i casini cogli imperadori proseguirono per tanti anni, in periferia Silvester, con ‘na sua bella parlantina faceva discorsi assai eloquenti e cristianissimi in giro per l’Italia ‘n dove predicava il perdono de peccati e tante belle cose, e però pure che i canarini erano bestie da escludere dalle sacre funzioni e pure i cagnazzi fuori dalle chiese e dalle palle, anzi dategli bastonate.

E passaron di anni tanti che ci arrivò poi Costantino Magno imperadore; e Silvester, ch’era assai stimato, nel frattempo i cristiani l’avevano fatto papa di Roma e stava benissimo, anzi faceva pure dei prodigi tanto che l’imperadore ci disse:

Io e te dovemo venire a patti, o esimio episcopo mio, scopo governo e traffichini vari, che io ti faccio ‘na basilica splendida ‘n Vaticano che te la sogni e tu mi dai autorizzazioni, benedizioni varie e via dicendo!

Vabbè – disse papa Silvestro.

E che è, e che non è, anche per il fatto medesimo, ‘sto papa divenne famosissimo, ma tanto, che quando morì felice e contento, ci fecero ‘na bella tomba cristiana monumentale su cui ci incisero due belli uccellini gialli scopo decorativo.

scritto pel giorno di San Silvestro. 31.12.2011

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