Bernard Malamud, nato nel 1914 a Brooklin, figlio di un certo Mendel, è stato un eccelente scrittore americano.
Da tanto tempo lo leggo e rileggo.
Per me è uno dei migliori scrittori di racconti.
Lo metto insieme a Bellow e Philip Roth tra i narratori americani che più mi piacciono, mi ispirano, per la profondità psicologica per la complessità dei tempi, per l'articolazione varia, ricca e colorita del linguaggio.

Non avevo mai letto il suo primo romanzo, "The natural" uscito negli USa nel 1952. Fu poi trasposto in film con la regia di Barry Levinson nel 1984 con la partecipazione di Robert Redford, Kim Basinger etc. come attori.
Non ho mai visto il film, tuttavia so che quando uscì la pellicola in Italia la Mondadori lo fece tradurre da Mario Biondi, ed il romanzo fu intitolato, (malamente, per me), "Il migliore", come il film appena uscito.
Il titolo "The natural"  aveva a che fare colla personalità del protagonista, un talento "naturale" per il baseball.
E' una storia ambientata sui campi professionisti di baseball, ma questo è quasi un accidente, la vicenda è tutta intessuta sulla complessità di Roy Hobbs, personaggio singolare ed apparentemente semplice.
Non sono un cultore di storie di ambiente sportivo, e di baseball non capisco un cavolo, però questa narrazione mi ha stregato.
Il libro l'ho trovato usato su una bacherella e l'ho acquistato per € 2. 

Vi metto qui l'inizio dell'ultimo capitolo perchè mi ha colpito come divagazione grottesca e vivace sul pubblico che sta per assistere ad un partita.

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La mattina della partita, nelle tribune del campo dei Knights scoppiarono ovunque delle risse. Qua e là volarono cappelli, bottiglie, torsoli di mela, banane e contenuti mollicci di colazioni al sacco. In uno dei palchi, un tifoso si prese una sassata che gli aprì uno squarcio insanguinato in testa. Due agenti speciali corsero su per le scale e si impadronirono di un tizio occhialuto, dall’aspetto innocente, le cui tasche erano piene di sassi dalle strane forme. Lo trascinarono via, sebbene sbraitasse che le raccoglieva per il suo giardino alla giapponese, e lo buttarono lungo e tirato fuori dal campo. Era di Pittsburgh e da terra si mise a inveire contro i Knights. Un camionista deluso, che non era riuscito a entrare a vedere la partita, prese a calci nel didietro questo povero raccoglitore di sassi, facendogli sbattere la testa contro il marciapiede e fracassandogli gli occhiali. Sputò due denti insanguinati e rimase li a singhiozzare finché arrivo l’ambulanza. Il sole per lo più rimaneva nascosto dietro le nuvole. La giornata era gelida, tempo da football, ma le tribune erano decorate con festoni colorati, le bandiere sul tetto della tribuna principale garrivano al vento e la folla era rauca. L’annunciatore cercò di calmarla, ma era troppo strizzata per essere tranquilla. Il Giudice aveva venduto centinaia di biglietti in più, per cui il pubblico si precipitava su qualsiasi posto si liberasse anche solo per un attimo. Inoltre, i tifosi dei Knights erano eccitati, con i nervi tesi per i continui su e giù della squadra.

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