Cioè mi capita, o capitò, qualche giorno fa, dopo 'na giornata già scarognosa per via d'estenuazioni d'animo di infilarmi sul web scopo (non presumibile) elevazione del medesimo stato da pressoché infimo a medio basso.
Come ovvio, dopo una superficiale visita a blogs abituali, mi ficcai sui giornali quotidiani probabilmente per puro vizio masochistico
Ebbi modo, quivi, di dilettarmi con notizie oltremodo spassose su possedimenti esteri e nazionali, dei nostri politici, alloggi, amanti, puttanate varie, leggi eluse e violate, maffie e camurrie loro, subornazioni e spudorate affermazioni. A tal punto esasperato ho spostato la mia attenzione su certe foto gallery estivanti nella, non pia, illusione che qualche consolatoria immagine di bella & sinuosa femmina potesse alleviarmi il duolo.

Dunque: La foto era piccola, mica mi ci raccapezzavo sarà per difetto di vista, vista appunto l'età avanzata mia. Clicco e guardo, mi deludo scorgendo la smentolona ammericana Hilton e leggo ciò:”

“Aver indossato le extension sbagliate potrebbe costare a Paris Hilton 35 milioni di dollari. A tanto ammonta infatti la richiesta di risarcimento presentata all'ereditiera e cantante statunitense da una nota ditta produttrice di extension per capelli, la Hairtech International, secondo cui la Hilton avrebbe violato il contratto di esclusiva siglato con la casa nel 2007 indossando in pubblico le ciocche prodotte da una ditta rivale.”

A parte il fatto che io manco sapevo di extension, che mi figuravo roba di depravazione sessuale et similia. È andata a finire che mi sono tanto imbufalito che, ancora un po', sbatto il portatile, già mezzo camolato, giù dalla fenestra in mezzo alle tomatiche e al rosmarino.
Ho pensato, visualizzato 35 milioni di $, dolares cioè, ho visto 'ste banconote che giravano in mano, magari, a chi ne aveva davvero bisogno, ho visto chi si comprerebbe 'na pompa per tirare su l'acqua, là in Africa, chi ci costruirebbe un ponte su strade pericolose in Asia, ho visto bambini con le mosche in faccia, scatoloni di alimenti, di medicine, di tutto quello che si può acquistare con quella cifra, che solleverebbe, un poco, migliaia di persone dalla sofferenza.
Mi sono scandalizzato, insomma, ancora una volta, magari indignato.
Forse non ne vale la pena, già fatto.
Forse conviene fare altro, indignarsi meno, ché il mondo è così, e darsi da fare di più.

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