Mio cugino Ernesto mi ha detto che una volta, quando stava in Turchia, là sulle falde del monte Argeo o Erciyes, a fare l'eremita incontrò 'n altro girovago sbiellato, filosofo pseudo armeno, un alchimista perso, esoterista matto, che gli narrò ch'era fuggito di casa quando la porta della sua bottega, sita a Erzurum, prese fuoco.
Disse che nessuno aveva attizzato le fiamme, da sole si erano sviluppate, per forza delle “cose”.
Non è ben definibile che siano queste “cose”.
Forse la parola giusta è natura.
Il tipo sofisticava affermando che noi siamo le “cose”, nelle “cose”, e che il fatto avvenutogli, assurdo ma significativo, era il simbolo del cambiamento che stava avvenendo dentro di lui, e questo mutamento violento lo cacciava dalla sua propria casa.
Per cui obbedì al segno del destino e si diede alla ricerca della vera radice di questo ardore, che sentiva fin nelle midolla. E per sentire più prossima la presenza del fuoco arrivò in Cappadocia, alle pendici di quel monte Argeo, che già fu un vulcano, per udire, ascoltare qualche scossa, un qualche muggito della terra che lo facesse vibrare all'unisono con le cose e diventare davvero tutt'uno, inglobarsi e quindi sparire, con esse. Il filosofo vagante affermava ancora che ci sentiamo, erroneamente, esseri autonomi, fieri del pensiero e della nostra “autonomia”, di fatto siamo in balia di qualsiasi tremito di terra, eruzione di vulcano, onda anomala, uragano e scompariamo, poi, senza la consapevolezza della nostra miseria, o meglio il nostro non essere che cose nelle cose, sassi rotolanti.

Il vulcano islandese che sbuffa, soffia, erutta e cambia climi, cieli, porta tempeste annulla voli ci sembra cosa strana, estranea.
Dei voli annullati si parla tanto, troppo, e degli enormi danni alle compagnie aeree.

L'eruzione di un altro vulcano islandese, il Laki, nel1783, cambiò il clima per anni, procurò morie di bestie e di umani, in tutta Europa, provocò terribili carestie, e si dice che sia stata una del concause della Rivoluzione francese, avendo ridotto in miseria nera milioni di contadini francesi, già rovinati dalle tasse e dalle guerre nell'ancien règime.
 

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