Quando Gus abitava a Parigi, all'inizio degli anni '60, girava per ambienti letterari e si trovava spesso con Julio Cortazar in un café situato all'angolo tre rue des Archives e rue de Bretagne ai confini del Marais. Lì, dice Gus, passavano ore piene e vuote, si bevevano caffè e tè, scrivevano, litigavano, confabulavano. Fu allora che Gus cominciò a parlare del GIOCO DEL MONDO, poi l'amico Julio prese da lui questo titolo per il famoso libro che ha fatto, appunto, il giro del mondo.
Gus mi disse così una volta:
Vedi Howard, siamo su una palla, no? Cioè questa sfera, che è la terra, che è il nostro mondo, no? Allora immaginati tu ed io e tutto il resto, piccoli in questa palla, e questa palla è dentro un'altra palla più grande e ci rimbalza dentro, quest'altra palla rimbalza a sua volta dentro un'altra palla più grande ancora e così via per moltissime sfere.
Ora se tu, Howard, ti agiti e resisti allo sbattimento cominci a star male. Non ti adatti al rollio ed al beccheggio delle sfere e starai ancora più male e proverai ancora più dolore e magari farai finta di non aver paura.
L'unica cosa è l'abbandono, Howard, l'abbandonarsi a questo eterno movimento senza contrastarlo, L'ABBANDONO, Howard! Pensa che per di più l'ultima sfera, la più grande viaggia sul dorso di una antica meravigliosa tartaruga, i cinesi già lo sapevano Howard! Senti la tartaruga, Howard e starai bene !

 

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