Riporto qui un brano dalla vita di Andrea del Castagno tratta delle Vite di Giorgio Vasari.
La calunnia diffusa dall'aretino, che oscurò per secoli la figura del grande Andrein (detto anche "degli impicati" per aver frescato su di un palazzo i congiurati Albizzi e Peruzzi appesi per i piedi) è quella grave di aver ucciso in un agguato, per la terribile invidia che lo animava, il maestro Domenico Veneziano.

Di fatto Andreino mori, di peste, a soli anni 36, quattro anni prima del Veneziano.

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    Tuttavolta, avendo già condotto questa opera a bonissimo termine, accecato dall'invidia per le lodi che alla virtú di Domenico udiva dare, volendo al tutto levarselo dattorno, imaginossi varie vie da farlo morire, e fra l'altre una ne mise in essecuzione in questa guisa. Una sera di state, come altre volte era solito, Maestro Domenico tolse il liuto, e di Santa Maria Nuova partitosi, lasciò Andrea il quale nella camera sua disegnava, e l'invito che Domenico gli aveva fatto di menarlo a spasso per la terra accettar non volse, mostrando che allora avesse fretta di disegnare alcune cose importanti. Per il che Domenico subito partito, et a' suoi piaceri usati per la città caminando, Andrea sconosciuto nel suo ritorno si mise ad aspettarlo dietro a un canto, e con certi piombi il liuto e lo stomaco a un tempo gli sfondò, e con essi anco di mala maniera su la testa il percosse, e non finito di morire, fuggendosi in terra lo lasciò; et a Santa Maria Nuova alla sua stanza tornato, si rimise con l'uscio socchiuso intorno al disegno che avea lasciato. Perché sentito in poco spazio di tempo il romore del morto portatosi, gli fu da alcuni servigiali di quel luogo percossa la porta della camera e datogli la nuova del quasi morto amico. Laonde corso a 'l rumore con spavento terribile gridando tuttavia: “Fratel mio”, e piantolo assai, poco andò che Domenico gli spirò nelle braccia. Né mai per alcun tempo si seppe chi morto l'avesse; e se Andrea, venendo a morte, in confessione non lo manifestava, nulla se ne saprebbe ancora. Finí l'opera sua, e quella del morto amico rimase imperfetta, la quale da gli artefici comunemente e da tutti i cittadini fu lodata.
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Da ultimo segnalo il bel post di Tashtego, sul suo blog: http://tashtego.splinder.com/
ove si tratta
del Cristo morto di Holbein, dipinto straordinario, crudele e poco conosciuto dagli italiani, che, su questi temi, preferiscono sovente dipinti più consolatori
 

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