Ieri ci fu un tempo strano, dopo un sole un po' malato un nuvolone c'è arrivato.

Al mio paese dicono un proverbio: S' j ven la cabalesta nè l' pioev nè l' tempesta.

Io cerco di immaginare, sognare un arcobaleno sociale, cheneso, 'na roba di politiche di rinnovamento, 'nvece qui i fanfalùken/tabalòeri parlano solo di pillole Ru +aborto. Io credo che sono aboriti in testa. 

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Pure ieri mi telefonò di lontano il mio vecchio amico Nicò che andava rimembrando tra l'amaro e il divertito faccende nostre delle scuole medie ( primi anni'50) quando, al pomeriggio, ore 17, ce ne andavamo in Via Roma a vedere 'n' ora di televisione (ce n'erano pochissime) in un posto gratuito, 'na specie di seminterrato ove vendevansi elettrodomestici. Però lì delle volte arrivavano i tipi colle e delle caramelle.

   Cioè certi smanaccioni pederasti che ti ficcavano 'na caramella in mano e magari poi altro e te te ne dovevi scappare a gambe levate per non finirci sotto. E ti veniva 'n batticuore che ti crepava il petto, dopo la corsa e lo spavento. E mica si diceva niente in casa. Si temeva pure qualche schiaffone. Ce n'erano anche, talvolta, nel cinema parrocchiale  di 'sti bei tipini.

Eravamo senza difesa. Solo la corsa ci restava. Scappa scappascappa….
 

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