________________________ I pantaloni dei cartografi virano al rosso e sembrano pigiami. ________________________ I cartografi seguono volentieri la moda come un cane randagio ________________________ segue volentieri l’accalappiacani. ... [Manifesto Cartografo]
l“opinione del signor ernesto conforta la mia. come ha detto la precedente: costoro si mostrano nullafacenti o rincoglioniti. honni soit qui mal y pense. ettore cardoso
Non c’entra nulla ma…
Opla’, balzo temporale con doppio avvitamento, Ettore ricordi questo? (Another time, another place)
Da Ettore Cardoso Il 29.05.01
In realtà ho solo un nome e non una vita. Sono un inetto. Mendico perciò una vita narrata da un’ anima benedetta !
Come potrebbe non essere la mia quella vita ?
Grazie Mille
Da roar Il 29.05.01
Ettore nasce.
Non si sa dove, non si sa quando. Nasce e basta.Un parto normale.
Un padre, una madre, una famiglia normale.
Una casa normale in una città… normale.
Infanzia? normale. Amici? normali.
Normalmente non dà troppa confidenza agli estranei, per cui ci si chiede come mai, ad un certo punto della sua vita
- della sua normale vita – si sia affacciato ed abbia chiesto: scusate… qualcuno può farmi il racconto della MIA vita?
Una vita normale, raccontata a più voci da chi normalmente con lui ha diviso avvenimenti normali di un’esistenza normale.
Allora… chi vuol cominciare?
La madre… il pediatra… il venditore di ghiaccioli… la signora del terzo piano… un compagno di banco….
Da tashtego Il 29.05.01
cos’è un venditore di ghiaccioli?
ne è mai esistito veramente uno?
Da Apostrophe Il 29.05.01
Grattachecca,
o qualcosa del genere
Da roar Il 29.05.01
Nessuno vuol cominciare, nemmeno il venditore di ghiaccioli.
Eppure Ettore Cardoso, per un breve periodo della sua normale vita, si era cibato solo e unicamente di ghiaccioli.
Avrà avuto si e no 8 anni, otto normalissimi anni, quando all’improvviso aveva preso una decisione: avrebbe mangiato
ghiaccioli, solo e unicamente ghiaccioli.
Qualcosa in quei pezzetti di ghiaccio colorato lo aveva rapito. Forse li’ dentro vedeva i colori dell’arcobaleno.
E immaginava che mangiare l’arcobaleno avrebbe dato smalto ad una vita che già ad otto anni si presentava del tutto normale, netta e definita, la luce di qua e le ombre di là, qui il bianco e là il nero: una vita normale.
Ma quanto può essere normale la vita di un bambino che ad otto anni decide di mangiare solo e unicamente ghiaccioli?
Da Gus Il 29.05.01
Lo portarono dal pediatra.
Il pediatra gli diede due schiaffi perchè Ettore non volle aprir la bocca.
Ettore non pianse, aprì la bocca e morsicò il dito al pediatra.
Ettore era deciso fin da infante.
Ettore si prese cinquanta schiaffoni da sua madre e due calci da suo padre.
Ettore venne diagnosticato come cripto cannibale.
Ettore venne inviato in una scuola differenziale.
Ettore dette uno schiaffo alla maestra d’appoggio.
Ettore cantava nelle ore di scuola.
Ettore venne chiuso nel cesso.
Ettore morsicò il braccio del suo compagno di banco.
Pino compagno di banco gli dette un cazzotto sul naso.
Ettore ha ora il setto nasale deviato.
Per il resto se la cava lo stesso.
Da gizmo Il 29.05.01
Una vita per lo meno inconsueta, lontano dai cibi vitaminizzati o dai consigli del pediatra, ma Ettore vedeva molto piu’ lontanto di molti e lo faceva attraverso la colorata trasparenza del suo ghiacciolo.
Ettore cambiava spesso d’ umore
Ettore cambiava spesso ghiacciolo
Ettore cambiava strada, vestito, direzione ma i ghiaccioli li comprava sempre dal
suo amico Osvaldo, il venditore con il carretto e l’ ombrellone a spicchi.
Ettore guardava un prato attraverso un ghiacciolo all’ orzata e poi assaggiava..
succhiava fino a farlo diventare bianco e il gusto era di fiori e d’ erba e di
bambini che giocavano, guardava le nuvole con uno alla menta e assaporava la pioggia,
Una volta ne aveva usato uno al tamarindo per vedere un’ eclissi di sole… (continua)
Un giorno alcuni monelli trovarono la capanna di Ettore, una capanna fatta di stecchi…..
Da Gus Il 29.05.01
fatta di stecchi e di sterco bovino disseccato.
Era un luogo impenetrabile, introvabile.
Là Ettore teneva il suo ripostiglio segreto.
Una cassettina metallica
già contenitore di lucidi per scarpe.
In questa vi erano 67.000 mila lire
guadagnate in molti modi.
345 figurine di vario tipo
un videogioco Mario bros rotto
una pistola ad acqua,
un coltello da potatore in uno straccio unto
una pistola automatica Beretta cal.6.35 già appartenente al nonno materno
con caricatore pieno
di sei colpi.
Da roar Il 29.05.01
Ma… allora… Ettore non era un bambino normale, con una vita normale, una famiglia normale in una città normale di un mondo normale!
Ettore guardava il mondo attraverso un ghiacciolo e nascondeva una pistola… che non era di ghiaccio
Da Armonia Il 29.05.01
assolutamente fantastico…
Da gizmo Il 29.05.01
I monelli non osarono entrare in quello che aveva tutta l’ aria di essere un tempio;
perfino Mino detto il Megafono improvvisamente si zitti’..
ad uno ad uno, misero in moto le gambe di sedano, per raggiungere
qualche altro luogo piu’ adatto alla teppa organizzata di cui facevano parte.
Le figurine erano raccolte con elastici da basilico, piccoli mazzetti ricurvi..
C’ erano quelle dei calciatori, annata 73 completa a parte lo scudetto del Vicenza.
C’ erano quelle dei punti Miralanza ancora 25 punti e ci uscivano bocce e birilli.
C’ erano quelle dei formaggini di Susanna tuttapanna e della Mucca Carolina.
C’ erano quelle dei fiori “gratta e annusa”.
Poi da sola, senza elastico, c’ era la figurina di “Estorpio da Gravellona” della serie “Grandi uomini che hanno condotto esistenze meste nonostante avrebbero potuto avere molto di piu’ dalla vita
(editrice il Grumo)”.
Era la preferita di Ettore, quella faccia un po’ sfuocata, quello sguardo fisso in un
punto preciso, quella maglia a dolce vita color prugna.
A quella figurina dedicava i suoi pensieri, i suoi racconti, dubbi, progetti…
perche’ quel tipo sembrava riflettere.. ad ogni parola sempre di piu’..
Un giorno avrebbe parlato, Ettore ne era sicuro
Da roar Il 29.05.01
E infatti parlò.
E tutto quello che disse fu: ‘Smetti di fissarmi’.
Ettore non riusciva a credere alle sue orecchie. Per un momento penso’ fosse qualcuno li’ intorno infastidito dalla sua presenza. Si voltò piano, ma non vide nessuno.
Allucinazione uditiva? Flusso di coscienza? Impossibile, Ettore era troppo piccolo per saperne qualcosa.
Allora tornò a fissare la figurina, a perdersi in quello sguardo, in quella maglia dolcevita color prugna che faceva venire le bolle solo a guardarla.
E di nuovo una voce: smetti – di – fissarmi. Cosi’. Tre parole staccate l’una dall’altra, senza alcuna intonazione.
Semplicemente tre parole. E un ordine.
Ettore divenne di ghiaccio, mentre il ghiacciolo di menta si scioglieva fra le sue dita. Anni di dubbi, confidenze,
racconti, desideri, bruciati in tre parole: smetti – di – fissarmi.
Stavolta era sicuro: Estorpio aveva parlato.
Da Lavinia Il 29.05.01
E adesso che doveva fare? Estorpio aveva parlato, ne era sicuro. Ma non poteva andare dai suoi genitori e dirglielo.
L’avrebbero preso per pazzo.
Che già, con la storia dei ghiaccioli… No. Loro non potevano capire, nemmeno ci avrebbero provato.
Eppure con qualcuno doveva condividere questa scoperta: una figurina che parlava… a chi poteva raccontarlo?
Da Gizmo Il 29.05.01
Mentre questi pensieri sgomitavano nella sua testa come folla ai saldi di un grande magazzino, Ettore decise di farla finita con Estorpio..
Trovo’ un camion pieno di aglio targato Salerno fermo ad un semaforo, con un gesto preciso levo’ alla figurina il retro e
l’ appiccico’ sul paraurti..
Attraverso il ghiacciolo la segui’ con lo sguardo fino a vederla scomparire per sempre dietro l’angolo in fondo al viale, poi assaggio’ il gelato:
sapeva di aglio e delusione
Da Ettore Cardoso Il 29.05.01
Io mi inchino ! Ero, fino a poco fa, in una condizione meschina. Una vita volevo ! Una vita, perchè fino ad allora ho conosciuto solo la condizione.
Una vita lunga, una vita corta, una vita telegrafica, criptica, una bella vita o una vita piena di errori, magari otrografici, magari ! La condizione, dicevo, era tale che ogni vita mi pareva (e in verità ancora mi pare) appetibile. Oh, che bello… Chiedervi altro,
veramente non oso.
Grazie Mille (continua)
come avete visto Gus ha proiettato una sua infanzia derelitta, ma Ettore dietro il gelatino, il ghiacciolo sua unica delizia e nutrimento vedeva i colori di un mondo diverso.
Per questo collezionava foto a colori, figurine colorate.
Le pistole sono nere o nichelate o brunite. Ettore voleva vedere un alba ed un tramonto a mille colori.
Comprava tre ghiaccioli alla cassa e si recava al cinema a vedere l’avventura. Ha visto sette volte l’Impero del sole.
Non ha voluto nessuno in sua compagnia, perchè si vergognava del suo magone. Lui era quel bambino con l’aeroplanino,
lui il bambino senza più la mamma. Lì c’erano i veri uomini e lui si apprestava a diventarlo, con una pistola in tasca magari, ma con un ghiacciolo colorato da succhiare.
E poi l’aereo volava ed il pilota salutava dalla carlinga ed Ettore
piangeva e scappava di nuovo dal cinema per la settima volta.
A comprarsi un altro ghiacciolo.
Da roar Il 30.05.01
E fu li’ che la vide: al cinema.
Aveva appena comperato i suoi ghiaccioli quando senti’ una vocina sottile sottile dire: ‘No, ho detto tre. Per favore’.
Sulle prime non ci fece caso, occupato com’era a osservare i manifesti del film attraverso il ghiaccio colorato, ma quando le senti’ chiedere:
‘Posso scegliere i colori?’ si voltò.
Era una bimba normale, un naso, due occhi, una bocca, del tutto normali. E tre ghiaccioli in mano.
Tre ghiaccioli che aveva scelto non per il gusto ma per il colore. Senza farsi vedere la segui’ verso l’ingresso del cinema.
Lei si fermò un momento, diede un’occhiata distratta al manifesto, poi scelse con cura un ghiacciolo e ricomiciò a guardare
- questa volta con attenzione – attraverso quella lente dolce e colorata.
Un sorriso compiaciuto, una lappata felice al ghiacciolo e via, dentro al cinema.
Ettore la segui’.
Da claudiav Il 30.05.01
la bambina si sedette nell’ ultima fila, prima poltroncina a destra; la fila era deserta e Ettore si sedette sulla prima a sinistra, maledicendo la sua timidezza. il film scorreva noioso e prevedibile, nemmeno i colori dei suoi tre ghiaccioli riuscivano a rendere
avvincente quel pallosissimo film d’azione americano..
“strano – pensò Ettore – che anche quella bambina avesse scelto quella ciufeca..” vuoi vedere che non era importante tanto
ciò che si guardava, ma attraverso quale dei ghiaccioli lo si guardava? del resto, lui lo aveva capito da quando aveva 8 anni, ma lei? anche lei, era con lui, in quel
mondo speciale, anche lei si sentiva così sola?. Si avvicinò di tre posti, furtivamente, lo sguardo rivolto allo schermo e sentì che lei sospirava
forte..
Da pattypiperita Il 30.05.01
pat
p.s. bambine non fatemi sospirare troppo … voglio il lieto fineeeeeeeeeeee
Da Lavinia Il 30.05.01
lei stava guardando il film attraverso il ghiacciolo rosa. Ecco perchè sospirava, si disse Ettore: che non c’era mica molto
da farsi prendere da sentimentalismi, in questo film! Ma attraverso il ghiacciolo rosa… ora tornava tutto.
Allora anche lui decise di scartare il suo ghiacciolo rosa, per vedere che effetto faceva… e forse per sentirsi più vicino a lei…
Da Gizmo
E comincio’ a vedere le sfumature..
inizio a scorgere la ruggine sui tubi di ferro, si accorse che per terra non era molto pulito, che qualche attore aveva la forfora sulle
spalle, che le nuvole in quei cieli rapidi avevano forme bizzarre..
Fu quando risero nello stesso momento che si cercarono con lo sguardo…
si alzarono nello stesso momento e raggiunsero i posti centrali 10 e 12A come se l’ ultima fila fosse una bilancia da mantenere in equilibrio.
Ettore non sapeva cosa, ma sapeva che aveva raggiunto qualcosa di unico, lo sentiva come il gusto fragola colorato E123 del ghiacciolo..
e stava zitto beato, addormentato vigile, intorpidito, estasiato, sorpreso, vicino
finalmente a lei
Mi chiedevo se…
si insomma vorresti scambiare i gelati?
Facendo bene attenzione a non farli cadere, gli stecchi cambiarono padrone..
la luce che proveniva dello schermo accendeva il ghiaccio rosa come piccole luci di emergenza, la musica arrivava da lontano
Ettore porto’ il ghiacciolo alle labbra e per la prima volta, lo bacio’
Da pattypiperita Il 30.05.01
ed il piccolo pezzetto di ghiaccio colorato strano , per la prima ed ultima volta nella sua breve e freddolosa vita,
si sciolse come neve al luminoso solediprimavera …
Da Lavinia Il 30.05.01
“E ora, senza più ghiacciolo, che faccio?”, pensò Ettore. Attimo di smarrimento…
Da malaussen Il 30.05.01
Ma lei rapida come una vera mangiatrice di ghiaccioli sa essere,
per la prima volta lo guardò senza lenti fredde e zuccherine.
” che ne dici di cambiare film? ”
Ettore non ebbe il tempo di rispondere
perchè lei, lei era già sparita
ma prima che la solitudine e la mancanza di ghiaccioli avessero il sopravvento
lei tornò con due stecchi gialli al limone.
E d’un tratto furono spie quelle sullo schermo,
furono intrighi gli amori…
(continua)
furono intrighi gli amori…
lei si chiamava Pinuccia, glielo disse in un orecchio e gli disse anche che era un nome brutto e vecchio, della zia.
Ma poi rise e rise Ettore.
Si accesero le luci una maschera li guardò di storto.
Ettore uscì alla luce, non voleva perdere il ridere di Pinuccia, non voleva subito tornare al ripostiglio segreto,
più tardi pensò.
‘Dai ci facciamo una pizzetta’ -gridò saltellando Pinuccia.
‘ Offro io !’- urlò sbracciandosi Ettore.
Da biandbo Il 31.05.01
Poi Pinuccia che aveva finito la pizzetta per prima disse:
‘Perfiavore, me ne dai ancora un boccone !’
‘Ma Pinuccia, si dice perfavore, subito te ne do -rispose Ettore.
‘A me piace dire perfiavore – e Pinuccia si morsicò l’ultimo pezzo di pizzetta sul marciapiede.
‘Ma si scrive anche perfavore’ -ridisse Ettore turbatiello.
‘Io dico quello che mi pare’ – e Pinuccià saltellò più in là, poi guardando Ettore con occhi sgranati gridò:
‘Dai andiamo da tabactizio a comprare ancora un torronito’
‘Ma cosa cavolo dici, che lingua parli, cosa vuoi, si può sapere, parli strano Pinuccia, perchè?’
‘Io dico quello che mi pare sai…! Mi piace giocare con le parole,..mi piace..mi piace …mi piace! -.
e intanto Pinuccia saltava come una cavalletta;
Ettore la guardò stranito, stupito e pensò: Mi sentivo già strano, ne ho trovata una più strana di me.
Da claudiav Il 01.06.01 00:36
..si trovava spiazzato, Ettore, perchè per la prima volta gli sembrava di avere qualcuno con cui parlare, e lei parlava strano; si lisciò la Beretta
nella tasca dei pantaloncini, per darsi coraggio e si accorse in quel momento che stava imbrunendo: era quel momento misterioso in cui la grana
dorata del giorno lasciava posto ai merletti blu della notte/fino a un attimo prima tutto era ordinario, difficile, senza i cari ghiaccioli-lente
insopportabile; le luci si accendevano, i contorni erano meno definiti; fu così che trovò la forza di chiedere a Pinuccia, che si era seduta su un
gradino e canticchiava fra sè, “andiamo da qualche parte?..”
lei alzò gli occhi all’ insù, lo guardò e “ho un rifugio segreto” – disse lui.
Da Lavinia Il 01.06.01
Ettore che porta Pinuccia nel suo rifugio segreto? No, ragazzi, non è possibile… e che succederà? Questa storia sta prendendo una piega
imprevedibile…:-)
Da roar Il 01.06.01
… in effetti non mi ci portò mai.
Sono io, la bambina con la voce sottile ma decisa, quella che comperava tre ghiaccioli per volta e che li sceglieva per colore. Ettore… si chiama cosi’ mi pare, non mi portò mai nel suo rifugio segreto, non mi parlò mai e non scambiò mai con me i suoi ghiaccioli.
Ma io i ghiaccioli li comperavo per i miei fratelli – a me non piacciono neppure – quei pomeriggi d’estate in cui ci portavano al cinema e ci lasciavano li’ in compagnia di una storia e di un po’ di frescura.
Ricordo appena un bambino che guardava attraverso quel ghiaccio e vi si nascondeva come dietro degli occhiali colorati. Una volta ho provato anch’io, ma non ho visto nulla di speciale, però forse gli ho sorriso. Anche lui mi sembra abbia sorriso.
Del resto non so.
Da Lavinia Il 01.06.01
Pinuccia, con queste parole mi hai spezzato il cuore.
Ettore
Da gizmo Il 01.06.01
Dunque siamo arrivati ai giorni d’ oggi, infine non so…
certe cose forse devono rimanere nella fantasia di ognuno, in quella di Ettore,
in quella di Pinuccia, a popolare quel mondo magico fatto di momenti, di sospiri,
dove tutto e’ piu’ colorato e se non lo e’ basta guardare attraverso un ghiacciolo.
Ettore fa il parcheggiatore a piazza Fortevento, porta a tracolla una vecchia
borsa di cuoio rivestita di figurine che forse erano quelle, la pistola l’ ha sempre
con se’, canna piombata adesso piu’ che altro come spauracchio;
passa i suoi giorni tra paraurti e tagliandini che escono da una macchinetta
che fa le linguacce..
E’ diventato allergico ai ghiaccioli, il suo stomaco un bel giorno si e’ rifiutato
di tollerare i coloranti e da allora manifesta il suo sdegno con sfoghi rossicci in tutto
il corpo.
Una volta l’ho visto con il naso sporco di panna,
aveva comprato un ricoperto e dopo aver mangiato il cioccolato, aveva provato
a guardarci attraverso…
E Pinuccia era rimasta nel suo cuore, un posto speciale, una nicchia dalle parti
del ventricolo sinistro, come una piccola madonna bambina..
quando usciva di casa ogni mattina, ripeteva lo stesso rito,
come a fare il segno della croce la mano andava alla borsa, poi alla pistola, poi al tesserino appuntato che mordeva il risvolto del taschino, poi sul
cuore ad accarezzare quel ricordo impreziosito e abbellito dal tempo…
Un giorno l’ avrebbe incontrata, un giorno qualunque in piazza Fortevento…
l’ avrebbe rivista a bordo di una piccola macchina gialla, si sarebbe offerto di
parcheggiarle la macchina all’ ombra, l’ albero magico al gusto di mango e il sedile ancora caldo con la sua forma come un impronta e posare le
mani dove aveva posato le sue e spostare il sedile e accorgersi di come era piccola e grazie quanto le devo e lasci stare e ma tu non sei?
E tu allora!?….
Un giorno sarebbe arrivata..
Qui si conclude questo racconto a più mani scritto un secolo fa…
Se qualcuno ricorda, si riconosce o ha bisogno di un fazzoletto per asciugare una lacrimuccia… metta il dito qui sotto!
Ma Gizmo, scusami, io mi ricordo vagamente di te, perché tutto questo roteare di nicknames negli anni passati mi ha trambustato la mente. Comunque ti ringrazio vivamente. Hai preso, salvato queste righe dal vecchio forum di Holden, che ora è irrintracciabile?
Ora ficco nella bacheca di Fb di Lavina il link.
Grazie ancora,
sempre
biandbo, nonchè Mario
Ringrazio ambedue, Gizmo, per aver conservato questo racconto che mi è piaciuto assai, seppure il finale è alquanto triste, ed il Cartografo folle che l’ha ospitato. Grazie! Sarebbe bello leggerne altri di questi, se ve ne sono.
Purtroppo del forum ho salvato pochino, questo mi piace perchè è la prova di come, se si è motivati, si riesca a realizzare un racconto a più mani divertente e curioso, sia per chi scrive, sia per chi legge.
Il finale è triste, (chissà di che umore ero quel giorno).
L’ho postato così come era nel forum, per rispetto degli autori.
Di te Mario mi ricordo bene, sono in contatto con Anya e Remedios, di tutti
gli altri ho perso le tracce.
Grazie per aver ospitato queste parole, è una mappa un pò sgualcita dal tempo ma forse qualcuno la può usare per trovare altri navigatori.
Se nei meandri dei miei dischi trovo qualcos’altro lo posterò, promesso.
Buon viaggio!
Gizmo
Ho trovato questo, filastrocche, a volte si componevano anche quelle
Da roar Il 02.06.01 11:01
Nelle nostre filastrocche
corte, lunghe, furbe o sciocche
ci ritrovo ad ogni rigo,
conservate come in frigo
quelle cose che bambina,
masticando una gommina
sotto il sole in riva al mare,
già sognavo di inventare.
Ritornare a quei momenti
ripescare i sentimenti
fare piste con parole
fare rime cuore-amore…
cose forse un po’ leggère
messe a fare da paciere,
un momento per pensare,
tutto un mondo da inventare.
Questo, nelle filastrocche
ci ritrovo a mazzi e a ciocche
trovo a iosa, a mucchi e a sacchi
a caterve e pure a pacchi.
Fa piacere (o fa un po’ rimba?)
poi scoprire che la bimba
che sognava in riva al mare
non è sola a masticare
una gomma e una poesia
al sapor di fantasia.
Da melodiarmonia Il 02.06.01
Filastrocca alla banana
salta e gracida la rana…
mi ritornano alla mente
versi sparsi dalla gente.
Maliconico è il momento
quando penso al sentimento
che rievocan d’un tratto
pomeriggi che, di fatto,
io passavo a legger tomi
con folletti, fate e gnomi.
E la stanza in un momento
non aveva pavimento,
nè soffitto nè pareti
intralciavan sogni lieti.
Se una volta tutto questo
ci riusciva presto presto
oggi invece, per sognare
dobbiam subito scordare
tutti i nostri dispiaceri
che non c’erano già ieri.
Ma se lasci che ciò accada
ritrovar puoi per la strada
lo stupore di una volta
proprio dietro quella svolta.
Da uffina Il 02.06.01 16:19
………’cidenti però!
Da tashtego Il 02.06.01 16:50 [Rispondi]
Rebus 1
Vento a refoli impazienti.
Occhi fissi bianchi denti.
Oltre il muro calmo il mare.
Stinti jeans ad asciugare.
Luce forte sul ramarro.
Stanghe alte fermo il carro.
Un perito scrive un atto.
Non è chiaro l’antefatto.
Gialle, calde mattonelle.
Sabbia dentro le formelle.
Bianca l’erma a tutto tondo.
Oltre l’orizzonte il mondo.
(per uffina, dalle caviglie sottili)
Da biandbo Il 03.06.01 23:30
rebusando rebusando
lo risolvo non so quando,
che se l’erma è anche il mare
quando lo potrò trovare ?
che se i jeans son anche i beans
resterò a fagiolare?
Sono gialle le mattonelle
son di sabbia pure quelle ?
Se di sabbia poi saranno
tutte insiem si disferanno !?
E con che potrò giocare
se oltre il muro ci sta il mare?
E se oltre il mur sta il mondo
l’orizzonte è forse tondo ?
E se l’erma è proprio il mare
rischio proprio di annegare
nel continuo straparlare.
21 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
01/08/2012 a 02:21
stileminimo
è una condizione invidiabile, quella dei cartografi
01/08/2012 a 08:32
cf05103025
è la conditio sine qua non,
è la conditio con olio di palmizio,
è un’ipotesi di lavoro
di non lavoro, anche
01/08/2012 a 12:05
senzalcunmotivo
è sicuro.
d’altra parte la fantasia distruggerà il potere, dice.
e una risata lo seppellirà.
che ci affanniamo a fa’?
…stamo a cartografà!
01/08/2012 a 13:59
e.l.e.n.a.
l’ho vista, l’ho vista …
anzi nella prima versione c’era scritto che i cartografi c’hanno PROPRIO un cazzo da fare!
02/08/2012 a 00:17
ettore cardoso
l“opinione del signor ernesto conforta la mia. come ha detto la precedente: costoro si mostrano nullafacenti o rincoglioniti. honni soit qui mal y pense. ettore cardoso
28/08/2012 a 09:41
Gizmo
Non c’entra nulla ma…
Opla’, balzo temporale con doppio avvitamento, Ettore ricordi questo? (Another time, another place)
Da Ettore Cardoso Il 29.05.01
In realtà ho solo un nome e non una vita. Sono un inetto. Mendico perciò una vita narrata da un’ anima benedetta !
Come potrebbe non essere la mia quella vita ?
Grazie Mille
Da roar Il 29.05.01
Ettore nasce.
Non si sa dove, non si sa quando. Nasce e basta.Un parto normale.
Un padre, una madre, una famiglia normale.
Una casa normale in una città… normale.
Infanzia? normale. Amici? normali.
Normalmente non dà troppa confidenza agli estranei, per cui ci si chiede come mai, ad un certo punto della sua vita
- della sua normale vita – si sia affacciato ed abbia chiesto: scusate… qualcuno può farmi il racconto della MIA vita?
Una vita normale, raccontata a più voci da chi normalmente con lui ha diviso avvenimenti normali di un’esistenza normale.
Allora… chi vuol cominciare?
La madre… il pediatra… il venditore di ghiaccioli… la signora del terzo piano… un compagno di banco….
Da tashtego Il 29.05.01
cos’è un venditore di ghiaccioli?
ne è mai esistito veramente uno?
Da Apostrophe Il 29.05.01
Grattachecca,
o qualcosa del genere
Da roar Il 29.05.01
Nessuno vuol cominciare, nemmeno il venditore di ghiaccioli.
Eppure Ettore Cardoso, per un breve periodo della sua normale vita, si era cibato solo e unicamente di ghiaccioli.
Avrà avuto si e no 8 anni, otto normalissimi anni, quando all’improvviso aveva preso una decisione: avrebbe mangiato
ghiaccioli, solo e unicamente ghiaccioli.
Qualcosa in quei pezzetti di ghiaccio colorato lo aveva rapito. Forse li’ dentro vedeva i colori dell’arcobaleno.
E immaginava che mangiare l’arcobaleno avrebbe dato smalto ad una vita che già ad otto anni si presentava del tutto normale, netta e definita, la luce di qua e le ombre di là, qui il bianco e là il nero: una vita normale.
Ma quanto può essere normale la vita di un bambino che ad otto anni decide di mangiare solo e unicamente ghiaccioli?
Da Gus Il 29.05.01
Lo portarono dal pediatra.
Il pediatra gli diede due schiaffi perchè Ettore non volle aprir la bocca.
Ettore non pianse, aprì la bocca e morsicò il dito al pediatra.
Ettore era deciso fin da infante.
Ettore si prese cinquanta schiaffoni da sua madre e due calci da suo padre.
Ettore venne diagnosticato come cripto cannibale.
Ettore venne inviato in una scuola differenziale.
Ettore dette uno schiaffo alla maestra d’appoggio.
Ettore cantava nelle ore di scuola.
Ettore venne chiuso nel cesso.
Ettore morsicò il braccio del suo compagno di banco.
Pino compagno di banco gli dette un cazzotto sul naso.
Ettore ha ora il setto nasale deviato.
Per il resto se la cava lo stesso.
Da gizmo Il 29.05.01
Una vita per lo meno inconsueta, lontano dai cibi vitaminizzati o dai consigli del pediatra, ma Ettore vedeva molto piu’ lontanto di molti e lo faceva attraverso la colorata trasparenza del suo ghiacciolo.
Ettore cambiava spesso d’ umore
Ettore cambiava spesso ghiacciolo
Ettore cambiava strada, vestito, direzione ma i ghiaccioli li comprava sempre dal
suo amico Osvaldo, il venditore con il carretto e l’ ombrellone a spicchi.
Ettore guardava un prato attraverso un ghiacciolo all’ orzata e poi assaggiava..
succhiava fino a farlo diventare bianco e il gusto era di fiori e d’ erba e di
bambini che giocavano, guardava le nuvole con uno alla menta e assaporava la pioggia,
Una volta ne aveva usato uno al tamarindo per vedere un’ eclissi di sole… (continua)
02/08/2012 a 08:43
cf05103025
mi sento irritato, ecco, o quasi
28/08/2012 a 16:14
stileminimo
a me piacerebbe saperne di più, di Ettore. Si può leggerne ancora?
29/08/2012 a 08:09
Gizmo
Un giorno alcuni monelli trovarono la capanna di Ettore, una capanna fatta di stecchi…..
Da Gus Il 29.05.01
fatta di stecchi e di sterco bovino disseccato.
Era un luogo impenetrabile, introvabile.
Là Ettore teneva il suo ripostiglio segreto.
Una cassettina metallica
già contenitore di lucidi per scarpe.
In questa vi erano 67.000 mila lire
guadagnate in molti modi.
345 figurine di vario tipo
un videogioco Mario bros rotto
una pistola ad acqua,
un coltello da potatore in uno straccio unto
una pistola automatica Beretta cal.6.35 già appartenente al nonno materno
con caricatore pieno
di sei colpi.
Da roar Il 29.05.01
Ma… allora… Ettore non era un bambino normale, con una vita normale, una famiglia normale in una città normale di un mondo normale!
Ettore guardava il mondo attraverso un ghiacciolo e nascondeva una pistola… che non era di ghiaccio
Da Armonia Il 29.05.01
assolutamente fantastico…
Da gizmo Il 29.05.01
I monelli non osarono entrare in quello che aveva tutta l’ aria di essere un tempio;
perfino Mino detto il Megafono improvvisamente si zitti’..
ad uno ad uno, misero in moto le gambe di sedano, per raggiungere
qualche altro luogo piu’ adatto alla teppa organizzata di cui facevano parte.
Le figurine erano raccolte con elastici da basilico, piccoli mazzetti ricurvi..
C’ erano quelle dei calciatori, annata 73 completa a parte lo scudetto del Vicenza.
C’ erano quelle dei punti Miralanza ancora 25 punti e ci uscivano bocce e birilli.
C’ erano quelle dei formaggini di Susanna tuttapanna e della Mucca Carolina.
C’ erano quelle dei fiori “gratta e annusa”.
Poi da sola, senza elastico, c’ era la figurina di “Estorpio da Gravellona” della serie “Grandi uomini che hanno condotto esistenze meste nonostante avrebbero potuto avere molto di piu’ dalla vita
(editrice il Grumo)”.
Era la preferita di Ettore, quella faccia un po’ sfuocata, quello sguardo fisso in un
punto preciso, quella maglia a dolce vita color prugna.
A quella figurina dedicava i suoi pensieri, i suoi racconti, dubbi, progetti…
perche’ quel tipo sembrava riflettere.. ad ogni parola sempre di piu’..
Un giorno avrebbe parlato, Ettore ne era sicuro
Da roar Il 29.05.01
E infatti parlò.
E tutto quello che disse fu: ‘Smetti di fissarmi’.
Ettore non riusciva a credere alle sue orecchie. Per un momento penso’ fosse qualcuno li’ intorno infastidito dalla sua presenza. Si voltò piano, ma non vide nessuno.
Allucinazione uditiva? Flusso di coscienza? Impossibile, Ettore era troppo piccolo per saperne qualcosa.
Allora tornò a fissare la figurina, a perdersi in quello sguardo, in quella maglia dolcevita color prugna che faceva venire le bolle solo a guardarla.
E di nuovo una voce: smetti – di – fissarmi. Cosi’. Tre parole staccate l’una dall’altra, senza alcuna intonazione.
Semplicemente tre parole. E un ordine.
Ettore divenne di ghiaccio, mentre il ghiacciolo di menta si scioglieva fra le sue dita. Anni di dubbi, confidenze,
racconti, desideri, bruciati in tre parole: smetti – di – fissarmi.
Stavolta era sicuro: Estorpio aveva parlato.
Da Lavinia Il 29.05.01
E adesso che doveva fare? Estorpio aveva parlato, ne era sicuro. Ma non poteva andare dai suoi genitori e dirglielo.
L’avrebbero preso per pazzo.
Che già, con la storia dei ghiaccioli… No. Loro non potevano capire, nemmeno ci avrebbero provato.
Eppure con qualcuno doveva condividere questa scoperta: una figurina che parlava… a chi poteva raccontarlo?
Da Gizmo Il 29.05.01
Mentre questi pensieri sgomitavano nella sua testa come folla ai saldi di un grande magazzino, Ettore decise di farla finita con Estorpio..
Trovo’ un camion pieno di aglio targato Salerno fermo ad un semaforo, con un gesto preciso levo’ alla figurina il retro e
l’ appiccico’ sul paraurti..
Attraverso il ghiacciolo la segui’ con lo sguardo fino a vederla scomparire per sempre dietro l’angolo in fondo al viale, poi assaggio’ il gelato:
sapeva di aglio e delusione
Da Ettore Cardoso Il 29.05.01
Io mi inchino ! Ero, fino a poco fa, in una condizione meschina. Una vita volevo ! Una vita, perchè fino ad allora ho conosciuto solo la condizione.
Una vita lunga, una vita corta, una vita telegrafica, criptica, una bella vita o una vita piena di errori, magari otrografici, magari ! La condizione, dicevo, era tale che ogni vita mi pareva (e in verità ancora mi pare) appetibile. Oh, che bello… Chiedervi altro,
veramente non oso.
Grazie Mille (continua)
29/08/2012 a 19:54
stileminimo
sì, (continua), dài!!
30/08/2012 a 16:14
Gizmo
Da pattypiperita Il 29.05.01
e l’amore?
o ettore è un virtuoso senza cuore?
Da biandbo Il 29.05.01
come avete visto Gus ha proiettato una sua infanzia derelitta, ma Ettore dietro il gelatino, il ghiacciolo sua unica delizia e nutrimento vedeva i colori di un mondo diverso.
Per questo collezionava foto a colori, figurine colorate.
Le pistole sono nere o nichelate o brunite. Ettore voleva vedere un alba ed un tramonto a mille colori.
Comprava tre ghiaccioli alla cassa e si recava al cinema a vedere l’avventura. Ha visto sette volte l’Impero del sole.
Non ha voluto nessuno in sua compagnia, perchè si vergognava del suo magone. Lui era quel bambino con l’aeroplanino,
lui il bambino senza più la mamma. Lì c’erano i veri uomini e lui si apprestava a diventarlo, con una pistola in tasca magari, ma con un ghiacciolo colorato da succhiare.
E poi l’aereo volava ed il pilota salutava dalla carlinga ed Ettore
piangeva e scappava di nuovo dal cinema per la settima volta.
A comprarsi un altro ghiacciolo.
Da roar Il 30.05.01
E fu li’ che la vide: al cinema.
Aveva appena comperato i suoi ghiaccioli quando senti’ una vocina sottile sottile dire: ‘No, ho detto tre. Per favore’.
Sulle prime non ci fece caso, occupato com’era a osservare i manifesti del film attraverso il ghiaccio colorato, ma quando le senti’ chiedere:
‘Posso scegliere i colori?’ si voltò.
Era una bimba normale, un naso, due occhi, una bocca, del tutto normali. E tre ghiaccioli in mano.
Tre ghiaccioli che aveva scelto non per il gusto ma per il colore. Senza farsi vedere la segui’ verso l’ingresso del cinema.
Lei si fermò un momento, diede un’occhiata distratta al manifesto, poi scelse con cura un ghiacciolo e ricomiciò a guardare
- questa volta con attenzione – attraverso quella lente dolce e colorata.
Un sorriso compiaciuto, una lappata felice al ghiacciolo e via, dentro al cinema.
Ettore la segui’.
Da claudiav Il 30.05.01
la bambina si sedette nell’ ultima fila, prima poltroncina a destra; la fila era deserta e Ettore si sedette sulla prima a sinistra, maledicendo la sua timidezza. il film scorreva noioso e prevedibile, nemmeno i colori dei suoi tre ghiaccioli riuscivano a rendere
avvincente quel pallosissimo film d’azione americano..
“strano – pensò Ettore – che anche quella bambina avesse scelto quella ciufeca..” vuoi vedere che non era importante tanto
ciò che si guardava, ma attraverso quale dei ghiaccioli lo si guardava? del resto, lui lo aveva capito da quando aveva 8 anni, ma lei? anche lei, era con lui, in quel
mondo speciale, anche lei si sentiva così sola?. Si avvicinò di tre posti, furtivamente, lo sguardo rivolto allo schermo e sentì che lei sospirava
forte..
Da pattypiperita Il 30.05.01

pat
p.s. bambine non fatemi sospirare troppo … voglio il lieto fineeeeeeeeeeee
Da Lavinia Il 30.05.01
lei stava guardando il film attraverso il ghiacciolo rosa. Ecco perchè sospirava, si disse Ettore: che non c’era mica molto
da farsi prendere da sentimentalismi, in questo film! Ma attraverso il ghiacciolo rosa… ora tornava tutto.
Allora anche lui decise di scartare il suo ghiacciolo rosa, per vedere che effetto faceva… e forse per sentirsi più vicino a lei…
Da Gizmo
E comincio’ a vedere le sfumature..
inizio a scorgere la ruggine sui tubi di ferro, si accorse che per terra non era molto pulito, che qualche attore aveva la forfora sulle
spalle, che le nuvole in quei cieli rapidi avevano forme bizzarre..
Fu quando risero nello stesso momento che si cercarono con lo sguardo…
si alzarono nello stesso momento e raggiunsero i posti centrali 10 e 12A come se l’ ultima fila fosse una bilancia da mantenere in equilibrio.
Ettore non sapeva cosa, ma sapeva che aveva raggiunto qualcosa di unico, lo sentiva come il gusto fragola colorato E123 del ghiacciolo..
e stava zitto beato, addormentato vigile, intorpidito, estasiato, sorpreso, vicino
finalmente a lei
Mi chiedevo se…
si insomma vorresti scambiare i gelati?
Facendo bene attenzione a non farli cadere, gli stecchi cambiarono padrone..
la luce che proveniva dello schermo accendeva il ghiaccio rosa come piccole luci di emergenza, la musica arrivava da lontano
Ettore porto’ il ghiacciolo alle labbra e per la prima volta, lo bacio’
Da pattypiperita Il 30.05.01
ed il piccolo pezzetto di ghiaccio colorato strano , per la prima ed ultima volta nella sua breve e freddolosa vita,
si sciolse come neve al luminoso solediprimavera …
Da Lavinia Il 30.05.01
“E ora, senza più ghiacciolo, che faccio?”, pensò Ettore. Attimo di smarrimento…
Da malaussen Il 30.05.01
Ma lei rapida come una vera mangiatrice di ghiaccioli sa essere,
per la prima volta lo guardò senza lenti fredde e zuccherine.
” che ne dici di cambiare film? ”
Ettore non ebbe il tempo di rispondere
perchè lei, lei era già sparita
ma prima che la solitudine e la mancanza di ghiaccioli avessero il sopravvento
lei tornò con due stecchi gialli al limone.
E d’un tratto furono spie quelle sullo schermo,
furono intrighi gli amori…
(continua)
30/08/2012 a 18:47
stileminimo
ma che storia!! Ancora, dài…vorrei sapere…
01/09/2012 a 14:01
cf05103025
è tutto un archivio favoloso il nostro
01/09/2012 a 14:07
Gizmo
Da biandbo Il 30.05.01
furono intrighi gli amori…
lei si chiamava Pinuccia, glielo disse in un orecchio e gli disse anche che era un nome brutto e vecchio, della zia.
Ma poi rise e rise Ettore.
Si accesero le luci una maschera li guardò di storto.
Ettore uscì alla luce, non voleva perdere il ridere di Pinuccia, non voleva subito tornare al ripostiglio segreto,
più tardi pensò.
‘Dai ci facciamo una pizzetta’ -gridò saltellando Pinuccia.
‘ Offro io !’- urlò sbracciandosi Ettore.
Da biandbo Il 31.05.01
Poi Pinuccia che aveva finito la pizzetta per prima disse:
‘Perfiavore, me ne dai ancora un boccone !’
‘Ma Pinuccia, si dice perfavore, subito te ne do -rispose Ettore.
‘A me piace dire perfiavore – e Pinuccia si morsicò l’ultimo pezzo di pizzetta sul marciapiede.
‘Ma si scrive anche perfavore’ -ridisse Ettore turbatiello.
‘Io dico quello che mi pare’ – e Pinuccià saltellò più in là, poi guardando Ettore con occhi sgranati gridò:
‘Dai andiamo da tabactizio a comprare ancora un torronito’
‘Ma cosa cavolo dici, che lingua parli, cosa vuoi, si può sapere, parli strano Pinuccia, perchè?’
‘Io dico quello che mi pare sai…! Mi piace giocare con le parole,..mi piace..mi piace …mi piace! -.
e intanto Pinuccia saltava come una cavalletta;
Ettore la guardò stranito, stupito e pensò: Mi sentivo già strano, ne ho trovata una più strana di me.
Da claudiav Il 01.06.01 00:36
..si trovava spiazzato, Ettore, perchè per la prima volta gli sembrava di avere qualcuno con cui parlare, e lei parlava strano; si lisciò la Beretta
nella tasca dei pantaloncini, per darsi coraggio e si accorse in quel momento che stava imbrunendo: era quel momento misterioso in cui la grana
dorata del giorno lasciava posto ai merletti blu della notte/fino a un attimo prima tutto era ordinario, difficile, senza i cari ghiaccioli-lente
insopportabile; le luci si accendevano, i contorni erano meno definiti; fu così che trovò la forza di chiedere a Pinuccia, che si era seduta su un
gradino e canticchiava fra sè, “andiamo da qualche parte?..”
lei alzò gli occhi all’ insù, lo guardò e “ho un rifugio segreto” – disse lui.
Da Lavinia Il 01.06.01
Ettore che porta Pinuccia nel suo rifugio segreto? No, ragazzi, non è possibile… e che succederà? Questa storia sta prendendo una piega
imprevedibile…:-)
Da roar Il 01.06.01
… in effetti non mi ci portò mai.
Sono io, la bambina con la voce sottile ma decisa, quella che comperava tre ghiaccioli per volta e che li sceglieva per colore. Ettore… si chiama cosi’ mi pare, non mi portò mai nel suo rifugio segreto, non mi parlò mai e non scambiò mai con me i suoi ghiaccioli.
Ma io i ghiaccioli li comperavo per i miei fratelli – a me non piacciono neppure – quei pomeriggi d’estate in cui ci portavano al cinema e ci lasciavano li’ in compagnia di una storia e di un po’ di frescura.
Ricordo appena un bambino che guardava attraverso quel ghiaccio e vi si nascondeva come dietro degli occhiali colorati. Una volta ho provato anch’io, ma non ho visto nulla di speciale, però forse gli ho sorriso. Anche lui mi sembra abbia sorriso.
Del resto non so.
Da Lavinia Il 01.06.01
Pinuccia, con queste parole mi hai spezzato il cuore.
Ettore
Da gizmo Il 01.06.01
Dunque siamo arrivati ai giorni d’ oggi, infine non so…
certe cose forse devono rimanere nella fantasia di ognuno, in quella di Ettore,
in quella di Pinuccia, a popolare quel mondo magico fatto di momenti, di sospiri,
dove tutto e’ piu’ colorato e se non lo e’ basta guardare attraverso un ghiacciolo.
Ettore fa il parcheggiatore a piazza Fortevento, porta a tracolla una vecchia
borsa di cuoio rivestita di figurine che forse erano quelle, la pistola l’ ha sempre
con se’, canna piombata adesso piu’ che altro come spauracchio;
passa i suoi giorni tra paraurti e tagliandini che escono da una macchinetta
che fa le linguacce..
E’ diventato allergico ai ghiaccioli, il suo stomaco un bel giorno si e’ rifiutato
di tollerare i coloranti e da allora manifesta il suo sdegno con sfoghi rossicci in tutto
il corpo.
Una volta l’ho visto con il naso sporco di panna,
aveva comprato un ricoperto e dopo aver mangiato il cioccolato, aveva provato
a guardarci attraverso…
E Pinuccia era rimasta nel suo cuore, un posto speciale, una nicchia dalle parti
del ventricolo sinistro, come una piccola madonna bambina..
quando usciva di casa ogni mattina, ripeteva lo stesso rito,
come a fare il segno della croce la mano andava alla borsa, poi alla pistola, poi al tesserino appuntato che mordeva il risvolto del taschino, poi sul
cuore ad accarezzare quel ricordo impreziosito e abbellito dal tempo…
Un giorno l’ avrebbe incontrata, un giorno qualunque in piazza Fortevento…
l’ avrebbe rivista a bordo di una piccola macchina gialla, si sarebbe offerto di
parcheggiarle la macchina all’ ombra, l’ albero magico al gusto di mango e il sedile ancora caldo con la sua forma come un impronta e posare le
mani dove aveva posato le sue e spostare il sedile e accorgersi di come era piccola e grazie quanto le devo e lasci stare e ma tu non sei?
E tu allora!?….
Un giorno sarebbe arrivata..
Qui si conclude questo racconto a più mani scritto un secolo fa…
Se qualcuno ricorda, si riconosce o ha bisogno di un fazzoletto per asciugare una lacrimuccia… metta il dito qui sotto!
01/09/2012 a 19:18
cf05103025
Ma Gizmo, scusami, io mi ricordo vagamente di te, perché tutto questo roteare di nicknames negli anni passati mi ha trambustato la mente. Comunque ti ringrazio vivamente. Hai preso, salvato queste righe dal vecchio forum di Holden, che ora è irrintracciabile?
Ora ficco nella bacheca di Fb di Lavina il link.
Grazie ancora,
sempre
biandbo, nonchè Mario
02/09/2012 a 10:34
stileminimo
Ringrazio ambedue, Gizmo, per aver conservato questo racconto che mi è piaciuto assai, seppure il finale è alquanto triste, ed il Cartografo folle che l’ha ospitato. Grazie! Sarebbe bello leggerne altri di questi, se ve ne sono.
02/09/2012 a 14:13
Gizmo
Purtroppo del forum ho salvato pochino, questo mi piace perchè è la prova di come, se si è motivati, si riesca a realizzare un racconto a più mani divertente e curioso, sia per chi scrive, sia per chi legge.
Il finale è triste, (chissà di che umore ero quel giorno).
L’ho postato così come era nel forum, per rispetto degli autori.
Di te Mario mi ricordo bene, sono in contatto con Anya e Remedios, di tutti
gli altri ho perso le tracce.
Grazie per aver ospitato queste parole, è una mappa un pò sgualcita dal tempo ma forse qualcuno la può usare per trovare altri navigatori.
Se nei meandri dei miei dischi trovo qualcos’altro lo posterò, promesso.
Buon viaggio!
Gizmo
17/09/2012 a 09:15
cf05103025
ancora ancora Gizmo
)
18/09/2012 a 12:03
Gizmo
Ho trovato questo, filastrocche, a volte si componevano anche quelle
Da roar Il 02.06.01 11:01
Nelle nostre filastrocche
corte, lunghe, furbe o sciocche
ci ritrovo ad ogni rigo,
conservate come in frigo
quelle cose che bambina,
masticando una gommina
sotto il sole in riva al mare,
già sognavo di inventare.
Ritornare a quei momenti
ripescare i sentimenti
fare piste con parole
fare rime cuore-amore…
cose forse un po’ leggère
messe a fare da paciere,
un momento per pensare,
tutto un mondo da inventare.
Questo, nelle filastrocche
ci ritrovo a mazzi e a ciocche
trovo a iosa, a mucchi e a sacchi
a caterve e pure a pacchi.
Fa piacere (o fa un po’ rimba?)
poi scoprire che la bimba
che sognava in riva al mare
non è sola a masticare
una gomma e una poesia
al sapor di fantasia.
Da melodiarmonia Il 02.06.01
Filastrocca alla banana
salta e gracida la rana…
mi ritornano alla mente
versi sparsi dalla gente.
Maliconico è il momento
quando penso al sentimento
che rievocan d’un tratto
pomeriggi che, di fatto,
io passavo a legger tomi
con folletti, fate e gnomi.
E la stanza in un momento
non aveva pavimento,
nè soffitto nè pareti
intralciavan sogni lieti.
Se una volta tutto questo
ci riusciva presto presto
oggi invece, per sognare
dobbiam subito scordare
tutti i nostri dispiaceri
che non c’erano già ieri.
Ma se lasci che ciò accada
ritrovar puoi per la strada
lo stupore di una volta
proprio dietro quella svolta.
Da uffina Il 02.06.01 16:19
………’cidenti però!
Da tashtego Il 02.06.01 16:50 [Rispondi]
Rebus 1
Vento a refoli impazienti.
Occhi fissi bianchi denti.
Oltre il muro calmo il mare.
Stinti jeans ad asciugare.
Luce forte sul ramarro.
Stanghe alte fermo il carro.
Un perito scrive un atto.
Non è chiaro l’antefatto.
Gialle, calde mattonelle.
Sabbia dentro le formelle.
Bianca l’erma a tutto tondo.
Oltre l’orizzonte il mondo.
(per uffina, dalle caviglie sottili)
Da biandbo Il 03.06.01 23:30
rebusando rebusando
lo risolvo non so quando,
che se l’erma è anche il mare
quando lo potrò trovare ?
che se i jeans son anche i beans
resterò a fagiolare?
Sono gialle le mattonelle
son di sabbia pure quelle ?
Se di sabbia poi saranno
tutte insiem si disferanno !?
E con che potrò giocare
se oltre il muro ci sta il mare?
E se oltre il mur sta il mondo
l’orizzonte è forse tondo ?
E se l’erma è proprio il mare
rischio proprio di annegare
nel continuo straparlare.
19/09/2012 a 11:09
cf05103025
eh, beh, ci divertivamo anche, evvero !
)
19/09/2012 a 14:32
stileminimo
E dopo?