Stai sfogliando l'archivio mensile di marzo 2012.

C’era ‘na volta uno che si era smarrito nella vita e non sapeva più dove andare, anzi si infilava sempre nei vicoli, pertugi, chiassetti, tratturi sbagliati con conseguenze tavolta disastrose.
Non sapeva più ‘n dove sbattere il capo, per cui si disse che ‘sta storia dell’isola che non c’è e Peter Pan e Bennato e compagnia briscola, orcamiseria, tanto osteggiata dai realisti a tutti i costi, magari si poteva anche creare o inventare o costruire o disegnare e farla vera.
E poi: se è ‘na vita che la gente dice che st’isola, chiamala Atlantide oppure Ibislandia o Isola di San Brandano, c’è in mezzo ai mari allora tanto valeva trovare un sponsor per costruirla che ci desse i soldi per edificarla.
Tipo ‘na piattaforma galleggiante piena di ogni sorta di fantasie, musiche, divertimenti, tiri a segno, giostre, botti di vino, ravioli fumanti che rotolavano giù da montagne di parmiggiano per finire ‘n dentro un ragouth bestiale, letti enormi ‘n dove si andava armeggiando con femmine vogliose assaissimo.
E via dicendo.
Così se ne andò in quel di Viareggio da ‘n armatore di piroscafi e chiattoni che sentito il tutto ci disse: Fanculo! Te sei matto, ci sono già le super navi da crociera dove ci stan pure otto ristoranti, puttane e casino, e casinò.
Allora lui fu cacciato e si depresse molto.
Allora ‘sto cristo si mise a dormire su la spiaggia che non c’aveva più i soldi per il treno, e pianse tanto che anche tutta la sabbia si unimidì che pareva la palude, anche Stigia, per dire.
Però tanto si sfogò e si sfinì che si addormentò in mezzo al fango bagnaticcio.
La mattina ch’era mezzo stremato e reumatizzato, e non sapeva se si sognava o era morto, gli sembrò di essere in mezzo a ‘na torma di femmine mezze ignude che schiamazzavano, e portavano timbrate su le carni de le strane parole inglesi. Capì ch’era finito ‘n mezzo ‘a ‘na manifestazione religiosa, o forse no, o per quanto capì lo stuolo di fanciulle dimostrava rumorosamente contro l’uso delle pellicce animali e contro gli omini che si magnano  le bestie.
Ecco.
Alzò la testa e una di quelle l’abbassò e ci disse: Che c’hai?
Lui rispose ch’era ‘na fallito totale e che l’isola sua non glie la volevan lasciar fare a nessun costo.
Allora essa fu misericordiosa assai e si accordarono così bene che la fanciulla che si chiamava, guarda caso, Isolina, lo portò da ‘n suo amico strano tatuatore.
E lì ci fu uno scambio tanto amoroso, cioè lui descriveva e disegnava su ‘n pezzo di carta com’era st’isola sua benedetta e il tatuatore solerte, che si chiamava San Brandano, seguiva le istruzioni ed i segni, e ci fece un bellissimo tatuaggio congruente e perfetto sul retro polposo, bello di Isolina, che divenne ‘n isola vivente.
Per cui, lui, nel seguito, si annullò in quest’isola carnale ove si trovava benissimo.
E vissero felici e contenti per un bel po’.

- Dunque, si accomodi pure, davanti a me. Ecco, ho qui una sua cartella ove lei dichiara di chiamarsi Zero Mostel…
- Sì, lo sono, Zero Mostel!
- Però, sempre qui, c’è un documento in cui sta scritto che Lei risponde alle generalità di Capistrani Vito Antonio, nato a Martina Franca il 16 maggio del 1946.
- Io non so chi sia costui. O non l’ho mai saputo. O forse quell’uomo è deceduto. Credo tre anni terrestri fa.
- Terrestri..? Terrestri, va bene. E come è deceduto il Capistrani?
- Ha opposto resistenza ad un equipaggio in missione pacifica proveniente dal pianeta A-351 Wunderbar del sistema di Sirio.
- E che fine ha fatto il Capistrani? Cioè, il corpo, il suo cadavere?
- Credo sia stato disintegrato, e reintegrato, quindi, in neoforma.
- In neoforma. Forma nuova?
- Neoforma! Si dice Neoforma e basta. Termine  preciso che fa parte del vocabolario e tecnica Wunderbar.
- Mi risulta che il Capistrani sia o fosse un pensionato del Ministero della pubblica istruzione, già insegnante di lettere in varie scuole medie…
- Dì ciò io non posso sapere nulla.
- Invece lei dice di chiamarsi o che lei sarebbe tale Zero Mostel. E dove e quando sarebbe nato? Lei non ha documenti d’identificazione…
- Io sono Zero Mostel, numero di identificazione 340000, neoformato tre anni fa il 21 marzo, presso Carmagnola, provincia di Torino, come coadiutore laico.
- Laico?
- Laico, sì. Perché non ho ricevuto gli ordini, ancora. Poi il consiglio magistrale deciderà.
- Deciderà il consiglio magistrale … Cosa deciderà, cosa succederà  a lei, allora?
- Diverrò allora confratello effettivo nell’operazione risanamento morale ed estirpazione libero arbitrio. Sì!
- Sì. Scusi, lei dichiara di chiamarsi Zero Mostel. Ho visto una volta un suo omonimo al cinema, un bravissimo attore grottesco, americano.
- Non so cosa mi stia dicendo. Io sono l’unico Zero Mostel!
- E lei, sig. Zero Mostel, dovrebbe collaborare a estirpare il libero arbitrio dal genere umano?
- Certo! Più che estirpare il libero arbitrio, che non esiste affatto in alcuna parte dell’Universo, occorre risanare le menti col detersivo morale 31A, annientando, più che altro, il concetto di libero arbitrio.
- Cioè: il libero arbitrio non esiste, vero?
- No, assolutamente no. È provato. E’ un concetto venefico, una illusione che questi terrestri generano insamente da epoche antichissime, una forma di malattia pericolosissima, che prende, tavolta, forma politica, religiosa, ideologica, di  governo. Diventa come una nube perniciosa di zanzare infette, di moscerini schifosi, larve nerastre sciamanti, velenosi vapori…
- Una cosa terribile, quindi…
- Una epidemia ricorrente. Terri /ficante. Si dice da Terra, dal pianeta Terra. Si chiama Terrlib, infatti, come da Dizionario universale Wunderbar.
- Terri /ficante. Brutta cosa, quindi… Secondo lei qui, sulla Terra, non deve sopravvivere il concetto di libero arbitrio?
- Assolutamente no! Poiché il libero arbitrio nel’Universo non esiste, noi coadiutori laici svolgiamo una funzione di ingienizzazione mentale…
- Mediante l’igienizzatore, cioè il detersivo morale 31A?
- Certo..
- Cioè quel liquido trasparente, risultante ipoclorito di sodio arricchito da acqua ossigenata, contenuto in una tanica in materiale plastico da litri 20 a lei sequestrata ieri mentre cercava di introdurlo in una presa d’acqua dell’acquedotto comunale, presso Sangano, che lei ha raggiunto infrangendo due recinzioni….
- Lei vuole dunque che i terrestri continuino a distruggersi perché proprietari assoluti di un libero arbitrio che non esiste, di un idea dannosissima?
- Io no.  Che continuino a distruggersi, mi dispiace molto…Ma, secondo lei, se il libero arbitrio non esiste, qui tutto è gia deciso?
- Certo. Non v’è spiegazione se non la L.U.I cioè Legge Universale Imperfettibile per cui tutto è già predeterminato.. Ha presente una zanzara, una coccinella inglobata in un blocco di ambra? Perchè è avvenuto? Perchè cosi vuole L.U.I., la legge universale immutabile. Così è, e così va e deve andare il mondo, perfettamente…..

Il tatuatore cartografo decise di iniziare dall’alluce sinistro. Se lo rimirò a lungo, l’ago tenuto tra le dita come una ricamatrice vecchia che tenta di ricordare un disegno antico, quello bellissimo, Apollo e Dafne, che aveva impunturato sul lino, cent’anni prima. Dopo il rimirare pensoso, il tatuatore cartografo si chinò sul dito intonso e lo punse per dare inizio alla raffigurazione del suo posto preferito: Mare Tranquillitatis, Luna.

Testo di Opi- Azure

disegni di cf05103025 (MarioB.)

Caro Y.,

sprofondo in una disperazione in cui non c’è posto per nessun colore, per questo non smetto di disegnare: il foglio bianco è l’unico luogo in cui i colori sono credibili e sopportabili, per me.
Sento l’inutilità delle parole e del tempo.
Impera un’assenza regale e assoluta.
Dentro la quale sono libera di non comprendere.
Qui non c’è nessuno che mi chiede “Come sta?” aspettandosi un “Bene, grazie”, l’unica risposta contemplata.
Nessuno chiede niente.
E a nessuno domando.

Tua J.

( B.G.)

…quando sono partito quella mattina ho preferito non svegliarti.

Dormivi come una donna in pace con il mondo,

ed è così raro vederti in pace che ho pensato

sarebbe stato uno sfregio ai tuoi sogni lo svegliarti.

B.B.

Conto schiene che cadono

strette le une alle altre

su barche di cartone

e mare di petrolio.

Ogni caduta un rintocco

…ogni rintocco una mano

che non stringerò

      Questa isola che vedete me la disegnai io medesimo durante le vacanze estive, quando facevo, forse la prima media. L’anima del cartografo folle andava incubando.

C’avevo in mente, magari l’Isola del tesoro, l’isola che non c’è, o una delle quelle maledette o benedette isole del Pacifico in cui si combatterono terribili battaglie durante la II° guerra mondiale.

L’avevo già postata una volta anni fa,  ma l’immagine era assai imprecisa.

Quest’è l’interno d’un saletta di una pensioncina di paese ‘n dove ci va ‘na mia conoscenza che poi sarebbe un personaggio letterario ovvero parte di un racconto però con tutto ciò si chiama Miranda era piuttosto depressa e poi ci trova nella pensione suddetta pure un padrone bravo che stava a guardare, sempre e solo, il tenente Colombo, con un cane, drento un televisore vecchio da far schifo in blechenduait,e conta robe varie sto’ tipo però e distrae Miranda,

& compagnia bella

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