Nell’anno 2010 avevo molto lavorato di pennino, pennello ed impaginazione pubblicando il libro illustrato “Torino, camminando di qua e di là dal Po” creato con Anna M.Borgna ed altre tre mie amiche e colleghe, provette acquerelliste.
Nei primi giorno del 2011 il medesimo editore Giachino della GRAPHOT- Spoonriver di Torino, mi ha proposto di scrivere un libro, con Massimo Scaglione, per la loro collana dedicata ai quartieri di Torino, ormai quasi completata, sul mio quartiere torinese di San Salvario: rione diventato famigerato in Italia, alla metà degli anni ’90, perché approdo di tanti immigrati designati quali “extracomunitari” a cui venivano attribuite ogni sorta di malefatte. Rione insicuro, pericolosissimo secondo alcuni giornali che spedivano qui i loro inviati speciali per ritrarre soltanto senegalesi, nigeriani sdraiati a terra, marocchini ubriachi, peruani e bengalesi vaganti, pantere della polizia, nonché ad intervistare cittadini “benpensanti” ed assai scontenti, se non furenti per il cambiamento in corso.
Di fatto gli amministratori del Comune di Torino, in un primo tempo, non si presero tanto a cuore la faccenda e sottovalutarono lo scadimento della vita quotidiana in questo quartiere.
L’allarme diventò rovente intorno al 1995.
Da allora per l’interessamento fattivo, partecipativo di fondo, di tanti tanti cittadini, di commercianti, di associazioni umanitarie, culturali ed interculturali la situazione è talmente cambiata che San Salvario è diventato, quasi, un quartiere alla moda, animatissimo, costellato di bar, locali, di ristoranti.
Qui hanno preso casa molto giovani, dei “creativi”, fotografi, grafici, pittori, musicisti, scrittori.
In questo libro, per cui ho lavorato fino ad ottobre avanzato, ho cercato di narrare la storia di questo rione che fu il primo ad essere edificato fuori la poderosa cinta muraria abbattuta al tempo di Napoleone; qui si insediarono le prime industrie torinesi, le “boite”, le fabbriche, moltissime botteghe artigiane, qui si sperimentavano nuovi metodi agricoli, qui si giocava al pallamaglio, al pallone elastico, alla pelota ed al tamburello, si scommetteva, si mangiava assai bene e si beveva meglio, qui si edificavano le prime Accademie scientifiche e risiedevano grandi nomi delle scienze, medici, istologi, chirurgi, biologi.
Qui poveri e ricchissimi.
Un rione, da sempre misto, mutevole, porto di mare, angiporto, perché accanto alla Stazione di Porta Nuova. Qui le prime esposizioni universali al Valentino ed anche i primi immigrati piemontesi, astigiani, monferrini e langaroli. Poi dagli anni quaranta i famosi “meridionali”.
La storia sarebbe lunga.
Il libro è uscito circa 20 giorni or sono con la prefazione di Bruno Gambarotta che passa sovente di qui in bici. L’abbiamo presentato il 20 novembre scorso alla Casa del Quartiere, di via Morgari 14, grande conquista comunitaria e vivissimo centro culturale di noi sansalvariesi torinesi, marocchini e pugliesi, cinesi e bengalesi, monferrini e tunisini.
Questo libro di storia, vite ed aneddoti lo ripresentiamo dopodomani alle 18,30 alla nuova & favolosa Libreria Trebisonda di via Sant’Anselmo 22.


10 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
16/12/2011 a 07:13
pantiloni
Mario, ti ricordi vero? Quei uno o due inverni in cui la sera ci passavo a piedi; da Torino Esposizioni fino al centro e ritorno.
E del quartiere ho comunque un ricordo tranquillo, se pur un po’ strambo, a partire da un certo, splendido e vivacissimo atèlier … ricordi vero?
E traversandolo, sono passati sette anni, più o meno, ma ho sempre incontrato molti sorrisi, anche molta disperazione, multietnica, ma gentile, educata, mai invadente . . . dove altrove, invece, capita.
Grazie anche a S. Salvario attraversato, da quei tempi in poi, sette anni fa, ho cominciato a preferire Torino, a Milano: ti pensa!
Ciao.
p.
16/12/2011 a 08:42
Mario E.R. Bianco
Grazie caro P.
dovresti rifarci una gita qui:
questo borgo in cui si dice…San Salvario è bello perché è vario;
si dice anche: a San Salvario c’è tutto.
E’ un mondo completo, è un quartiere in cui abbiamo case belle e brutte, castelli e giardini, fiume, ancora una fabbrica, e templi di quasi tutte le religioni in poche centinaia di metri quadri. Poi, anche un ospedale, una stazione, e via dicendo….Per non parlare dei locali di ristoro di ogni genere che si sono moltiplicati in questi ultimi anni.
Tornaci che ci vediam!!!
17/12/2011 a 14:42
Francesca Canobbio - rosadstrada
Auguri al libro di Mario(!!!),
auguri al sillabario,
auguri a San Salvario
ed al suo indirizzario
riportato come da sommario
(e tra poco, auguri da calendario
)
17/12/2011 a 18:41
neocartografi
Grazie rosadstrada!!!
17/12/2011 a 20:31
bri
congratulascioni alla via e al sior Mario benedèto che non se stufa mai de scrivere che l’è proprio difìlsile eh!
la Teresina, la va la va
18/12/2011 a 09:34
MarioB.
Cara la mia Teresina,
la sò presensa qui incide fortemente sul bilancio morale e civile de la formassione culturale che stiamo dando quale esempio storico ai nuovi virgulti de la nassione; come dicevano anca Ugo Froscolo o Cornelio Nipote (non so di chi),
grassie e riverisco
suo
Mario
20/12/2011 a 14:17
rael
Caro Barba Mariu, devo decidermi a venir in sansalvario a trovarla, ad acquistare il libro e farglielo autografare.
20/12/2011 a 18:37
neocartografi
Sì, cara Rael, grazie molte, ed auguri
)
21/07/2012 a 15:13
ho cercato di narrare la storia di questo rione che fu il primo ad essere edificato fuori la poderosa cinta muraria abbattuta al tempo di Napoleone; qui si insediarono le prime industrie torinesi, le “boite”, le fabbriche, moltissime botteghe artigian
[...] San Salvario [...]
21/07/2012 a 19:47
cf05103025
grazie Rael!