Stai sfogliando l'archivio mensile di ottobre 2010.

 
 

Io, veramente, ci son arrivato tardi a sapere di questa storia schifida di bunga bunga e altro perché io raramente guardo telegiornali, più che altro sfoglio pagine web dei principali giornali, non ho poi, praticamente mai, e più, seguito trasmissioni tolksciòf politici fin fai tempi di Milano Italia con Gad Lerner. Santoro mi dispiace fortemente.
Lasciamo perdere di Fede che meriterebbe la gogna pe’ la vergogna che fa al sol mirarlo.
Floris mi ci han costretto ‘na volta ad udirlo la figliolanza, ché io avei evitato, e c’era pure D’Alema che mi procurò ‘n riflusso esofageo nel mirare il suo baffino mefistofelico e l’occhio bieco.
 
Allora dico che: Alì Berlù ci faccia quello che vuole nei suoi postriboli, però non ci coinvolga minorenni, non si permetta di raccomandarle in questura. Per di più quello che fa un premier, anche nel sesso, specie se illegale, diventa pubblico; ma questo brutto ladrone, questo caso grave psicopatologico che ci sorbiamo da anni e che ci porta al disastro perché votato, non ché spalleggiato da una ribaldissima cortigianeria, più ladrona e dannosa ancora del capo, sappiamo che si fa leggi di impunità, per sé,  per i suoi e pure pe’ gli altri della cosiddetta opposizione.

 
  E’ più importante e grave, per me, è che giorni fa ho letto che l’organizzazione per la trasparenza negli affari pubblici: Transparency international, ha classificato l’Italia al 47° posto per affidabilità nei contratti, essendo la corruzione altissima, la più alta riscontrata nella “vecchia” Europa. Siamo sotto il livello del Ruanda.
Molti non si rendono conto che la corruzione nei pubblici affari inquina gravemente l’economia, non è questa una questione puramente di virtù morali. Moltissime aziende che fornirebbero servizi e cose agli enti pubblici vengono totalmente svantaggiate da altre che inquinano il mercato foraggiando piccoli e grandi politicanti, multicolori. Aziende straniere non partecipano più a grandi appalti italiani conoscendo l’ altissima corruzione presente, qui. La tangente è troppo alta.
Con la corruzione si disperde un’enorme quantita di denaro pubblico che finanzia malfattori, e si elimina il concorrente “onesto”, che probabilmente fornirebbe un prodotto degno, adeguato.

È tutto maledettamente correlato nell’italico costume, da tanti anni: dalla raccomandazione alla corruzione più rivoltante, dal nepotismo al clientelismo più bieco, tanto da arrivare all’attuale Parlamento composto da avidissimi capetti e dai loro portaborse.
 

 

  ….Altro punto. Vogliamo provare a risolvere il problema dei traduttori? Molti trentenni-quarantenni mandano avanti, bianciardianamente, l'editoria italiana con traduzioni di alta qualità, confezionate in pochissimi mesi. A fronte di tutto questo amore e dedizione per il libro e la letteratura, cosa c'è? Parcelle modestissime (Adriana Motti, compagna del critico Giacomo Debenedetti, nonché grande traduttrice del Giovane Holden, era solita dire che quello del traduttore "è un lavoro aberrante [...] Nessuna soddisfazione, si guadagna pochissimo"), scarsa forza contrattuale (e qualche editore paga con ritardi astronomici, o addirittura non paga), bassissima sindacalizzazione – si tratta di contratti individuali e non collettivi. Così non viene riconosciuta una percentuale sul venduto, né sulle ristampe o sui tascabili. Questi sono impegni che altrove, ad es. in Germania o nei paesi scandinavi, sono stati avviati dalle nuove leve di traduttori. Del resto il coltello – meglio la penna – dalla parte del manico è senza dubbio nelle mani dei traduttori.
   Altro punto. Questione Mondadori, pubblicare sì, pubblicare no: questione secondo me un po' oziosa (si entra nell'ambito delle scelte personali, dell'indiscutibile valore della casa editrice ecc.).
   Che fare? Be' proviamo a ribaltare la prospettiva e renderla più operativa e meno astratta e referendaria. Visto che la questione tocca anche, in buona sostanza, le dinamiche editoriali, lancio una proposta: perché ogni scrittore di acclarata visibilità non si impegna a dare il suo prossimo libro a un piccolo editore? Nel range dei trenta-quarantenni ci sono molti autori di punta (da Roberto Saviano a Paolo Giordano, da Alessandro Piperno a Donato Carrisi ecc.). La casa editrice Sartorio l'aveva fatto con Terroni di Giancarlo De Cataldo, ottenendo ottimi risultati. Lo fa adesso Fandango con il nuovo romanzo di Sandro Veronesi. Dunque qualcosa si muove, ma perché incida davvero dovrebbe essere costante e sistematico. Una sorta di microeconomia in versione editoriale. Una bella iniezione di energie (ideali ma anche finanziarie) in quella che tanti ormai celebrano con il nome di bibliodiversità.
Queste potrebbero essere alcune idee nell'ottica di un modello generazionale che poi è culturale e anche sociale. Lo spunto viene dalla teoria della cosiddetta we-rationality di Robert Sugden, secondo cui per decidere quali azioni intraprendere non bisogna pensare "questa azione ha buone conseguenze per me", ma "questa azione è la mia parte di una nostra azione che ha buone conseguenze per noi". Del resto la letteratura cos'è se non l'azzardo di un rischio?

 

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