Stai sfogliando l'archivio mensile di luglio 2010.

Stiamo qua noi 'taliani
soto l'ala coperti d'un caccia col motore 'nsabbiato
su sta rena di deserto porco
a spetare spetare che qualcuno ci manda giù ci tira giù dal cielo
'n po' di roba per scampare
'l pàn l'acqua il carburante, lo vedi là l'ultimo bidòne bell'e vuoto,
'l pezo di ricambio 'na notizia bona
medecine 'spirina chinino le lettere da casa,
magari.

Stiamo qui da sempre noi 'taliani a spetare che qualcun ci salvi
magare la Madona 'l Signùr con Sant' Antòni
Santa Rita da Cassia ch'è la santa degli 'mpossibili, ci dicono,
che 'l piova dal cielo 'na grassia che ci salvi ci scampi
da 'sta nostra porca dis/grassia o maladia
che da soli ce semo procurati, purtroppo,
ma mica noi sapevamo, noi ci credevamo, oh, sì,
che le parole dei sindaco del ministro del Duce ci credevamo
che spezzeremo le reni a la Grecia che manco sapevimo dove l'è, la porca,
e la quarta sponda che 'nvece l'è questa qui piena di rena de merda
che brusa da scjopàr.

Semo qui da sempre noi 'taliani
a spetare a sperar nel cielo che ci rìvino le grassie
'l capelano 'l dise che ci vuole fede,
su 'in alto, nei palazzi di Roma, ci dicono che vinceremo
e noi qui sempre a spetare, 'na buona notissia,
che arrivan gli alleati, che si sposta 'l fronte e sarà na baldoria
a esser prigionieri.

Ma non arriva nessuni, mai,
semo qui da sempre immobili, a spetare, a betegàre bisticciare
far caciare cagnare, rogne e carogne ce ne sono da gratare,
a rubarce l'ultimo toco de pan di tra di noi,
'taliani…


   Mi è capitato di dover disegnare una copertina per un libro, un racconto lungo scritto da un mio amico bravo di cui dirò in seguito.
Una storia che tratta di Kurt Cobain, sue vicende e morte.
Poiché io quasi neanche sapevo chi fosse quell'uomo mi sono dovuto informare ché in quel mondo della musica dei “giovani” mica mi sono mai orizzontato; ancora, poi e magari, gli amanti dei Nirvana, di cui Cobain era il frontman, non sono nemmeno dei fior d'adolescenti. Scrivendo giovani naturalmente mi dico “vecchio” essendo che sono oramai più che prossimo ai 70 anni, quindi mi sono specchiato, ho riflettuto sul mio rapporto con la musica seria, leggera o tutto quel che è.
Aggiungasi: ho smicciato ieri sul blog dell'amica Irene alias Azu & Tem che un ignoto commentatore ha ficcato un link che ti passa a yuttùb 'n dove si vedono degli scapestrati degli anni settanta, detti Who, che io manco mi ricordavo della loro esistenze i quali cantano una sciocchezzuola detta Baba O'Riley, mai da me udita benché io lavori sempre con sottofondi musicale di ogni genere: classico, jazz, cantautori, anche pop-melodico, lìssio, anche pattùm canzonette.
Insomma poiché io mi sento fuori luogo, e gioco, quando sento/vedo/odo Lady Gaga mi pare faccia la brutta copia di madonna Ciccone, che già per me è una giovinetta, e siccome io mai andai ad un concerto pubblico di divi della popmusic, mi ricordo bene che quando vidi (in tibbù) per la prima volta i Beatles c'avevo 'n 23 anni e mi piacevano assai. Dicasi che all'età mia di anni 16, cioè nel 1957 mi accattai il primo italico lp di Elvis Presley e mi assatanava moltissimo, ho pure cantato in qualità basso in un coro alpino, ho studiato pianoforte per anni tre, prima.
Era per dire che con la musica ci convivo benissimo anzi è essenziale nella mia vita, c'è sempre sotto, anche adesso: un cd di chitarra spagnola classica bello assai di primo mattino.
Tuttavia non riuscìì mai a mandare giù i fenomeni di divismo, di isteria collettiva che qui non si vedevano quando ero giovinetto: mi sembravano follie inglesi o americane, vedevo le prime fans dei Beatles che si squarciavano la gola in primo piano e lacrimavano e si sgolavano e mi parevan pazze, demenza assoluta.
Cioè era per dire che io sono nato 'na volta quando c'era la canzone col tipo melodico che te la biascicava col suo dolor nel cor del suo amor che mi dimenticasti tu orsù non mi ami più.
Ecco: non c'era divismo allora o furoreggiar per cantanti, e non era un bene né un male, c'erano i primi complessi, poi gruppi etcetera etcetera.
Cioè, era per dire che mai mi son immedesimato nella voce, nel messaggio di un gruppo, nelle loro canzoni, di un cantante, di un cantautore, per cui il personaggio Kurt Cobain è stato nella mia testa una minima cometa, lontanissima, che svanì anni fa senza che io abbia mai sentito una sua canzone.
Ma dovendo fare una copertina mi sono studiato di lui delle sue chitarre della sua arte di ciò che scriveva di sua moglie e figlia ed infine della sua morte, triste assai.

Ecco è tutto qui: non è mai troppo tardi (o forse sì, talora).

Sta San Guido dimenticato
mezzo scorticato
con l'erba alta intorno
e lì di fronte ci preparano 'n mega festival tipo evento 'stetico
' n dove ci prosciolgono maree de cuccuzze pe' sconsiderati,

l'obbelisco poi che ricorda la poesia
sta sbrecciato assai
poco più in là

'na rana se ne fotte
lì vicino
fa squà qua cra
nel fosso
e mi compatisce

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