Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2010.

    Quando ho visto di nuovo comparire Fulgenzi sulla porta della stanza mi è venuto freddo, mi si è creato un disturbo di stomaco.
Devo impedirmi, trovare il modo di reagire in modo “positivo”, a questa presenza: senza arrabbiarmi, senza questo strizzarsi di duodeno.
E’ delicato, sembra gentile il Fulgenzi, chiede anche permesso, porta la testa in avanti, quasi si inchina, e fa una sorta di smorfia servile di compiacimento, un sorrisino sdolcinato che mi ammazza. Sta ancora con la mano sulla maniglia, immobile, affacciato nel vano porta, il capo inclinato, la chiostra dei denti inchiodata, le labbra violacee tese nel suo ghignetto, poi parla, alzando il volume dal mormorio ad un tono più alto:
La disturboooo??…Ohh, stava leggendo! Che bel libro! Chissààààà com’ è interessante!
Io questa volta me ne stavo a letto sdraiato sopra le lenzuola a leggere un libro di 400 pagine che mi fa venire il voltastomaco: credo che lo regalerò a Jenny, penso, se no lo getto dalla finestra.
Ci ho messo un po’ a rispondere, anch’io ho le mie fissità.
Ho girato la testa piano, ho guardato il maledetto con gli occhi semichiusi e gli ho fatto cadere sul peso, una per una, le mie parole, come piombi, con una certa malignità:
È un libro… bellissimo…raro…intenso….sconvolgente… nella… sua……. follia!
Come ha sentito la parola “follia” Fulgenzi che aveva avanzato di due passi, si è bloccato, ha portato gli avambracci alla testa, le mani alla faccia, atteggiato la bocca a uovo ed ha mimato inconsciamente, credo, l’urlo di Munch, o una faccia spaventevole alla Ensor.
Mi sono vendicato delle continue sue ingerenze nella mia vita, mi vendico del suo terrificante, deprimente pigiama a striscioni che sembra far parte della torma di dannati in tondo, dipinti da Vincent Van Gogh.
Ha abbassato le mani, però, dopo pochi secondi ed ha continuato:
Ma è davvero tanto brutto, il suo libro!? E perché lo legge, allora, dottore?
Lui mi chiama dottore, così, per omaggiarmi, per allisciare un poco di più, per trattenersi con me a rompermi le scatole.
Lo leggo perché è una storia avventurosa. Abbastanza brutta, tuttavia. Però mi distrae. È un brano di vita: affari di un giovane malavitoso che fa tatuaggi.
Il disanimato Fulgenzi alla sola parola “tatuaggi” ha ripreso colore ed ha drammatizzato la sua angoscia ripristinando la postura munchiana, aggiungendo un lungo sospiro aspirante che mi ha gelato, ed ho intuito che il versaccio sarebbe stata l’ouverture di una delle sue persecutorie orazioni/fiume.

Perché vede, dottore, e scusi se le dico, se mi intrometto, ma io di tatuaggi me ne intendo, cioè ho esperienza fin dall’infanzia. Sa: io nell’infanzia ho conosciuto al mare un vecchio marinaio….
(sono caduto in uno stato di prostrazione sentendo che sussurava: io ….nell’infanzia, e constatando che nel dirlo mi si avvicinava ancora di più)…
e questo marinaio, persona degnissima, allora in pensione, capo macchinista su vapori, cioè mercantili, una volta che si trovava ad Odessa, ai tempi primi di Stalin, si fece tatuare un non so cosa sul braccio, forse un’immagine riprovevole, forse oscena, suppongo. Insomma, per non tediarla troppo, le dirò che questo marinaio, di nome Corrado, mi mostrò un volta il suo braccio ove del tatuaggio che le dissi rimaneva soltanto un macchia bluastra indecifrabile. Perchè? Perchè successe che ritornato in patria, il carissimo Corrado, anzi Corradino, come lo chiamava la moglie.
Io mi ricordo tutto! Sa, dottore!
Insomma, il marinaio ebbe un pentimento per quel tatuaggio e se lo fece cancellare da un collega marsigliese…Ma restò un marchio, quell’orribile macchia blu.
Ma il succo della storia sta qui, dottore. Il marinaio mi disse, anzi mi ordinò, portandosi la manica al polso: Tu, Attilio, non ti devi mai e poi mai farti tatuare, perché poi potresti pentirti! Perché un tatuaggio è un segno indelebile ed in certe situazioni questo marchio potrebbe scoprirti, farti riconoscere! Sei in un gruppo, e un capo infame, un agente, una spia ti vede, scorge il tuo segno e dice: Voglio quello col tatuaggio!!! Vieni qui tu!!
Ha capito, dottore? Sono stato chiaro? Un tatuaggio è un segno compromettente, pericoloso!

Il segno, sì, il segno, ho capito che a quel punto Fulgenzi stava varcando il segno.

Perché vede: quando dirigevo la mia agenzia internazionale a Budapest e a Vienna ed andavo sempre, su e giù, su e giù, m’interessavo di tutti questi gravissimi problemi diplomatici, ancora oggi insoluti, le dico oggi, proprio oggi, adesso, ora! Insomma, come le dissi, io in qualità di dirigente avevo dei dipendenti segreti, degli agenti coperti, come diciamo noi dell’ambiente, inter nos… Ecco, una volta accadde questo fatto: ero presente, come ovvio, alla visita medica per l’assunzione di nuovo agente, ed ho visto che costui, un uomo robustissimo, un ex paracadutista di Sua Maestà britannica, preparatissimo, aveva un tatuaggio sul collo.
Via! Ho detto: Via di qui! A malincuore, certo, l’ho detto. Era un uomo di ottime referenze, anche bello, a suo modo. Però ho dovuto essere inflessibile. Io su certi argomenti non transigo, dottore! Ho detto al medico della nostra èquipe: Non mi si presenti più gente tatuata, no!
Io sono severo in certe cose, dottore, intransigente, non permetto! E poi si rischia, si compromette il servizio, si va oltre il lecito, si mettono in gioco interessi troppo importanti. Io modestamente ho lavorato con e per la CIA, lei lo sa e noi non possiamo permetterci errori umani di valutazione.
Inflessibili! Noi siamo sempre stati inflessibili……..
 

foto di copertina di M. Giulia Berardi

 Sabato 20 febbraio, alle 17, presso la saletta Momus della libreria della Felici Editore a Pisa, presenterò i miei "Giocattoli" (accompagnato dalla colonna sonora di un quartetto di saxofoni che eseguiranno alcuni standard del jazz legati ai racconti). Da vecchio "cartografo" mi piace condividere qui, con voi, qualche parola che l’amico Simone Cristicchi ha scritto come prefazione al libro e fare così un po’ di reclàme, accordatami dal grande Marius, ai miei Giocattoli.

"I racconti che Matteo ha raccolto in “Giocattoli” sono piccole storie anacronistiche, scritte contro ogni attualità o moda narrativa, sia stilistica sia tematica, quasi fossero delle vecchie cartoline tirate fuori da un baule della soffitta, storie che a volte sembrano galleggiare sul retro di una cartolina, senza mittente e senza destinatario, repertorio di foto di famiglia in vendita su un banchetto d’antiquario."  (dalla prefazione di Simone Cristicchi)

Mercoledì 17 febbraio 20010 alle ore 18
presso la  BIBLIOTECA SHAHARAZAD
in via Madama Cristina 41 – 101025 -TORINO
Marino Magliani
presenterà
IL MAGAZZINO  DELLE ALGHE
singolare antologia di racconti inediti
per Eumeswil edizioni
 
Giovanni Agnoloni: "Le prime particolarità che mi colpirono…"
Franco Arminio: "1960. L’anno in cui a molti arriva l’acqua…"
Mauro Baldrati: "La lunga attesa di Cachi"
Remo Bassini: "Il conte, ti ricordi?…"
Mario Bianco: "L’abito del giudice"
Walter Binaghi: "Mentre scrivo non sono comodissimo…"
Fabrizio Centofanti: "Un poesia come la vita" (saggio su C. Rebora)
Riccardo De Gennaro: "La statua di Baudelaire" (e lettera precedente)
Riccardo De Gennaro: "L’amore è un’odiosa invenzione…"
Marco Drago: "La tua primavera"
Riccardo Ferrazzi: "La città dove conobbi Judy…"
Riccardo Ferrazzi: "Samir"
Riccardo Ferrazzi: "Hassan"
Riccardo Ferrazzi: "La storia sotto il naso"
Riccardo Ferrazzi: "Clinicamente vivo"
Francesco Forlani: "Nella sala convegno ci siamo solo noi…"
Carlo Grande: "La cumparsita. Uno scrittore in tv"
Franz Krauspenhaar: "Essere sociale"
Marino Magliani: "I Testina"
Marino Magliani: "Alla fine di febbraio a Lincoln…"
Giulio Mozzi: "Da due anni e mezzo Giulio…"
Stefania Nardini: "Mio padre era un Ministro…"
Alberto Pezzini: "Vado a scuola. Faccio le elementari…"
Giacomo Sartori: "I pesci pescati"
Beppe Sebaste: "L’ultimo giorno del Presidente"
Giorgio Vasta: "Una volta, da piccolo…"
Qui:
http://barbara-garlaschelli.splinder.com/post/22240041/
Mario+racconta…+2+e+news+per


sul blog di Barbara Garlaschelli
troverete ospitato un altro mio racconto
" tubo di stufa"
di una serie su
psicopatologie locali

Te chi ti ha mandato qui? Dal Zama?
Cosa c’hai lì in mano: una bottiglia? Cos’è quella roba lì? Champagne? T’han detto che mi piaceva lo Champagne? T’hanno detto ‘na merda mio caro!
Io col Suppiluliuma bevevo solo Perrier, ti dico Perrier. Il re Suppiluliuma, quando parlavamo un po’, nella reggia, o nei suoi alloggi segreti, degli affari nostri, faceva una voce a quella sua utilissima gestapo di fräulein Rottenmeier e subito arrivava lei colle Perrier freschissime che slargano la testa e concentrano i pensieri, danno lucidità!
Anzi adesso ti chiamo io miss Sigonella, che in questa merda di clinica qui è la migliore, la mia personale custode, ché metta in frigo la tua bottiglia. Perché io non devo bere alcoolici, sai? Morta lì!
Ché poi ‘sta clinica se non era per me non diventava mica il capolavoro che è! Anzi non esisteva nemmeno. Ché io a quell’irriconoscente snaturato culo dell’architetto Hattusili gli feci arrivare permessi, soldi, finanziamenti, tutto! E il povero Zama è qui adesso: dimenticato, malato, afflitto, tradito da quella banda di cani delatori infedeli!

E così ti hanno detto di venire a trovarmi adesso che c’è la rievocazione in pompa magna di Suppiluliuma? Io non ci posso più partecipare ché ci vedo certa gente che sarebbe da fucilare, compreso Sargon il traditore per eccellenza, suo fratello bastardo e i suoi figli marci.
Però te guarda che il Zama c’ha ancora parola in capitolo sai!?
Cosa credi! Io ce l’ho le tavolette, sai, che posso far ballare il trescone a qualcuno ché poi ci brucia il culo per il resto dei suoi anni! Sai!
Ma a te chi ti ha mandato? Arnuwanda o il sottosegretario?
Chi te l’ha detto che stavo qui? Quel bastardo dei “Sommari di Hattusas”?
Cosa ti ha promesso se mi cavi qualcosa?
Vuole anche lui un pezzo sui numeri di codice? Eh?
Te lo do io il codice!! Guarda qui, guarda lì, sul tavolone lì, quella montagna di tavolette che peserà un quintale, non ci arrivo nemmeno, porcaputtana! Adesso chiamo miss Sigonella che me ne porti una o due! Vedi lì: lì ci sono le mie memorie e i codici sono dentro, però se uno non sa, non sa: e se la prende in culo! Quei bastardi, attraverso i codici, vogliono appropriarsi delle ultime mie riserve auree che ho sbattuto in Tracia. Dicono, favoleggiano, inventano che sono io che posseggo gli ultimi depositi del gran re. Mi sgozzerebbero subito per averli, ma io li tengo in pugno con i papiri che conserva nelle caverne di Ebla il governatore Mursilis, e Mursilis non si compra, no. Lui è un campione, l’esempio eroico del fedele, devoto al ricordo indelebile del nostro grande re Suppiluliuma!
Perché poi questi, che magari mandano qui te a spiare, a fare l’untuoso, cosa vogliono fare!? Emulano malamente, come guitti infami, imitatori da strapazzo, le gesta illustri dell’uomo più coraggioso, autorevole ed audace che abbia avuto mai questa nazione! Lui, lo sai benissimo, sputtanò tutti quando lo accusarono di appropriazioni indebite dopo la conquista del tesoro di Atreo. Lui invece elargiva a tutti una giusta, congrua parte rispetto ai meriti ed alle convenienze.
Lui era davvero un giusto, un grande e quei miserabili lo fecero morire in esilio: un paese veramente ingrato è questo!

Comunque volevi un intervista!?
O no?
Allora versa il congruo contributo a miss Sigonella. Se no, nisba!
Lei è l’unica appena paragonabile a fräulein Rottenmeier.
Miss Sigonella!! Venga qua, cazzo!!


 
Se andate qui,

http://barbara-garlaschelli.splinder.com/post/22181286/Mario+racconta…+1

o brava gente,
troverete altro racconto di me, cf05103025,
e relativa illustrazione,
grazie


      Io mi ricordo tutto, sì sì sì, mi ricordo bene benissimo. Tutto proprio tutto.
Che mio padre e mia madre, non ci sono più ad ascoltarmi, ma le dico ch’è un bene. Anche la sorella di mamma, Sara, e lo zio Efrem. Va bene così, va bene così!
Perché se ci fossero mi strangolerebbero, e l’hanno sempre voluto farlo, non era mica gente brava, no, gente infida e falsa, non amavano i propri figli, no. Li mettevano al mondo per riempirli di botte, di palle, per la testa e farli diventare bigotti superstiziosi avidi ed invidiosi: ebrei, basta dire ebrei, è tutto detto.

(Questo mi ripete spesso il signor Domenico Devincenzi, di anni 80, che si fa passare per ebreo e non lo è, come dicono le sue generalità, ne lo è mai stato, però deve aver letto la Bibbia, più d’una volta. Recita la parte del fiero apostata. Io sto lì ad ascoltarlo, curioso, perché è una miniera di feroce e surreale antigiudaismo)

Perché, vede, noi, loro, insomma, gli ebrei, abbiamo una sapienza millenaria escogitata e accumulata dopo terribili esperienze di lotta per sopravvivere, l’esperienza ha creato fierezza e saggezza, da questo cumulo di doni divini nasce la Torah che manifesta quel che il buon israelita deve fare.
Deve fare, l’ebreo! E non li fa, per cui Adonai ti punisce, sì!
Perché gli ebrei non fanno, non obbediscono ha capito!? Loro hanno le leggi divine e non obbediscono, anzi spesso fanno il contrario… Per esempio: io sono un ebreo e mi chiamo Amos, e invece di essere là presso il muro del Tempio a piangere, a batterci la testa contro, ché sono gran peccatore, sto qui a farmi offrire un caffè da lei.
E non osservo i comandamenti, e Dio mi vede e giudica, ma l’inferno non c’è, come credete voi cattolici che siete il peggio del peggio di tutti.
I più bravi, sinceri, chiari sono i musulmani! Per cui io mi faccio musulmano il prossimo anno. Sono pronto, fermo e deciso. Ho parlato, un mese fa, con un iman che m’ha benedetto, una squisita persona, tutto elegante.
Ecco, vede, appunto, per di più io sono n’apostata, per cui sono spaventosamente colpevole. Ma sono ‘n apostata che la sa lunga, io. Mica mi faccio più infinocchiare da ‘sti rabbini, sa!? Io ho il rifiuto categorico interno alle fandonie.
Per esempio dice la scrittura che Elia vene rapito da un carro di fuoco: È una balla grossolana, se ne andò via lui con un extraterrestre. È ormai assodato.
Un certo ex-rabbino, un gentilissimo reverendo, certo Suleyman, che ho conosciuto ‘na volta in Scozia mi ha detto il segreto: i veri ebrei, cioè il popolo prediletto da Adonai, sono i musulmani e la salvezza futura verrà dalla Mecca! Un immensa luce abbaglierà i fedeli convenuti da tutto l’Islam e, insomma, ci sarà finalmente la pace mondiale sotto il segno del profeta Maometto. Però prima bisogna far fuori tutti gli ebrei, se no niente pace mondiale.
E quindi è un bene che i musulmani sterminino gli ebrei, tutti, perché hanno rotto il patto col Signore, hanno tradito.
Io l’ho capito, tutto, proprio tutto. Non è un caso che tanti religiosi, intellettuali ebraici si domandassero, mentre erano nei campi di sterminio: Ma quale colpa dobbiamo espiare ché il nostro dio ci punisce in questo modo spaventevole!? Loro però, ben dentro, lo sapevano cosa avevano fatto: avevano la coscienza sporca, lurida.
Anche io! Però ho aperto gli occhi in tempo.
Sì, io, poi, quando mi sarò convertito all’Islam, con tutte le formule necessarie, vado alla Mecca come pellegrino e aspetto. Aspetto la manifestazione e, io lo so, il Signore m’ha salvato dai lager, dallo sterminio, per rivelarlo a lei, e a tanti altri, ma non a tutti, ché c’è della gente in giro schifosa, che bada solo alla soddisfazione dei sensi.
Insomma speriamo bene, volevo dire, avremo la possibilità di riscattare i nostri peccati di superbia! Ma io ho fiducia, sì nutro fiducia, fede, poi vado alla Mecca.
Magari anche lei se si converte, se no sarà morto per sempre, sì, sì.
Grazie del caffè, però!

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