Poche ore fa ‘n ce ne tornavamo qui a Torino dal paese e trovammo il riscaldamento spento ché l’avevamo lasciato a 18°, ma cadendo, non so per qual malia vuoi sfigazza, la pression dell’ acqua, ‘sto benedetto alloggio era freddino assai.
Cercai di rimediare al fatto increscioso e ci riuscii, solo che ce ne mette ‘sta caldaia a riscaldare l’aria di questo posto che ha alti soffitti.
   Laonde per cui ce ne andammo a magnare un boccone in osteria limitrofa, vicinissima, detta piola da Tosto, ove si sta bene, e si paga poco, e il vino è bono, e pure dei miei paesi monferrini. Purtuttavia la nostra sede al ritorno dal sobrio pranzo risultava ancora poco vivibile. Per cui avendo un caminetto funzionante, qua dentro, pensai di accendere un bel foco con legni che tengo di riserva e questo servì ma essi erano pochi. Mi recai allora alla mia non lontana bottega ove fa freddo, ma mi imbottii, per bene, quindi con la sega circolare segai un bel po’ di travetti vecchi, assi camolati, parti di pallets di recupero che becco nella via e riempii un bel sacco nero di questo legnamme.
Me ne ritornai a casa.
Mentre camminavo con ‘sto pesante sacco nero sulle spalle, nel buio di ‘sta via, (che ora difetta pure d’illuminazione pubblica), mi sentivo davvero vecchio & impersonificato nell’anno che se ne more, co’ su le spalle le schifezze trascorse, gli avanzi, i residui tarlati. Un somalo mi guardò curioso.
Forse gli sembrai, così nero, una sorta di feticcio oscuro di casa sua.

  Però, alla fin de’ conti, tanto per filosofeggiare un po’, i rottami, i vecchiumi molto mi servirono ed attizzai gran foco brillante e vigoroso che riscaldò bene le midolla e i muri, con soddisfazione reciproca della mia pregevole consorte A. e del medesimo sottoscritto.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ( pressapoco…)
Per cui con ciò auguro a tutti che i vecchiumi brucino bene e servano a rinnovare l’ambiente circostante.


 
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