
Poche ore fa ‘n ce ne tornavamo qui a Torino dal paese e trovammo il riscaldamento spento ché l’avevamo lasciato a 18°, ma cadendo, non so per qual malia vuoi sfigazza, la pression dell’ acqua, ‘sto benedetto alloggio era freddino assai.
Cercai di rimediare al fatto increscioso e ci riuscii, solo che ce ne mette ‘sta caldaia a riscaldare l’aria di questo posto che ha alti soffitti.
Laonde per cui ce ne andammo a magnare un boccone in osteria limitrofa, vicinissima, detta piola da Tosto, ove si sta bene, e si paga poco, e il vino è bono, e pure dei miei paesi monferrini. Purtuttavia la nostra sede al ritorno dal sobrio pranzo risultava ancora poco vivibile. Per cui avendo un caminetto funzionante, qua dentro, pensai di accendere un bel foco con legni che tengo di riserva e questo servì ma essi erano pochi. Mi recai allora alla mia non lontana bottega ove fa freddo, ma mi imbottii, per bene, quindi con la sega circolare segai un bel po’ di travetti vecchi, assi camolati, parti di pallets di recupero che becco nella via e riempii un bel sacco nero di questo legnamme.
Me ne ritornai a casa.
Mentre camminavo con ‘sto pesante sacco nero sulle spalle, nel buio di ‘sta via, (che ora difetta pure d’illuminazione pubblica), mi sentivo davvero vecchio & impersonificato nell’anno che se ne more, co’ su le spalle le schifezze trascorse, gli avanzi, i residui tarlati. Un somalo mi guardò curioso.
Forse gli sembrai, così nero, una sorta di feticcio oscuro di casa sua.
Però, alla fin de’ conti, tanto per filosofeggiare un po’, i rottami, i vecchiumi molto mi servirono ed attizzai gran foco brillante e vigoroso che riscaldò bene le midolla e i muri, con soddisfazione reciproca della mia pregevole consorte A. e del medesimo sottoscritto.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ( pressapoco…)
Per cui con ciò auguro a tutti che i vecchiumi brucino bene e servano a rinnovare l’ambiente circostante.


14 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
31/12/2009 a 22:48
anonimo
Auguri, Mario. Di cuore.
01/01/2010 a 10:26
cf05103025
grazie,
qui si gradiscono auguri anche di Di cuore….
che poi c’è il cuore a fettine,
il cuore impanato,
il cuore al burro,
il cuore a pezzettini in agro-doce
anche glassato
01/01/2010 a 11:32
didolasplendida
che bella cosa che hai scritto
tanti auguri a te e a A.
01/01/2010 a 13:17
carloesse
…eh! lo so io quali vecchiumi dovrebbero da brucià pe’ sto rinnovamento de l’ambiente!
Auguròn!!!
01/01/2010 a 14:55
melacecca
era quasi dickens…tantissimi auguri per lei e la sua pregevoleconsorte A. Il vecchio deve morire per far posto al nuovo, è una legge di natura…questa legge non crea problema finchè si è giovani, da una certa età in poi, credo che non risulti più tanto simpatica!
01/01/2010 a 14:58
melacecca
sembrava quasi dickens…tantissimi auguri di buon anno e lei e alla sua pregevoleconsorte A. il vecchio deve morire perchè il nuovo possa trovare posto, è una legge di natura che, finchè si è giovani passa quasi inosservata, da una certa età in poi però, essa rimane meno simpatica
01/01/2010 a 16:59
cf05103025
@melacecca, o melacecca
dàimi ora del "Lei"!?
Modestamente io e Mr.Dickens ci troviamo qui,
al caffè all’angolo e ce la contiamo,
io, più che altro, l’ascolto…
@ ciau Carlo,
facciamo un bel roghetto che ‘n ci bruciamo il nostro amato sovrano, nè…!
02/01/2010 a 21:06
lemmaelabel
Belli sti’ auguri, assai assai
)
)
Mi associo subito subito
03/01/2010 a 00:11
colfavoredellenebbie
Anche per me ‘giorni di fuoco’, caro mario.
Così anche gli auguri diventano più calorosi.
Buon anno.
z+l
03/01/2010 a 09:33
cf05103025
@carissima Zena + Lino,
grazie e auguri pe’ vostri giorni di fuoco!
@gradiscesi vivamente questa associazione, o lemmola!
03/01/2010 a 12:35
dipocheparole
Oh Mario e ti hanno pure fatto la foto poi, di te col sacco sulle spalle!:))
03/01/2010 a 13:02
cf05103025
sì, Dipòk, me l’ha fatta un Abdhullah di passaggio…
03/01/2010 a 14:17
dipocheparole
Ma e quell’omino vestito di azzurro che si nasconde dietro l’angolo è il somalo? o chi? (ma è un omino?)
03/01/2010 a 19:33
cf05103025
l’omino è l’ombra della sera
che se voleva fregare
‘n pezzo di legno,
che c’aveva freddo pure lui