Stai sfogliando l'archivio mensile di settembre 2009.

se la guardava se la studiava se la rimirava
se la rigirava se la lisciava se la contemplava
gli si appannavano gli occhiali tondi e spessi al dr. Riegler
la mano in tasca nel palmo sudato il fazzoletto stretto
e J. sempre a guardare da un’altra parte.

fotografie del 1929, 1933 di Joseph Breitenbach – J.Greno & Dr. Theodor Riegler
Questo bel villino fu costruito a Torino
tra il 1902 e il1904
nei pressi del Valentino, ad opra di valente architetto,
tale Frapolli Michele, laureato a Zurigo.
Compose tale edifizio sul rigo della seccession viennese;
un certo Kind, gran skiatòr norvegese, ne pagò le spese.

Le nigeriane di Via Belfiore
arriccian capelli a tutte l’ore


arrivai all’astragalo ch’è già di per sè na bella parola, suona bene e suona sonoro, ma è di incerta radice, di sicuro gli antichi con astragalus/m indicavano ossicini del piede o zampa di ovini con cui giocavano. Alcuni dicono che fossero i primi dadi dell’umanità poiché queste piccoli ma solidi resti animali tengono ‘na forma cubosa.
Astragalus sive talus est os tarsi in pede, iunctum supra cum crure et infra cum calcaneo. Partes quae astragalum formant sunt: corpus tali, collum tali, caput tali.
Così dicono i dizionari:
Con il termine astragalo s’indica un gioco diffuso, soprattutto, nell’antica Grecia. Il nome deriva dal fatto che per giocarvici si utilizzavano quattro dadi a quattro facce ricavati dagli astragali di alcuni animali (in particolare capre e montoni). Ogni faccia possedeva un proprio valore (1, 3, 4 o 6). La combinazione più ambita era il colpo di Afrodite che consisteva nell’ottenere in un sol lancio tutte facce diverse.
Però come l’astragalo possa pure definire una modanatura dell’architettura classica. Viene chiamato anche tondino. “Ha un profilo a semicerchio convesso ed è di ridotte dimensioni in proporzione alle altre modanature, costituendone un elemento di separazione. In particolare veniva anche utilizzato per segnare le estremità del fusto della colonna e in questa posizione aveva lo scopo di facilitare la posa in opera del capitello sopra il fusto.”
Poi ho scoperto pure che:
ASTRAGALO, astragalus membranaceus
Famiglia delle Leguminose, Fabacee
Parti usate. le radici disseccate ( a forma cilindica e senza diramazioni)
Pianta erbacea perenne originaria della Cina, e di alcune zone come Sichuan, Tibet, e Mongolia, ne esistono numerose specie quelle impiegate in commercio sono quelle del genere membranaceus e mongholicus, è impiegato dalla Medicina Tradizionale Cinese come tonico e rafforzante dell’energia vitale. Ne troviamo notizie di questa pianta gia al 120 aC. La corteccia è giallo bruna.

Però l’astragalo, sempre come modanatura a forma di listello, può pure che avvolge la culatta di una bocca da fuoco, cioè degli antichi cannoni. Avete presenti i cannoni ad avancarica del Seicento, Settecento? Essi avevano, praticamente, la forma di una colonna coricata e su di essa riportavano dalla culatta alla bocca ornamenti ripresi dalla decorazione classica.

E tanto per arrivar sempre al dunque: Perché fuor dall’astragalo della bocca da foco Alì Berlù non si fa sparar via a migliaia di migliaia di miglia dall’orbita solare così che ci liberi della sua assurda ed ammorbante presenza. Sarebbe una meraviglia!
Anzi stasera recherommi da un esimio praticante di “astragalomanzia” al fin di scatenare addosso al suddetto nanobanana una jella schifosa, un malocchio terribile, una fattura irrimediabile.

L’altro ieri stavo disegnando a china con un desueto pennino discretamente aguzzo, marca Mitchell, infilato in una cannuccia fatta a Praga circa cent’anni fa. Ripassavo dei tratti a lapis su un foglio di buona carta pesante e cercavo di far del mio meglio per rendere in prospettiva la facciata tardo barocca di una chiesa sita in Cavoretto, sulla collina torinese. Tutto ciò per una pubblicazione illustrata, inventata da quattro persone, tra cui io me, tipo carnet de voyage, che girovagherà per le per le strade di questo borgo segnalando alcuni aspetti interessanti della circoscrizione torinese in cui vivo, a suo modo ricca di monumenti, giardini, edifici liberty, statue, et cetera.
Sono un pittore astratto ma mi cimento, di nuovo, a far disegno verisimile, o meglio, interpretazione del visibile.
Mentre cercavo di rendere la base di una lesena sulla facciata, mi è balzata in testa la definizione di ciò che cercavo di rendere: base attica.
Come me lo sono detto ho rivisto, lucidi nella mente, manuali di scuola, di storia dell’Arte, di prospettiva e teoria delle ombre. La base attica, già: composta da un toro e sopra una scozia e sopra ancora un altro toro.
Toro e Scozia.
Chissà, chissà cosa sono ancora il toro e la scozia.
Roba classica.
Uno dice il toro e pensa a un bestione maschio della razza bovina, o alla squadra granata, il Toro che qui a Torino ha ancora un folto gruppo di fedelissimi. Dice scozia e vede quel paese a nord dell’Inghilterra, un tipo col kilt e il berretto col pon pon e magari un sciarpa e una bottiglia di whisky.
C’erano la base attica e anche quella asiatica e altre composite.
Elementi decorativi e costruttivi classici, modanature. Alcuni dicevano pure astragalo quel listino che separa la scozia dal toro.
Cose da archeologi, esperti, oppure da pizzicagnoli del sapere, forse affetti da archeologia mentale, una forma patologica simile ad una disperata nostalgia.
Forse.

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Ho sentito il mare levarsi
con il fragore di una battaglia
là dove scorre vicino ad Aros,
e ho udito le voci possenti e spaventose
dei frangenti che chiamano gli “ Allegri compari “
da The Merry Men and Other Tales and Fables. R.L.Stevenson.1882

