Stai sfogliando l'archivio mensile di agosto 2009.

     Il “dicitore” Manganelli aveva cominciato le prove di voce nell’ottobre del 1953, lasciandosi ronzare tra le divagazioni di una sorta di vita autentica di uno scrittore immaginario. E aveva inaugurato l’abitudine di affidare a un foglio a perdere il proposito di scrittura. Accadde nel 1953:

     “Provo a cominciare un libro: in realtà non posso più attendere; sono certo che neppure una pagina di questo verrà mai pubblicata: pazienza. Non direi che mi dispiaccia poco: ma è più importante scrivere un libro che stamparlo. Una pagina non scritta ci sta dentro come un umore maligno, amaro, si fa cattivo; quella parte che doveva scriverlo si fa attratta e cancrenosa. L’incertezza di pubblicare mi ha fino ad oggi impedito di scrivere tranquillamente quello che mi passava per il capo. Ora la sicurezza di non poter pubblicare mi toglie molta inquietudine. Se scrivere una qualche sciocchezza mi dà una qualche felicità, non c’è ragione perché non lo faccia. Anche scrivere un libro è un atto pratico. Serve per rendere tollerabile l’esistenza, per rinviare il suicidio, per dare al lampione che incontriamo l’apparenza di una donna. Non ci può salvare, perché nulla ci può salvare. E un rito magico, uno scongiuro. Forse all’inferno non si può scrivere ».

Da la postfazione “La ruggine dell’anima” di Salvatore Silvano Nigro al “Samuel Johnson” di Giorgio Manganelli. Adelphi 2008

- Cosa c’hai lì ‘n mano mezzo nascosto?
- ‘n lìber: chettifrega a te…
- E cos’è?
- È ‘n libro giallo, cioè mezzo nero…
- Facciamo giallo/sporchiccio/maculato?
- Ehhhh…È ‘na storia che c’è ‘n’investigatore privato ch’è ‘n’asino….
- Come sempre: sono tutti asini, alla fin fine, sembrano sembrano… E poi se lo pigliano nel frack pure loro….
- Ma, nooo! Questo è davvero ‘n’asino, l’investigatore, cioè un somaro, ‘na bestia che però, per non parere si fa passare per un mulo, ma siccome è ‘n’asino quando vede ‘na cavalla ci viene subito l’attizzafoco, mentre se era ‘n mulo, no…Per cui si rivela l’identità…
- Ma cosa cavolo leggi!’ Ma dove l’hai pescato sto libro!?
- Aspetta: allora, mentre il detective fa l’indagine che si prende un sacco di botte e ‘na barottata sul culo, scopre ‘na banda di orsi contrabbandieri di droga, tipo miele di calabroni malesi, ch’erano bastardi come pochi e facevano comunella o combutta o maffia con dei lupi siberiani che rapivano cuccioli di panda e li rivendevano a dei sadici cinghiali bulgari che gli strappavono gli organi e li smollavano a dei cocker spaniel inglesi…
- I soliti capitalisti….Però c’è di mezzo ‘na femmina co’ la giarrettiera, co’ la guepiera, mezzignuda che fa làp dàns ?
- Giarrettiera non so. Però è ‘na cagna levriera che vendeva croccantini avvelenati ai gatti de’ dintorni scopo maniacale, che c’aveva ‘n disturbo paranoico da la nascita e faceva la cat serial killer. Ma siccome puttaneggiava co n’un lupo siberiano ci disse il fatto suo e quello cominciò a ricattarla…
- E ‘l detective asino/ mulo che fa? È morto?
- Ma nooo! Lui, ‘l detective D._Donkey, nell’ombra delle tane e delle stalle nascostamente agisce e scopre ‘n carico di calabroni malesi su la schiena di ‘n’elefante indiano di nome Zerbini Italo. Lui fa piazza pulita e manda del culo la squadraccia de li orsi. Però gli orsi li vendicano i lupi siberiani che ci sparano settanta noci di cocco su la capa a Donkey e lui muore, poveraccio, abbracciato però a la cagna levriera, che s’era redenta e aveva fatto un figlio con lui che si chiama Tino Mabuse. Era però il figlio de la colpa ed era riuscito scemo.
- Non è un libro allegro….
- No, no, tuttaltro…. apposta è un noir, vince il male e i cocci sono suoi. Però ci sono delle belle descrizioni d’ambiente……

vedasi il blog  di Tashtego: http://tashtego.splinder.com/post/21154448/Leggono+gialli


                                         La Sfinge dei Nassi, dal museo di Delfi

- C’era ‘na volta uno, nell’antica Grecia, che girava con un piede gonfio…
- È di nuovo un’altra delle schifezze che leggi su quei tuoi libri ammuffiti?
- Insomma: ‘sto tipo col piede gonfio…
- Evidentemente zoppicava, no!? Perché dunque non recavasi dall’esimio dottor Asceplio o Esculapio, per Diana?
- Perché non era ancora nato, ecco! Allora: ‘sto povero cristo, che si chiamava appunto Edipo, cioè Oidipous, per via che aveva il piede malandato che l’avevano preso per la caviglia da piccolo come ‘n’animale e lo volevano sperdere in giro e farlo morire…
- Una vera storia del cazzo e deprimente…
- Insomma, scampato alla morte nell’infanzia per pietà & eventi fatali, solo come un cane, con ‘na spada di Damocle sul capo…
- Anche Damocle adesso: una sfiga continuata. Era meglio se moriva da piccolo!
- Opporcamiseria! Era lì che girava come un poveraccio malconcio quando arriva nei pressi di Tebe e ti incontra la Sfinge…
- Ma non era in Grecia prima? Cosa ci fa adesso ‘n’Egitto!?
- Era proprio in Grecia, presso Tebe, che incontrò la Sfinge.
- Appunto dicevo, cosa credi che sia un ignorante: c’è una Tebe in Egitto!
- E questa era, invece, la Tebe sita in Beozia…
- Ove abitano i Beoti…
- Come te! Allora Edipo, presso Tebe, incontra la Sfinge ch’era ‘n mostro di fattezze femminili ma di corpo leonino e ali draghesche…
- ‘N’altra storia di bestiacce femmine…Se lo sanno le femministe che vai narrando delle storie così, ti castrano…
- Uffa! La Sfinge stava assisa su di un dirupo scosceso e imponeva ai viandanti quesiti bestiali: se i malcapitati non rispondevano essa se li divorava…
- Per Giove! Pure antropofaga! E che enigmi poneva ai disgraziati? Io non avrei mai fatto il viandante giù di lì…
- Ecco, ti dico, un quesito terribile era così: chi è quel nano ladrone e pelato con la plastica in testa che se la fa di giorno con uno strabicone, di notte con una Ford Escort e d’estate fa il certosino?
- Opporcaputtana! Che domanda spaventosa! Ed Edipo rispose: indovinò?
- Certo!! E la Sfinge si gettò a capofitto nel burrone sottostante per lo scorno!
- Per lo scorno, cazzo! Ha fatto bene! E il nano pelato, per simpatia, non si buttò lui, giù dal dirupo scosceso tutto sassi e rocciami acuminati?
- Lui, no. Invero, no. Ma noi stiamo, appunto, facendo sacrifici ad Apollo, a Hera e ad Artemide, anche a Bacco perché al nano ladrone gli facciano venire uno stramazzo pazzesco !
- Allora, se è così, mi alleo anch’io. Mi faccio pagano e allego un’offerta cospicua a Bacco, sì, perché mi è simpatico….

- Stavo leggendo una cosa della Medusa, cioè che questo mostro antropofago qui aveva un corpo ributtante, per di più teneva le chiome viticchiate di serpenti famelici per cui, oltre a divorarsi co’ le ferine fauci i poveri uomini, cotesti, come aperitivo, si beccavano pure ‘na morsicatura dalle chiome bestiali penzolanti dal capo medesimo.
- E com’era ‘sto corpo schifoso?
- Mah…Era un orrido essere femminile: c’aveva un testone cogli occhi grossi stralunati che ti petrificavano se ti capitava a buttarci lo sguardo tuo sfigato, e co’ lingua fetente a penzolone, dei denti acuminatissimi, pe’ dentifricio usava piscio di cavallo, non per niente per l’unico coito che praticò con quel degenerato di Poseidone generò Pegaso che però, guarda lì, era ’n bel cavallo alato, già, che gli nacque quando Perseo la decapitò, e questo maraviglioso equino se ne volò agli olimpici cieli ove divenne la cavalcatura diletta di suo zio Zeus. Affari di famiglia: come ben si sa una mano lava l’altra….C’avrà avuto pure poppacce cadenti, la Medusa, a strascico, che lasciava due solchi mentre procedea. Talvolta le spuntavano ali arpiesche, pure, in testa, tra le serpi, per farsi vento poiché s’impuzzoniva alquanto di sè medesima. Nei piedi fetidi c’aveva due adidas, rosso nere, numero 56, taroccate che gli aveva regalato un cinese per papocchiare dell’inside trading sul mercato borsistico di Shangai….
- Ma era di Shangai? Ed era anche del Milan?
- No, non era di Shangai. Era di Rogoredo: per quello era del Milan, ecco.
- Ma di mestiere cosa faceva?
- La brigantessa feroce: roba fine. Quello che rapinava lo investiva sul mercato immobiliare e siccome era del Milan, si fece socia di uno che inventò cose straordinarie, epiche, quali la Milanbrutt, la Mediascazz e la Coprofilm…
- E chi era ‘sto audace e turpe socio del cazzo?
- Un nano orripilante, detto Caco Berlòn ch’era suo cognato, già, aveva sposato una delle sue sorelle, di nome Eurìalo. L’altra sorella Steno sposò poi un certo Vittorio Emanuele di Merdoia….Erano tutte e tre brutte come la morte e facevano di cognome Gorgone!
- Che orrende robe che leggi, però! Non potresti darti a qual cosa di più leggiero…Già mi viene il vomito ad udire ancora ‘na sola parola. Ma scusa, Steno non c’entra con il regista? O era ‘na stenografa, ché te non la dici mai tutta…
- La dicevano Steno perché andava veloce come il fulmine e poi inventò ‘na ditta per fare rapide decorazioni murali detta Stencilframe attraverso la cui pratica curava l’astenia nervosa femminile che si buttavano a fare per hobby porcheriole stampate sui muri. La testa orrifica della sorella diventò il logo della ditta così chi la vedeva ci pigliava un sintòmo e lo portavano al camposanto, sì…
- Questa è la storia più fallita e merdosa che io abbia mai sentito. E così Steno rimase senza i clienti, anzi le clienti?
- No, affatto ché le clienti suddette, al cimitero si riavevano zombescamente e divenivano altre bruttissime Gorgoni, per cui la famiglia si moltiplicò e ci dettero un casino di provvigioni, ché il cognato nano Berlòn le raccomandò, e ci trovò a tutte un bel posto da escort o escrot o puttanazza che dir si voglia….E’ tutta roba attuale: dell’Italia di oggi…
- Io vado via…se no ti sparo!

Metopa dal Tempio C di Selinunte – Museo archeologico di Palermo

 

   

    Mi son fatto ‘na finestra sul soffitto
di quelle parisiennes alla Matisse

quella s’affacciava s’un vialetto
questa dà solo in un cortiletto
ma c’ha di verde folto il riflesso

sulla volta se ne sta vagante e chiaroscurata
impermanente s’adegua al vecchio intonaco
e lo vibra e cambia ogni secondo,
poi svanisce quasi pigramente
come s’addice a certe ombre del passato
che s’attaccano al supporto
e vorrebbero restare
a comparire teatrare
e ancora fare

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