Caro Ernesto,

quello che non riesco a fare è tenere in ordine i documenti, le cartacce che mi dichiarano vivo, cioè avente un’identità perché consumatore di gas metano energia elettrica acqua aria e produttore di monnezze e così via fino all’ultima pidocchiosa multa per sosta vietata.

Io, che in cor mio, penso d’essere un anarchico del novecento col fazzoletto nero al collo la barba banca e gli occhi di caron dimonio oppure – meglio ancora - un ragazzino irresponsabile, dall’apparente età di otto anni che si scaccola seduto sul gradino, mentre l’edificio va a foco.

Nessuno al mondo è più disordinato di me che accatasto nei cassetti fogli su fogli, poi persi chissà dove, come i calzini spaiati ingoiati dalla lavatrice che una volta l’ho smontata proprio per vedere dove cazzo stavano, ‘sti calzini. Nisba.

Questo disordine con perdita mi fa venire in mente che forse lo spazio a un certo punto si sfalda e le cose finiscono là, tra un foglio di carta velina e l’altro, ma se infili la mano ecco che lo spazio te l’azzanna e resti con un moncherino. Le dita, dove sono finite le dita mò? Adesso,  mò? Le dita? Nella lavatrice?

Mi alzo e, con i piedi calzati in due ciambelle di gomma che si chiamano crocs, oscillo per un po’ davanti al frigorifero fissando un grappolo d’uva bianca con la pellecchia moscia, una confezione di danacol contro il colesterolo, un tocco di mortadella incellofanata e un vecchio cubo di grana padano, dalla consistenza minerale, poi torno sul divano, sprofondando nel centro, dove c’è una fossa che conserva il perimetro del mio culo, anche durante la mia assenza.

Tiro fuori un piede dalla ciambella e mi guardo le dita che assomigliano alle zampette d’una tartaruga.Le tartarughe sono animali orripilanti, secondo me.Tutti gli animali con il muso giurassico mi fanno paura. Pure gli squali mi fanno paura. Invece i lumaconi mi fanno semplicemente schifo.Credo di sopportare soltanto i cani- ma non i canidi-  e gli orsi- ma non i panda –  tra tutti gli esseri viventi. Ho in odio anche quelle facce di cazzo dei delfini e non ti dico la rabbia che nutro per i gatti. Scommetto che tu hai ancora quel vecchio felino dalle fauci enormi. Non te l’ho mai detto, ma una volta, mentre eri in cucina, ho tentato di scaraventarlo dalla finestra.Ma lui ha ruggito, cazzo, ha RUGGITO. Anch’io ruggisco, Ernesto, ruggisco come una pecora col tetano.

 Arturo

 

 

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