Stai sfogliando l'archivio mensile di luglio 2008.

Al che ‘l Mandino prese dalla lunga ‘na storia de pellicole & films, muti & intellettualissimi, che egli nella sua qualità di sedicente remotissimo ex-fidanzato della forbitissima Manuela Filipponi, però detta la svanita per antonomasia, aveva seguito & veduto, quando pecoronamente aggregavasi ad ella ed ai suoi compagnucci craponi, laureati de sinistra, onde istruirsi ed uscire dal suo infamante guscio da geometra, per cui non poco venia dileggiato, ma la Manuela mai lo cagò amorosamente, purtroppo…
Er ‘Nesto già andava sbuffando quale bufalo impaniato e faceva gesto di mano a ciuffo, vuoi dita a mazzetto, al che ‘l Mandino si obbligò nel venire al dunque, ossia facendo personalissime rotazioni di braccia e mani, disegnò nell’aere puzzolo ‘na figura grossa immane, gigantesca, titanica. Tentò, con quelle mosse, di spiegare che il presente schicchiolante trambustio pareva essere attinente, se non provocato, da ‘na sorta de mostro detto GOLEM, veduto da lui ‘n’un film ‘spressionista tedesco, tal Wegener, sciaguratamente negletto regista: esso mostravasi qual gigante o marcantonio spaventevole di terracotta, automa & robot creato da ‘n rabbino de Praga, che no teneva piedi veri e propri ma ‘na specie di basamento, zampe sbozzate, che strascicava provocando ‘n casino atroce stridente, schifoso, che gettava nel panico ogni poverazzo astante o viciniore.
Al che ‘Nesto aguzzò l’occhio vieppiù nelle pupille chiare de l’ acutissimo ‘Mandino:
E che tu mi diresti che qui c’è ‘sto GOLEM in giro, oh, proprio qui, cazzo?! Ma non è ‘na roba d’fantasia?!
L’austero udiente, ergendosi nella persona sua smilza, proseguì co ‘n pistolotto d’eloquenza veemente & sovrumana, degno de ‘n poeta elisabettiano.
Venne a dire come da tempo, ossia da almeno anni trenta circa, lui avesse intuizione de ‘na trasformazione sempre in peggio de ‘sto paese, e che ’n te la coscienza de la gente, ma vieppiù de li omini politici, si aggirasse, potente ma ‘nvisibile, ‘n fantasma de malagrazia, volgarità, cinismo, menzogna a raffica che esprimevasi correntemente co’ atti corrotti de ruberia, manomissione, malversazione & appropriazione indebita del pubblico denaro, disprezzo & angheria malcelata de li poveracci, vuoi sudditi, oppure de raggiramento & inclientelamento dei midesimi, onde adescarli, allisciarli prima per poi incularli a raffica.
Aggiungeva ’l profeta ‘Mandino, dall’infimo suo podio del gradino sozzo, che tutte queste pratiche inique & condotte perniciose generate da pensiero tossico, malato & ammorbante, sempre in crescita abnorme, avevano potuto prendere forma fisica in una sorta de bubbone informe, poco visibile & sensibile, divenuto poi mostro umanoide tenuto in piedi da la mente bacata de la parte marcia de ‘sto ‘nfìdo paese.
Ovverossia, il detto geometra, purtuttavia eccellentissimo dialettico, espresse co’ tutta ‘na figurazione e ‘na sua ‘pistemologia astrusa, aiutandosi co’ gesti e/lo/magni/quenti, l’ipotesi vetusta che ‘l pensiero, buono o cattivo che sia, prende forma dapprima in parola, e già forte influenza pote avere se te lo spertega ‘n tiranno o un bastardo d’un re, che ‘l concetto può divenire legge, norma, regola, pe’ abusivo ed insulso ed abominevole che sia.
Però, però, però… – aggiunse il sapiente ma poco eminente giometra .
E qui ci mise ‘na terribile pausa di sospensione, levando il mento ‘n posa autorevolissima ed indicando col mingherlino dito suo indice il suolo che quasi quasi il cugino mio Ernesto se spaurò, quale nuovo Edipo al bivio,(o trivio del cazzo che sia), che si trovasse di fronte a’n’inaudita Sfinge, orca, (come se non bastasse già ‘na volta).
‘Nsomma, ‘l filosofo di strada andava smenandola per le lunghe, come di consueto, e ‘n’ altra volta l’uditore pareva pazziare e pistava i piè che pareva ‘n’ deportato ’n Siberia, al che il sentenzioso levò al ciel ‘na mano biblica, come se fosse Salomone o Nathan o Geremia, quasi a fermar ‘n’ondata prossima d’improperi con un:
Dunque…dunque… dunque…E’ che sto a tirar le fila de ‘n discorso multiforme, caro il mio amico de lunga pezza…
Eccoci, e mettici ‘na rapida pezza, ti dico, cazzo! – interloquì lo smanioso – Che ho ‘na fame boia, orpa!
Tu tieni fame di sapienza, invero, ed ora avrai il distillato de la mia alchemica, nonché complessa, serissima argomentazione, ecco…-
proseguì l’esimio retore.
Prèsesi, dunque, le mani fra le mani, e ritorcendole di dovere, bofonchiò ora che come la Genesi andò dicendo, millenni or sono, che ‘l dio ce venne lo sfizio de fare l’òmini e dette loro la vita fischiandoci ‘na parola ‘n te l’orecchio, che poi ‘sto verbo non se sa che d’è,(ma fa l’istess comunque), ma frutto de l’idea divina era il verbo medesimo. Ora in poche parole ‘sto fatto esplicherebbesi così: che il verbo frutto de la mente divina se fa carne, mentre ‘l pensiero vizzioso de tanti umani ‘ncivili & stronzi trasformatose in verbo si fa materia e si manifesta ni n’un mostruoso essere de terra detto GOLEM, se ti pare, se no ‘na brutta bestiaccia che gira da tempo e che solo gli amanti di libertà e civiltà e democrazia sottilmente odono, e quindi temono. Esso prenderebbe forma da l’ipocrite & false aspirazioni de justizia, individualismo sconcio, odio pe’ le minoranze, ‘gnoranza & menefreghismo & smodata avidità ne la classe dirigente, sotterfugio e menzogna….
Ecchecazzo! ‘ Mandino hai fatto il ritratto del Rettore del Comitato Direzionale Generale e i sò quarantamila ladrùn, dico io! – urlacchiò Er Nesto
Non è così, no! –interruppe ‘l’ alchimista – esso, o mio carissimo esegeta, non è che ‘n’ espressione o prova tangibile della presenza medesima del GOLEM: cioè, se non ci fosse ‘n giro ‘st’ atmosfera mefitica che generò l’GOLEM, non se sarebbe dato potere alcuno al cinico & perverso Rettore …
E continuò Mandino, detto d’ora in poi l’immaginifico, affermando ch’esso Ernesto era duro de comprendonio.
Al che l’apostrofato ‘Nesto se grattò la pera.
Seguitò sentenziando che fu ‘l paese stesso che diede ‘l potere al Retùr, col presente schifoso voto, e che non sarebbesi avuto simile risultato se da tempo lontano non stagnasse pe’ ‘sta terra italica come ‘na malatia grama, fatta de pochezza di mente, ‘ndividualismi, personalismi, egoismi, deficienza de cultura comunitaria vuoi democratica e mancanza di speranza, se non angoscia esistenziale; aggiunse che un sintomo preminente del grave morbo e disamore per la propria specie fosse palesemente il tasso democrafico de crescita negativo, ché se ni nun paese poco se nasce, segno è che i sudditi poca fiducia hanno de vita decente pe’ la prole loro, hanno poca vitalità e se ritirano magramente, dolorosamente in sé stessi e gli maledetti politici presenti non sono che l’espressione de ‘sto gravissimo malanno generale….
Ohhhmadonnamia – sbottò l’Ernesto – Adèss m’ ven ‘n mancamènt, cazzo! E l’ GOLEM?!
E’l GOLEM non è che la manifestazione, sensibile a pochi, del grave malanno annoso & presente
….- parve concludere Armando.
Ti t’ses màt, me car Mandino !-  ribattè Ernesto, detto, d’ora in poi, il tubista stoico – ‘Nduma a mangè e beive quaicosa, ca t’farà bìn…t’l'às la testa trop cauda….

 

     Te se non tiri qualche cristo, non sei contento mai, né! – sproloquiò l’intervenuto Armando piegato ben bene su la collottola de l’amico suo, nuca affatto opima, perché il tubista Ernesto ben si mantien magro co’ agitazioni continue & arrovellamento da suo nervoso intrinseco. Rotata allora la crapa sua di gradi circa 55 verso l’alto il suddetto, ancora chinato a racimolare ultimi sette tasselli Fisher, non infardò la sua loquela con ulteriori improperi, ma quasi sorpreso, se non sollevato d’umore, mostrò un sorriso:
…. Meno male che sei vivo, ‘Mandino, credevo che eri del tutto ‘mbalsamato …Cosa facevi lì come una statua, prima? Era da ’n po’ che ti smicciavo….
Al che ‘l ‘Mandino, al suo amico che andava sbuffando e risollevandosi, dopo il pernicioso sforzo, prese a narrare in ogni particolare, (che c’aveva il vizio inveterato di minuziosità logorante), della sua attenzione totale o assorbimento completo ni n’un rumorio sottile & tremolante trasmesso da le lose del sozzo marciapiede, che purtuttavia non pareva provenire dagli abissi sotterranei quanto da ‘na direzione ovest ( e qui puntò il dito verso la parallela, e non distante e transitatissima Rua de Nices); dettagliò ancora che, nel fissarsi nell’ascolto, gli era parso che ‘sto scricchiolante tramestio potesse provenire dagli antri schifosi che andavano scavandosi negli inferi di detta via, scopo orrida metropolitana che lui mai avrebbe frequentato poiché la bicicletta nera Edoardo Bianchi di suo padre buonanima l’avrebbe condotto bene, sempre & dovunque.
Maccheccazzo di metropolitana del kaiser!– interruppe Ernesto – Ma se ci vengo adesso da lì! N’ora fa ero da Carlo ‘l fotografo, a venti metri dagli scavi e non si sentiva che ‘n qualche botto, cazzo…Mica ‘sto schicchiolio raspante continuo, che sembra che ti tremino le suole… scratccch… screechhh…. scricch… scraaccch… sembra ’no strascinamento de qualche cassa enorme inimmaginabile, merda!
  Ed i due uditori sottili sottili presero, a tal punto dei fatti, ‘na singolar posizione inclinata ‘n verso occidente, con mano protesa a far ausilio al padiglione destro onde meglio localizzare la fastidiosa emittente sonora, l’occhio fisso vuoi perso nella strada traversa, detta Rua Pallacorda, adducente a Rua de Nices.
  Ai viandanti non frettolosi pe’ gli affari loro la coppia pareva interpretare una sorta de pantomima francese d’antan. L’ottantaduenne pensionato de FS, Letterio Licausi, che pian piano incedeva e faticava ‘co sporta pesante de le spese sue, conoscente epperciò diffidente assai di que’ due grannissimi figghi de puttana, se fermò a rimirarli, secondi circa dieci, poi scosse il capo e pensò che a ‘sti scherzi della loro minchia di quei cornutazzi non ci cascava più. Pure la madamina Ucci, la Pucci, settantenne ancor tutta sculettante fianchin fianchetto che se n’uscia onde recarsi dalla Fulvy per acconciar & imbelletar chiome e spianar rughe, se possibile, notò il duo fisso & pencolante co’ l’orecchia tesa; scosse le spalle e si confermò nel giudizio suo inveterato di scemenza totale pe’ due limitrofi, anzi fece ‘no sbruffo sprezzante e sensibile che smosse Armando da la posizione precaria.
Quest’ultimo volse solo per un attimo lo sguardo verso la partente cretinissima Ucci, senza rancore alcuno, poi tambussò lento su la spalla d’Ernesto, tre volte, e sentenziò verso l’amico che andava voltandosi: Ho avuto un’illuminazione…
Eccheccazzo!? Di quanti volts? – il maleducato rispose, girandosi.

Cioè: due punti: io n’ ho mai capito cos’è un OT, ovvero no’ so che vuo’ dire, che sia per grossa gnoranza de’ termini, o per ovvia limitazione cerebrale insita. Che uno dice, pe’ dire: sto qui ma non t’arrispundo de le cose che dice tu, ma di cazzi mia.

Ecco, a tal punto uno dice: è maliducato o malinsignato, ovvero tiene solipsismo, o no?

O no. Disse Esulcerato da Crema, famoso filosofo del sec.dodicesimo ca si metteva ‘na pasta, o crema, ‘n capoccia pe’ farsi ricrescere folte chiome ‘nvece ce veniva na capa pavonaza tanto ca pareva la Piazza Rossa dopo che fu ’mbalsanamata la salma di Lenin, povirazzo, paresse al’Alì Berlù co la bandana, già, o co’ la banana, nun se sape…

Che, pe’ ‘semplo, come dissero Sant’Ortofonico & Sant’Ausculapio, c’è ‘na crisi mondiale del cazzo ca tra poco c’inculano a trombonate, e quello, al’ Alì Berlù, l’extracommunitario, cioè nel senso che de la comunità naziunale proprio se ne fotte assaissimo, e i suoi quarantamila ladroni & congreghe de la schiappa sinistra de craponi, pure consenzienti, più che mai, ’nsomma loro te parlano di sicurezza, ma io sono terribelmente ‘nsicuro pe ‘la  nerissima luttuosa presenza loro,

ma io sono proprio sicuro che loro ci stanno affossando, come i predecessori, che mai parlarono chiaramente di "debito pubblico", de "bilancia dei pagamenti, de "corruzione" che più che ‘na roba morale è ‘n’affaire economique che questi arruffianando il mercato co’ la merda loro d’appalti corrotti, de’ slambimento de’ lombi sani de la politica, distruggono & distrussero la concorrenza seria. Ed è ‘na cosa serissima, nera.

Nacque di recente nuovo verbo creatosi e/o desunto dalle cronache mondane

ovvero

incarfagnare
 e pure incarfagnarsi
,

 
col che potrebbesi intendere, nell’attiva forma, azione volta a trasformar donna mediamente normale, di casti modi e atteggiamento costumato, in "femmina da conio" vuoi addetta a lucro meretricio per sormontare e intartufar il popolo,
e nel riflessivo l’azione di colei/lui che volgesi al vizio per propria precisa simile determinazione.
Ecco.

Dal Sabatini Colletti:

lodo

[lò-do] s.m.

dir. Decisione collegiale presa dagli arbitri di una vertenza, che assume efficacia di sentenza con decreto del pretore: l. arbitrale • sec. XIII.

   ‘Na volta, nei tempi dei tempi, no c’era il lodo, no si sapeva che era il lodo, si diceva della lode, chi si loda s’imbroda, si parlava della nota di lode e del dieci con lode che mai presi. Se uno te diceva:  adesso ti faccio un bel lodo, un altro gli rispondeva: ma che cazzo dici?!

Poi sono venuti fuori i lodisti, ‘na razza de gente spiciale che sparge in giro parole incognite al 99% de ‘sto descraziato povero paese, e ti dice: mò facciamo un bel lodo, cioè ci mettiamo daccordo noi alla faccia de ‘sti deficienti de sudditi, l’inculiamo a raffica, e ci freghiamo la robba, la facciamo nostra, co n’atto pubblico, però che lo chiamiamo lodo, che fa sempre bella figura.

E così giù a fare lodi, chi più ha lodi più s’impanza, si sbaffona, s’inorgoglisce, s’apre al mondo dei vipp, dei supp e de’ schiatt, che li possan scoppià come areostati.

E giù co’ lodo Maccanico & lodo Schifani & lodo Mondadori & Lodo Alfano e chi più ha lodi più s’impingua.

Ad Reinhardt, pittore americano, (1913-1967), figura complessa, che affermò che i suoi quadri neri eseguiti negli ultimi anni della sua vita erano la "fine della pittura", era pure un simpatico cartoonist ed un valido disegnatore umoristico, un vignettista.

Esemplificò con decine di vignette, anche complesse, il corso dell’arte contemporanea.

Posto qui, anche, due suoi significativi e ironici disegnini.

  

 

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