Stai sfogliando l'archivio mensile di marzo 2008.

   Si da il caso che vegna la Pasqua domani ed indi la Pasquetta e che la gente ‘l giorno prima, o così pure anche precedenti dicasi, se v’è ‘l sole spezialmente, c’è chi si butta in opre di pulizia onde la magione o casa o abituro o tugurio, suo o no, insomma ove domiciliasi vuoi stia il maggior tempo, sia più lindo e decoroso, o chi già si progetti nella capa di proprietà che tiene su’ l collo ‘na decorosa sistemazione o spostamento de mobilia e talvolta, si suppone, trasloco.
Per cui, ni poche parole o verbi, uno per esempio decide di chiudere l’esercizio che esercita pure per scopo nettezza o rinnovamento, corrispondente, talvolta a mutazioni interiori de mente o cuore o intendimento qualsiasi, o no.
Ecco:
Si da il caso, de nuovo, che tengo amici che no cartografi sono, ma amici lo stesso, fa l’istess, appunto, si fa per fare ‘sempio onde la plebe capisca, ché avvino assai di zucconi in giro, eh, sì.
Cioè li amici, dico, miei, Remo Bassin’s e Flaviano, emeriti litterati ed esimi bloggheratori che spinta vuoi dedizione personale misero in loro esercizio pubblico o osteria poetica e prosastica detto, ignominiosamente, bloggo, (per dire):
insomma decisero di chiudere il medesimo coso pubblico da cui ne venne per alcuni frequentatori assidui, e non, a volte grave onta, disdoro, o malinconia sconfinata da indurli in lacrime o mestizia.
Io no.
Io medesimo mi dissi in mente, ed anche lo confermò mio cugino Ernesto, che l’avviso potea essere buona cosa quando non ottima, poiché, come dissero Pitagora e suo cognato Ermogene, da cosa nasce cosa e spezialmente, se il terreno è fertile, da zolla coltivata a buon seme nasce il miglior frumento, orzo, avena, farro et similia che è pane pei nostri denti, ecco.
Per cui, subbissato da cotesti penzieri, fui illuminato illimitatamente, oggi, da visione agricola allegorica evidente, manifesta e palese cioè da n’albero fruttifero che nasceva da n’altro de sutta, ovvero da ‘l Bialbero de la felicità che n’anima bona fece prosperare non lungi da casa mia, che c’è na meraviglia de ciliegio che prospera su fusto robusto de vecchio gelso, e la coppia insieme sta bene e porta roba bona e bella e consolazione del palato del fruitore autorizzato.
Il succo era cotesto, per cui abbiatevi speranza e abbraccioso augurio de’na bona Pasqua e feste limitrofe e sequente primavera piena di letizia, anche ai non cartographes fous.
Oh!

Sotto Natale ho finito un romanzo novo, che va chiamandosi, per ora,

“La mummia volante”.

Adesso lo mando in giro in qua e là in cerca di lettori ed attenti valutatori della mia opra insigne nata da un incontro singolare angosciosissimo che si protrasse per mesi, l’angoscia medesima vuoi turbamento, dico.
Per mia grande munificenza vi elargisco un sprazzo di trama o plot, come va dicendosi coglionamente qua e là.
Ecco, solo per voi cartografi, un riassuntino degno de maestrina di penna rossa.
Fa così:

C’è ‘n medico legale torinese sfigatissimo da morire, per varie sue catastrofi, che lo chiamano in Turchia pe ‘na perizia speciale di salma assai deteriorata e schifosa di miserevol donna ‘sassinata. ‘Sto tipo troppo è curioso per i cazzi suoi che scopre l’arcano e gli altarini, cioè i ‘sassini de la vittima che se n’intagliano, lo catturano, lo mazzano e lo mummificano bene bene, poi lo vendono a n’antiquario siriano.
La Madonna de Loreto, quella che c’è sul blog de Tashtego, ch’ è brava e protettrice degli aviatori, ha compassione de lo sfigatone, lo piglia al volo da ‘sto magazzeno e te lo proietta in volo fino in Puglia dove il medico resuscita e stacca ‘na bestemmia per via della caduta accidentale.
Padrepio, che lì ci ha la sua competenza, s’infuria come un mulo co la Madonna che ha fatto il miracolo volante in sua isola giurisdizionale e le dice parolazza.
Cristo figiolo benedetto, onniaudiente de li insulti a mamma sua, esasperato s’incazza e gli molla un cazzotto bestiale che lo catapulta de fora dal Paradiso per cui lo sciagurato barbone, per justo contrappasso, se reincarna ni nun cane che va pisciando su basamenti de ciascheduna statua di Padrepio locata in Italia.

Questa trama eccellente no è digna de essere immessa in blogs letterari dappoiché mi accorgo che diventano vieppiù barbosissimi e pieni di pissi pissi biribissi e slecchigni vari.
No tutti però.

( militare Nato che distrugge un’arma delle molte migliaia sequestrate in Kosovo)

Nella nostra vecchia casa, giù al paese, giravano sempre delle armi da fuoco.

Non è che fosse una famiglia di gente bellicosa, anzi, amavano la pace e mica le guerre ché molti c’erano andati, i maschi, e le donne ne avevano patito parecchio per lontananze, e pochi lutti, per fortuna.

Una volta nell’Ottocento, i soldati dell’esercito piemontese venivano mandati in congedo con uno schioppo, per cui sono venuto su tra il "pistulùn d’l barba Minin" cioè un moschetto da cavalleria ad avancarica, di un certo Domenico Bianco che partecipò alla Battaglia di San Martino e una doppietta a lunghe canne, sempre ad avancarica, di un altro antenato con calcio scolpito a testa di cinghiale, questa la dovetti consegnare a mio zio Cirillo ch’era sua eredità spettante.

Il moschettone lo ritrovai io in soffitta e ce l’ho ancora, un po’ rugginoso e privo del cane ché, circa cent’anni fa, mio padre e il detto mio zio, suo fratello, ci spararono un super colpo dopo aver legato l’arma ad una pianta, tirarono il grilletto con una corda e il pistulùn volò per aria e si schiantò su di una pietra ed il cane saltò via.

Vidi per casa, da piccolo, pure una coppia magnifica di revolvers Colt del barba Fernand, già emigrato negli USA. Ed un sacco di altra ferraglia minore poi gettata in un pozzo al tempo della RSI. Poi sempre questo mio benedetto zio, tanti anni fa, aveva una licenza legale per commercio di armi per cui a casa sua vedevo un casino di quella roba.

Ho ancora un altra pistola ad avancarica dozzinale, canna liscia, ‘na baracchetta di epoca napoleonica, in discreto stato, funzionante, restaurata da me.

In tempi andati ci avevo la passione delle armi, anch’io, comprai pure qualcosa a prezzo modico, anche un Enfield MK II cal. 303, ex arma da guerra inglese. Poi mi disfeci di tutto legalmente e son ben contento di non avere più armi "vere" per casa.

Però la passioncella, moderata dalla ragione, ce l’ho ancora.

Spesso giro per il web a vedere siti di armi antiche e moderne, e storia militare.

Voi non sapete quanti ce ne siano.

Non parliamo dei siti statunitensi. È pieno di roba, armamentario di ogni genere e di fanatici che amano le armi alla follia, venditori di mitragliatrici, mitra, cannoni antiaerei ogni sorta di surplus militare, e non. Si trovano anche mezzi corazzati di seconda mano.

Ci faccio delle riflessioni, talvolta: guardo foto e vedo sulla torretta di certi tanks, e anche a terra, ancora delle mitragliatrici Browning M.2 calibro 0,50, armi che paiono obsolete ed invece sono terribili e funzionali sempre. Questa mitragliatrice pesante è stata inventata da John Moses Browning circa cento anni fa, e nei suoi successivi modelli si è evoluta di poco. Ammazza e distrugge sempre benissimo.

Se uno ci pensa, le armi da fuoco leggere e medie, da circa cento venti anni, si sono evolute pochissimo, le cartucce sono praticamente quelle del 1880, col bossolo in ottone, cambiano solo le cariche di lancio.

Le navi, di più gli aerei da guerra si sono evoluti moltissimo in cento anni.

Mi domando perché.

Gli uomini si ammazzano da tanti anni con i soliti cosi che fanno: BUUUUUMMMM.

Eppure la guerra è la cosa più idiota, cretina, folle che gli uomini possano fare e qua e là la fanno ancora e sempre.

Mi domando perché.

 

tweet

Errore: Twitter non ha risposto. Aspetta qualche minuto e aggiorna la pagina.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.