Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2008.

Nell’anno del Signore 2007, nel mese di agosto, il 14 settembre, nella antica Abbazia di Casamari, mentre si praticava scavo nel transetto per risistemare l’impianto elettrico è stato rinvenuto in un vano sotto il pavimento in lastre di pietra un antico baule o cassone in legno di cipresso, rinforzato in ferro, in buono stato di conservazione. Nel detto contenitore sono stati rinvenuti tre rotoli pergamenacei frammentari più altri manufatti di uso quotidiano e religioso, tra cui un tridente, tre cucchiai in stagno, uno scapolare di San Martino, la scodella del beato abate Papiniano, l’orinale del venerabile Beda e la cintura di San Basilio vescovo e una tavoletta raffigurante San Cirillo vescovo mentre brucia un eretico.

I tre testi sono ora in fase di pubblicazione.

Riportiamo qui un frammento di un testo singolare in volgare, forse ereticale, risalente alla metà del XIV sec. di ignoto autore.

*

Tractato et dialogo de facto ove li angeli se conciliano co’ demoni cum iniquo scopo de rebellazione

Diceba lo venerabile sancto noster Beda quanno isso erat vigliardo que narraba de sue visioni, sancte et no, que ‘na vota se ndormisse e videsse de angeli granne numaro que se conciliaveno intra de loro e diceano cossì composto:

  • Te tu Michele che sempre teni ‘sto spadone co’ uso de minazza de demoni o Lucifero no puotesse darse l’ora que nos insemble co’ demoni se conciliasse visto lo facto que deggià erabamo na unica comunitade de collaboratori familliari de Isso?

  • Io di per me, gregio collego sergientagnolo Zeruel, teneria forte idea que se doverebbe buscar sollutione pacifica con issi loro diabboli o scramigglioni, per quanto so’ brutti forte, totdavia se debe fare cotale de scundùn qui se Isso lo sape c’encula a raffega!

  • Io, que son Gabriello e tiengo magna ‘sperienza di cose sue de Isso, que me fece venir barba maxima, que Isso dorme sempiterno e fregase de tucta la ruina in cui mise lo genere terraqueo, ve digo de cuor in man que lo debbiam rebaltare vuò arrovesciare deggiù de isto loco et ispedire ben impallato in cascione en loco lungissimo de qua, tipo nubulossa a spirale quel lo liqueface, ‘dove dorma per almeno altere centemillia anni, ca ce scassàu la minchia…

In midesimo momeneto comparono alteri dimoni tutti arrosolati de puzza de mmerda e se dicono de chiamarese Ciriatto sannuto e Barbarizza el puzone, pure dicasi de Astarot gran diabolone, in perzona midesima, ma educati de fino nel descorso que decevano così:

  • Convocati ca ci avite in sta munnezza de posto desadorno ca noi tenimmo na meraviglia de loco arioso benché caldo, vulimmo parlà e dicere: Ca noi già, comme se dice, ‘ntelligientissimi da lunghissima data nonché preveggienti comme se addice a diabboli, capimmo da illo tempo ca Isso era fetente e malandrino, cioè ‘ngannatore ca dicea cose e no mantenea e se repentiva po’: ‘n somma ‘na vera schifezza, ecco…

  • Io ca songo suo collega Barbarizza emerito, dico ce arrevaste in ritardo., ma non ce facimmo scuorno anze ve facimmo grazia de acogliere mozione vostra d’ordine acciocché faccimo lu Ribaltùn. E ve dico, ancora, ca se vulite ca ‘sto incascio ben funxioni ce dovimmo pure encaricare de scasciare fora de Roma, iniqua cettade quanto mai, lo Papa que dicto diabolico de alcuni mentetori., de facto è meserabile e assassino ommo, latrone magno, profittatore ‘ndebito e bussiardo sovrumano ca se l’acchiappo c’arrosto o culo, pe’ ‘nfamia. Dico

  • Te Barbarizza, tacete, ora, ca sì menore de grado!!! Ma adunque io ve dico ca ce imballammo benissimo sto seggnore e ce portammo accussì ‘nu poco de luce et conzolatione a gli ommini povari, ca ‘ngannati et privi de asistentia, se ne stanno a menarse: tanto per cuminzare ce portammo calore gratis da lo ‘nferno, ca accusì lo petroleo ca ce sia o no fa l’istesso, secunda ce dammo da magnare a tutti i povaretti, ce tugliemmo richesse ‘saggerate a avaroni ricconi e facimmo o Comunismo, ecco, comme dicette lu povero Cristo ca murie ‘n cruce…

A questo punto il manoscritto è abbondantemente abraso ed è allo studio dell’Istituto Centrale del Restauro.

 

گانش

از ویکی‌پدیا، دانشنامهٔ آزاد.

پرش به: ناوبری, جستجو

تصوری از گانش.

تصوری از گانش.

گانِش یا گانزا ، یکی از شناخته‌شده‌ترین و مورد احترام‌ترین خدایان در مذهب هندوئیسم است.

او اولین فرزند شیوا و پارواتی است. نام او را میتوان ترکیبی از دو کلمه گا- به معنی هوش و نهَ- به مفهوم عقل دانست.

او خدایی است که شکمی بزرگ با سری فیل‌گونه دارد. اغلب او را طوری تصویر می‌کنند که بر زمین نشسته و پاهایش را زیر خود جمع کرده است.

در پرستش، گانش معمولاً برطرف کننده مشکلات و موانع است و بسیاری از محصلین در طول امتحانات به درگاه این خدا (که ترکیبی از رفع کننده مشکل و خدای هوش و عقل است) نیایش می کنند.

برگرفته از

ഹനുമാന്‍ അല്ലെങ്കില്‍ ആഞ്ജനേയന്‍, രാമായണത്തിലെ ഒരു പ്രധാന കഥാപാത്രമായ വാനരനാണ്. ഹൈന്ദവ വിശ്വാസമനുസരിച്ച് സപ്തചിരംജീവികളില്‍ ഒരാളുമാണ് ഹനുമാന്‍. രാക്ഷസരാജാവായ രാവണന്റെ തടവില്‍ നിന്നും രാമന്റെ ഭാര്യയായ സീതയെ കണ്ടെടുക്കാനുള്ള ദൌത്യത്തില്‍ രാമനു വേണ്ടി ദൂതു പോയതാണ് ഹനുമാന്‍ ചെയ്ത കൃത്യങ്ങളില്‍ പ്രധാനപ്പെട്ടത്. രാമ-രാവണയുദ്ധത്തില്‍ ദാരുണമായി മുറിവേറ്റ രാമന്റെ സഹോദരന്‍ ലക്ഷ്മണനെ സുഖപ്പെടുത്തുന്നതിനായി ഹനുമാന്‍ ഹിമാലയത്തിലേക്കു പറക്കുകയും, ഔഷധസസ്യങ്ങള്‍ നിറഞ്ഞ പര്‍വ്വതം വഹിച്ചുകൊണ്ട് തിരികെ വരികയും ചെയ്തു. സംശയാതീതമായ ദൃഢഭക്തിയുടെ ഉത്തമോദാഹരണമായി ഹനുമാന്‍ പരക്കെ അംഗീകരിക്കപ്പെടുന്നു. ഒരു വാനരരൂപത്തില്‍ ആരാധിക്കപ്പെടുന്ന ഇദ്ദേഹം, തന്റെ ശക്തികൊണ്ടും, രാമനോടുള്ള വിശ്വാസ്യതകൊണ്ടും ഹിന്ദു വിശ്വാസത്തില്‍ പ്രധാനപ്പെട്ടൊരു ദേവനായി അറിയപ്പെടുന്നു.

Dalla agenzia siriana Sana del 18.2 2008.

Ci informano nostri inviati nei pressi della linea del cessate il fuoco ( ceasefire) sita sulle alture del Golan, in località El Quneitra, alle falde del Monte Hermon o Jabal el-Shaiykh, sono stati visti due giovani di non individuata nazionalità conversare sulle rovine della cittadina distrutta e disabitata dal 1967.

Un pastore locale, tale Mustafà Basani detto El Faniàn, che si aggirava nei pressi con le sue pecore, ha detto di aver udito dai due strani discorsi poco comprensibili che ha cercato di sunteggiarci. El Faniàn ha subito avvisato il locale presidio delle forze armate che, dopo sopraluogo, non hanno trovato persona alcuna per cui hanno arrestato il malcapitato pastore per disturbo della quiete pubblica.

Tuttavia pare che i due abbiano proferito tali satanici discorsi:

  • Te, Ciccillo, era ‘na vita che non ci vedevamo, che cazzo facevi, dov’eri?!

  • Ero in giro, come sempre, che Lui dorme da due mila anni, come sai… Sono andato a annunciare di qua e di là, robe nere, nessuno ti ascolta più, la gente mi tira addosso porcherie a Napoli mi volevano jettare ‘nt’e na discarica abusiva….

  • Cioè qui co’ ‘sta scusa che siamo angeli mi sto rompendo le palle, guarda qua! Ogni tanto ritorno…tutto scassato, come prima…rovine da quarant’anni… Uno va a suggerirgli: Lui dice che è ora di fare la pace, uno non può dire: Lui se ne frega che si deprimono…. e loro sempre mi scambiano per diavolo, cazzo…

  • Eh giààà, io sono comparso in sogno ad un capo hetzbollà e ci ho detto: Lui (Allah, per dire) dice che sei uno scassapalle, è ora che la smetti di eccitare alla violenza! E lui il giorno dopo va in giro a fare prediche che gli israeliani c’hanno dei persuasori occulti demoniaci che inquinano la mente e via…

  • Io sono andato da un rabbino capo mentre pregava, come m’ha visto, (perché quello lì è un mezzo santo e mi vedeva), fa: Vai via o merdoso demonio tentatore nella valle della Geenna a bruciare in sempiterno….Io ci ho risposto: Fanculo te e i tuoi famigli..

  • Cioè abbiamo perso la credibilità, uno va lì e lo beffeggiano, porcaputtana…e dicono poi che facciamo i buonisti, comeVeltroni….

  • Ahhhh te lo do io quello là: "buonista" come ‘ste rovine….

  • Cioè io ci avrei voglia di diventare mortale, mi sono rotto i coglioni a mettere toppe alla Sue malefatte, perchè è Lui che ha fatto gli uomini cattivi, porcaEva, porcAdamo!!!

  • Mah, se non fosse che siamo timidi, dovremmo allearci co’ Lucifero che in fin dei conti è ‘na brava persona, e dare il giro al letto del Capo e fare una bella Revolu/Joinction e ti rifacciamo il mondo più a posto…….

Dall’ agenzia di notizie Interfax 15.2.2008

Giunge notizia dall’Agenzia georgiana Proconsulaktzia che nei giorni scorsi venivano fermati due sospetti agenti di potenze straniere nei pressi del confine russo, in località Trudoi Triakonsvili. I due individui vestivano camicioni azzurri, non recavano nemmeno  calzature, cioè si aggiravano scalzi sulle nevi del Caucaso senza dimostrare particolare sensibilità per rigori del freddo invernale o segni di congelamento. I due sospetti, apparentemente muti, sono stati condotti nella capitale Tbilisi, al Comando dei Servizi di sicurezza nazionale, per essere interrogati. Quivi, sottoposti a stringente interrogatorio, hanno preso ad esprimersi in una lingua singolare o sconosciuta che il direttore dei servizi gen. Armodius Zeophasiani, dopo aver interpellato alcuni esperti, ha definito un residuo di lingua molto arcaica con radici forse accadiche. Gli indagati dopo alcune ore di colloquio hanno preso a litigare violentemente tra di loro, quindi a picchiarsi.

A tal punto sono stati costretti in manette.

Da quel che ci è dato sapere, dopo circa tre giorni di ferrei interrogatori gli inquisiti affermavano di essere due angeli inviati dal Signore sul Caucaso circa settemila anni fa per recuperare l’arca di Noè, abbandonata su di un nevaio dal suddetto patriarca, pochi anni prima. A riprova delle loro singolari affermazioni mostravano sotto il loro abito stinto due paia di ali ripiegate, di cartone e tela, piuttosto malridotte ed una rozza carta geografica pergamenacea con didascalie in caratteri cuneiformi.

    A detta dei due, il loro supposto “capo” li avrebbe mandati in missione di recupero perché intenzionato a inviare sulla terra un altro diluvio universale e avrebbe voluto far risparmiare fatiche al presunto superstite, un suo diletto, tale Sargon, sovrano d’Assiria, che non avrebbe tardato a mettere pace e ordine sulla terra, con metodi, per così dire, molto spicci. Ancora i due “angeli” affermavano volgarmente che la loro missione era andata “del culo” perché privati dell’assistenza “aerea” in quanto il capo aveva deciso di farsi un sonnellino di circa diecimila anni. Il motivo del loro violento alterco pare sia stato che uno dei due, pochi giorni prima, sentendosi abbandonato, volesse arruolarsi come partigiano in una banda di terroristi islamici, mentre l’altro desiderasse emigrare in Armenia, sentendosi improvvisamente cristiano. Affermavano ancora di essersi installati sul Caucaso perché un sedicente eremita daghestano, tale Baal Zeb Bub, aveva loro detto che il freddo conserva bene gli angeli.

Il Gen. Zeophasiani affatto convinto dalle dichiarazioni dei due, li ha tradotti al tribunale militare ove sono stati condannati per direttissima a trent’anni di carcere duro per spionaggio a favore della Russia, nonché all’amputazione delle  cosiddette “ali”.

13.2.2008
Un notizia singolare dell’agenzia israeliana Hareetz.

La settimana scorsa, il 7.2.2008, due militari del nostro esercito, il caporale Aaron Jeller e il soldato Mordekai Blumstein di pattuglia nella zona desertica, lungo la linea di confine con l’Egitto, a bordo di un mezzo leggero, nella provincia di Dimona, fermatisi per osservare l’integrità delle reti e delle barriere confinarie, notavano ad un centinaio di metri dalla linea un masso regolare tondo e ivi si appostavano per studiare con strumenti ottici le vicinanze. Mentre procedevano nei controlli, al caporale Jeller pareva di udire dei suoni strani provenienti da sottoterra. I due militari si ponevano in allarme pensando a eventuale tunnel illegale scavato da palestinesi per introdurre armi nel territorio israeliano. Studiando il masso tondo su cui si trovavano, intuivano che esso poteva mascherare l’ingresso di un pozzo, quindi con fatica estrema cercavano di rimuovere il pietrone. Di fatto dopo una diecina di minuti di fatiche, smosso il pesante ostacolo compariva un antro semiverticale da cui giungevano urla inumane. Subito dopo appariva un essere stracciato e macilento, gesticolante, che si esprimeva con toni molto irruenti in lingua sconosciuta ai due. Vedendo l’agitazione del tipo e la sua aggressività il soldato Blumstein lo colpiva al capo col calcio del proprio fucile, pensando che il suddetto fosse contrabbandiere arabo fuggito dalla striscia di Gaza.
I nostri militari subito caricavano sul loro mezzo il prigioniero, privo di sensi, e lo conducevano all’ospedale militare di Dimona.
Qui il medico, dottor Theodoris e il maggiore Abraham Koroman interrogavano la supposta spia la quale si esprimeva in aramaico antico ed affermava di essere un “angelo”. Così sono state riportate le sue parole:
 - In un tempo lontano il Signore mi chiamò e mi disse: Vai nel deserto ed assisti due poveri viaggiatori stranieri che si sono perduti!
Io dispiegai le mie belle ali e in breve comparvi di fronte ai due miseri pellegrini, come fui davanti ad essi, uno urlò all’altro in inaudita lingua demoniaca:
Uarda sì k’ay n’aiè n’aut, da sti bastard k’an volu fene piè la strà sbaglià, porcufaus!!!!Cust sì al’è l’ters!
A quell’orribile detto i due indemoniati mi presero a sassate, mentre io insistevo sulla mia missione, il secondo criminale aggiunse:
Ades at butuma a post nuiautri! A t’ses al ters ka dis d’ese n’angel e ‘n porta fora strà… en paga t’taiuma j’ali,e ciapà lì!!!
Al che i due diavoli mi afferrarono strettamente e con un paio di cesoie assire mi tagliarono le ali, quindi mi gettarono in un pozzo secco e lo coprirono con un masso. Ciò avvenne circa duemila anni fa e voglio dire che i malfattori appartengono alla peggiore razza di demoni esistenti.
(A riprova dell’amputazione il mentecatto mostrava due ampie cicatrici site all’altezza delle scapole).
Aggiungeva ancora: È da duemila anni che io attendo la salvezza, ma il signore non mi ascoltò (anche perché dormiva) perché chi perde l’ali è degradato pur restando immortalmente sofferente. Questa è la mia orribile storia.
Il sedicente angelo è stato affidato ora alle cure del col.medico dr.Goldmitter, psichiatra, che ha diagnosticato uno stato paranoico, comunque il singolare individuo è sotto la stretta sorveglianza dei servizi di sicurezza.

Nel recente anno 2007 presso Betania in un pozzo secco, detto del Lazzarone, fu ritrovato un reperto interessantissimo, un papiro vergato in aramaico contenente varie vicende e note storiche più alcune parabole, delle quali qui se ne riporta una.

Un tempo ai tempi del Re Erode presso Betania c’era uno che era nu povero lazzaro, anzi steva talmente povero ca lo chiamavano Lazzarone.
E tutti lo additavano: Ma guarda che lazzarone che è quello lì, sempre in giro a fare un cazzo tutto il giorno. A forza di dirlo che c’era uno che faceva un cazzo tutto il giorno, ‘stu fatto venette all’orecchio del sommo sacerdote che si nomava Ben Fet’Entun e che, parendogli strano il fatto, ci dicette a un suo sgherro: Portami ‘stu descraziato Lazarone ca devo vedere com’è fatto e farci dare quarante nerbate sul culo.
Come lo pigliettero, il povero lazzaro, lo trascinettero in faccia a Ben Fet’Entun che subbito gli dette un cazzotto in faccia e gli dichiarò:
O tu Lazzarone schifoso! Come te tu ti dai permisione de no travagghiare quando qua ce lavora ogni omo? Bruto verme!!!
Isso povero lazzaro e verme, tutto biascicato ci respundette:
Francamente io stavo cassintegrato, poi me cacciorno, poi mica mi riassumettero, anzi ci dissero ca c’era interinal fatica a 18 ore al dì pagate come 6, mutua a carico del presente descraziato e ‘nculo per il resto. Ecco.
A quel detto il sommo Ben Fet’Entun ci urlaie:
Abbasso a te a ai figli tuoi!! Te do l’obligo subitaneo ingiuntivo de travagghiare per lo novo appalto de restrutturazione del Templo Magno qui accanto, cossì no te lamenterai più, e vai subbeto alla fatica, si no te fo fustecare da’ Filistei.
Cossì ‘sto lazzarone tutto contento se ne andette a travagghiare a mettere su ponteggio calce e malta e sassi e portare ogni sorta de massi che la gru steva scassata, il compressore pure, l’encastellatura scumbinata. Tutto felice se la fischiettava che lo pagavano 9 per faticare 18, quanno arrivò l’angelo del signore, (ca ce l’aveva messa nell’orecchio la storia il sommo sacerdote) e si penzò:
Ma questo lazzarone fischietta mentre lavora, quando sta scritto travagghierai con sudore e fatica.

Per cui ci dette nu colpo d’ala e quello se ne volò dall’impalcatura cossì imparava a fare il furbo, e se spiaccicaie a terra.
Non ci fecettero il funerale ca non teneva eredi pacanti, ma ci buttarono il cadafero nel lago di Tiberiade per sfamare i poveri pesci.

Nello scorso anno 2007, nei pressi di Sichem(Nablus), in un pozzo secco, detto della "Samaritana" sul fondo sono stati ritrovati alcuni frammenti di manoscritti dell’epoca dei re asmonei, il più integro è detto "Rotolo di Sichem", vergato in aramaico, da cui ho tratto questa interessante parabola

Parabola dal rotolo di Sichem

Un pastore di Samaria aveva un piccolo gregge e i pascoli vicini alla sua casa si erano ormai inariditi, decise allora di recare le sue pecore e capre sul monte Garizim ove si diceva che l’erba sempre verdeggiasse. Si mise in cammino e dopo una settimana di strada giunse ad un pascolo vasto e fertile, il suo bestiame finalmente si sfamava e lui poté reclinare il capo e riposare.
Ma, mentre riposava apparve un angelo del signore che lo svegliò e gli intimò:
- Questo luogo che calpesti è sacro, e questi pascoli sono di BenBerlù!
Il pastore assentì chinando il capo e ripartì, con le sue povere bestie, alla ricerca di un nuovo pascolo.
Dopo un’altra settimana di cammino estenuante raggiunse la fertile valle del fiume Harod ove l’erba era grassa e lucente come perla. Il pastore vi si gettò sopra e si addormentò all’istante mentre le pecorelle brucavano avidamente.
Ma, mentre riposava apparve l’angelo del signore che lo svegliò e gli intimò:
- Questo luogo che calpesti è sacro, e questi pascoli sono di BenBerlù! Vattene!
Il pastore assentì nuovamente chinando il capo e ripartì, con le sue povere bestie, alla ricerca di un nuovo pascolo.
Dopo un’altra settimana di cammino estenuante raggiunse stanchissimo le falde del monte Hermon ove mille ruscelli scorrevano mormorando tra prati fioriti. Il pastore si allungò in mezzo a questo paradiso e si addormentò all’istante mentre le pecorelle brucavano avidamente.
Ma, mentre riposava apparve l’angelo del signore che lo svegliò e gli intimò:
- Questo luogo che calpesti è sacro, e questi pascoli sono di BenBerlù! Vattene!
Il pastore si svegliò di colpo, e per la prima volta si adirò e disse:
- Eeeh, maaaah, porcaputtaneva! Ma possibile che dappertutto dove vado ci sia del suolo sacro e ci sia roba di BenBerlù!!!
L’angelo del signore lo guardò, allora, con occhi di fuoco e puntandogli il dito di fiamma disse:
- Tu hai violato più volte la legge ed hai bestemmiato, o pastore infedele, per cui sarai punito!
Quindi l’angelo lo afferrò e gli strappò i testicoli.
Il pastore, pur molto dolorante, tenendosi la ferita con le mani, replicò:
- Tanto non mi servivano più, o angelo!
Al che l’angelo del signore furibondo l’accecò con due dita, per la sua insolenza, aprì poi le ali e se ne andò presso il signore.
In quel pomeriggio arrivarono i servi di Ben Berlù presso il pastore che giaceva lamentandosi fievolmente in mezzo alle sue pecore; lo medicarono, lo caricarono su di un carro, raccolsero il suo gregge, e con lui lo portarono ad una fattoria ove fu ben curato. Quando il pastore fu guarito i servi lo condussero fino al lago di Tiberiade dove gli legarono una macina di mulino al collo e lo gettarono a fondo. Le pecore se le tennero.

Dallo pseudovangelo apocrifo di Proculharum, scoperto nel 2007 nei pressi di Genezareth.

C’era un volta, sul Lago di Tiberiade, un povero pescatore chiamato Zenobio che non pescava mai un tubo, sulla sua barca vagava per questo lago pieno di tristezza, gli faceva solo un poco compagnia un piccolo topolino di nome Ernestino, che gironzolava fischiettando sul fondo del vecchio scafo.

Una volta, sentì nella rete un gran peso: fu felicemente sorpreso; issò con gran fatica il carico sulla barca e rovesciò sul fondo di essa un gran pesce gatto che si dibatteva come un matto.                Il detto pesce, volta e rivolta, dette molto da fare a Zenobio, anzi, ad un certo punto, nel vorticoso ed avido suo sbattersi, si divorò in un boccone il povero topolino Ernestino.                                             Il pescatore Zenobio ne fu desolato e, pieno di rabbia, con un colpo di remo finì il brutto pesciaccio. Poi navigò fino al suo capanno a Cafarnao, dove consegnò la preda alla misera moglie Genoveffa. Essa invero, quella sera, s’ingegnò e cucinò un ottimo pesce gatto, ripieno di topo, alla brace. 

tweet

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.