Stai sfogliando l'archivio mensile di luglio 2007.

               

        

               

              Converso e ridiscuto con Ernesto di ‘sta tubistica varia in cui ci stiamo addentrando e, nel parlare, cerchiamo di capire, di “căpere”, di prendere, afferrare, intendere, di trovare segni e senso in questa ricerca e fare luce in questa caverna, se è possibile.
              In effetti il verbo stesso “addentrarsi” già dice assai del tema, ché qua stiamo entrando, penetrando in una sorta di tubo o condotta gigantesca.
Entriamo, addentriamoci.
Di fatto già passammo per vive condotte in ere prenatali, in forma di vita potenziale come ovuli o spermatozoi. Quindi scivolammo e fummo ospitati nel dolce acquoso sacco materno da cui fummo, fortunatamente o meno, espulsi per via canalare.
     Ci siamo dati subito un tiro d’occhi e ci è venuto un mancamento, ad ambedue, per via della parola “canalàre” poiché di botto con la mente ce ne andammo alle “cure canalari” del cazzo inferteci dalla nostra dentista Lory, che, pur nella sua ammirevole avvenenza, ci tortura in modo crudelissimo, e ci spenna, anche.
Porcaloca, porcavacca !!! – ha detto Ernesto.
Io no.
Tuttavia o no, uno passa per tubi, tutto passa per tubi;
e qui c’è gente, in cotesto blog, che ha parlato di tube ed anche di nanotubi e noi ci siamo incuriositi, e anche abbiamo riso parecchio. La storia e la definizione dei nanotubi mi è piaciuta moltissimo, senza parlar di Ernesto che subito mi ha fatto notare la straordinaria struttura reticolare a celle esagonali delle virtuali pareti dei nanotubi.
Abbiamo fantasticato un viaggio straordinario per le celle di questi straordinari reticoli. Percorrere pareti e ramificazioni di luce/energia.
Ove l’interno e l’esterno coincidono.
Correre velocissimi come comete quasi immateriali e diventare tuttuno al limite dell’equazione E=mc².
Correre.
Poi si scivola via, si cade, si decade, si muore.
Ernesto mi fa:
- Ma hai visto, delle volte, che mai siano vere ‘ste storie di gente che sta per morire, dico in agonia o coma, e poi si trova, cioè ha una visione di percorrere un tunnel, di trovarsi in una galleria, e in fondo c’è una luce? Strano, eh!? Cosa dici te, Mario?
- Io ti dico solo che ho visto una parte della tavola di Hieronymus Bosch ove ci sono due povere anìmule che vanno su per questo traforo in salita, molto suggestivo. Poi c’è anche un disegno di William Blake, poeta e scrittore, in cui si vedono ascese di esseri incorporei per tunnels, diciamo che sembrano così, dei nastri spirituali…., poi c’è in giro tutta una sorta di fantasie del "tunnel verso la luce", NDE cioè Near Death Experience, a volte tradotto in italiano come esperienza di pre morte…
- E se invece nel tunnel ci fossimo già adesso, da sempre, dalla nascita…come diceva Platone che vediamo solo ombre? La realtà completa, la visione integrale non l’avremo mai…solo ombre, ombre, barlumi?
- Cazzoneso?! Per esempio potremo davvero essere in un tubo energetico, tipo nanotubo, e poi morendo passiamo, scivoliamo sull’altra parete del tubo stesso e vediamo dall’altra…
- Oppure siamo noi stessi, noi non personali… non con le tradizionali definizioni di anima, corpo, mente ma noi materia/energia parte del nanotubo medesimo, solo che adesso con ‘st’ impaccio di mente del cazzo dobbiamo definire e spiegarci, invece, allora, dopo la morte, saremo solo robe fisiche senza coscienza, elementi naturali, energia…e scorreremo liberamente nel e per il nanotubo….
- Dio! Ernesto come sei intelligente!
- Dio! Mario quanto sei stronzo!

Poi, però ci siamo fatti una bella birra da Santo, il calabrisi.



   Mi trovavo brancolante per le periferie di una gelida città senza nome persa nella nebbia, foschie notturne; si pestava neve alta, e sporca anche; si traversavano a piedi corsi grandi ove comparivano rarissime auto, l’andare non era facile.
Con me giravano tre oscuri compagni intabarrati in pastrani vecchi, sciarpe, berretti o cappellacci grigiastri: forse erano il cugino Alexander, Hugo il poeta e Maxim Maximic lo spretato.
Non eravamo un bel quartetto.
       Tutto virava da grigi, bruni spenti a bagliori bianchi e neri.
Poi io faccio la proposta ai vaganti di recarci al mio “covo” ove farci un caffè o bere qualcosa di superlacoolico per riscaldarci: I tre assentono.
Traversiamo, tra fumi e vapori ancora, un vastissimo deserto stradone con larghe banchine spartitraffico: comparivano sugli sfondi ombre alte, squadrati e squallidi edifici, case popolari, tipo prefabbricazione pesante sovietica.
Dopo questo cammino pervenimmo al covo: una singolare baracca, accantucciata ai piedi di uno dei grandi falangsteri, un poliedro in lamiera metallica di pianta trapezoidale, come tetto una sola falda di lamiera inclinata.
Aprii faticosamente un lucchetto che teneva serrata la porta ed accesi una lampadina che penzolava ad un filo dal soffitto. Entrammo tutti nel misero interno in cui comparivano due letti a castello di tubo metallico, posti ad angolo retto contro due delle pareti.
   Le brande superiori ospitavano due forme umane, due volti da giovani barboni comparivano tra le pieghe di spessi e logori sacchi a pelo.
Io mi incazzo e urlo:
- Come diavolo siete entrati?
Uno dei due figuri, magro e barbuto solleva un braccio e mi indica, mesto, uno squarcio praticato nel basso soffitto di lamiera.
Mi arrabbio ancora di più per il guasto praticato al mio “covo” e subito afferro per i capelli il più piccolo della coppia, lo estraggo di forza dal suo giaciglio: è quasi nudo, indossa solo uno slip nero, sottile, ha un corpo minuto e femmineo e subisce le mie angherie, lamentandosi debolmente mentre lo strapazzo, io continuo a tirarlo per il lunghi capelli e a fargli dimenare la testa come un pupo.
Ad un certo punto dico ai miei compari con tono basso e roco:
- Portatemi i coltelli..
- Mi vuoi fare a pezzi. ?! –
mormora la mia vittima
- Certo !– aggiungo io – ti voglio fare a pezzi e cucinare alla cacciatora in un padella!
- E poi mi vuoi mangiare?
- No, io non mangerò la tua carne, al massimo la getterò ai cani -
termino io….

*** 
    

    Mi guarda fisso il mio mentore Mansur Abu Kaiyd, si riassesta su tappeto, ci versa un bicchiere di tea alla menta e fa:
- Insha’allāh, Ernesto.
Egli si manifesta anche nei sogni,
Egli pervade ogni lido, ogni terra, ogni orizzonte.
Egli parla per vie nascoste, per caverne, tunnel o anfratti, ma le sue immagini espresse per simboli possono essere rischiarate da alcune luci….
Hai sognato quel che tu sei e ti tieni celato, quel che la ragione oscura per un’apparente salvezza mentale o buoncostume borghese.
Il giovine sei tu e pure tu il suo e quindi tuo carnefice.
I complici o compari tuoi sono pure, come te, anziani, quasi: Anzi il mai abbastanza lodato cugino Alexander, che Allah sia con lui, è già morto da dieci anni.
Invece il poveretto imberbe giovane è vitale e bello, ed è parte di te e tu vuoi macellare questa parte perché libera, forse trasgressiva, ladra di un “covo” in cui voleva solo ripararsi e dormire.
Il tuo fantasma apparente vive e si aggira in una città tenebrosa, direi stalinista, ove non penetrano luci di sole ed è triste, tremendamente squallida. Ma tu hai un “covo", luogo ove ci si riscalda e si “covano”, e forse maturano e nascono, credo, le tue parti creative.
E proprio in quel luogo, apparentemente profanato, vuoi scannare il tuo giovane sangue migliore, ma non ingurgitarlo, dico, fai attenzione!
Che se lo divorasi diverreste tuttuno e ciò ti spaventa….
E ciò ti farebbe bene immensamente, il completarti e ti si aprirebbero di più gli occhi ora, parzialmente oscurati… Allah akbar, o Ernesto…

Rimasi taciturno per circa minuti tre, mentre Mansur si sorbiva lentamente il tea, poi si lisciava, stirava una manica della sua bella yallabeya turchina ed ammicava, fissandomi.
Finché il terzo fra noi, tale Jielal Ibn Jìkundaz, vestito ancora di spessi panni, un giaccone imbottito, come non sentisse l’atmosfera arroventata della tenda, cominciò a sventolare una mano per aria e faceva segni, come scrivesse o muovesse idee sopra le nostre teste, poi parlò:

- Sai, o amico Mansur, tu, a volte, per girare intorno alle cose sei davvero grande. Giri e giri e pare che tu scavi in terreni vergini e che trovi l’acqua, invece a mio modo di vedere, hai trovato acqua inquinata che già stava stagnando, per di più ci metti il tuo Allah dappertutto! Non c’è niente da scoprire, non c’è niente da svelare, non c’è nessun mistero, ti dico… Lascia questo poveraccio di Ernesto che vada dove vuole.                                         I sogni si prendono, si guardano, si studiano se vuoi, e poi ce li si butta dietro le spalle, con distacco…. ti dico…con distacco. Abbiamo da andare oltre, da lasciare, da abbandonare ciarpami, masserizie, fantasie, illusioni, ti dico: ILLUSIONI! Più ci stiamo ad affannare nell’interpretazione più ci attacchiamo a queste “parvenze”, hai capito: “parvenze”! A volte mi guardo intorno e percepisco come una commedia, una rappresentazione di ombre o fantasmi intorno a me…parvenze, apparenze….il mondo gira su altri cardini, ti dico…..molto più sottili.

Così mi ha raccontato Ernesto.



                                                                  Non è che uno voglia star li lì a cincischiare su certi temi ma è che Ernesto ha letto tutto e mi fa:
- Te, Mario, a proposito di tubi e condotte e tunnels, ti ricordi quando eravamo piccoli che ci cacciavamo sempre in ogni buco che trovavamo?!
A te più che a me piaceva ficcarti dentro a cantine vecchie, a tombini puzzolenti, eri strano Mario, ehhh?! Io e ti seguivo come un pirla…cazzo…
- Ehhh, che esagerato sei! Mi piaceva, sì, il mistero di ‘sto buio che si apriva, non avevo tanto schifo nemmeno dei ragni. Mi ricordo quella volta, al paese, che mi sono ficcato in quel cônducc e tu non hai voluto seguirmi, meno male, che poi io non riuscivo più a venir fuori ed hai chiamato mio papà, e lui mi ha tirato fuori per il culo e poi mi ha dato un fracco di botte, poi!
- Eri un bel salame, diobono! Che tipi che eravamo, giovani esploratori e cercatori di fogne perdute, orca! Però tu ce l’hai sempre avuta la fissa di cacciarti in ‘sti buchi, fogne, tombini, grotte e cavità varie, naturali, dico…Ti piacciono le cavità naturali, Mario….? Quelle belle umide, per dire, naturali, umanissime…..??
- Ernesto, fanculo, come sempre, ecco… Riesci sempre a tirare il discorso in cazzate!
- Lo dici te che sono cazzate, le cavità naturali umane!
- Vabbè, era per dire che io poi mi sono iscritto al Gruppo speleologico piemontese e per anni ho esplorato grotte, belle e brutte, dico… Ho visto anche degli spettacoli bellissimi mai visti da uomo, stalattiti, stalagmiti coloratissime, concrezioni strane, stupefacenti, alabastrine e trasparenti quelle a lama di prosciutto….
- Ci voleva proprio il prosciutto, anche…prosciutto di grotta dop…. ho quasi un po’ fame….ecco
- Ernesto, ma cristo, smettila! Cioè, stavo dicendo, ecco… che una volta, alla grotta del rio Martino, nella parte non aperta al pubblico, mi sono infilato in un cunicolo pazzesco che ci passavo giusto giusto, tutto eccitato per l’avventura, e poi ci ho trovato un gomito con acqua in basso, dove mi sono inzuppato tutto, ma ero contento…
- Contento molto nelle cavità naturali umide, sempre contento, te, specie se umide…
- Fanculo… Comunque volevo dire che poi ho parlato con uno psicologo che mi dava alcune sue spiegazioni proprio sessuali, tipo le tue, ma era stronzo, lui, come te, ecco… Non dico che la mia passione per i luoghi oscuri e le cavità non abbia attinenza con il sesso, quasi tutto ce l’ha….
- Meno male…
- Però io ci ho riflettuto parecchio, ti dico, il buio mi fa paura, sì, ma mi affascina anche… Mi viene da indagarlo quel buio: scoprire cosa c’è dietro l’evidente, il manifesto. Esplorare dietro il velame, cosa si cela in quel cavo, in quella grotta, in quell’oscurità… sono i “luoghi occulti”, come dicevamo con Sandro, ti ricordi? Ovvero ci vedo una metafora….
I luoghi “occulti e misteriosi”. Il “mistero”, cioè il luogo del “mystēs ” cioè l’iniziato.
Una volta ci piacevano i “misteri”, nè, Ernesto? Le interpretazioni gnostiche, la Gnosi, le religioni segrete, sette mistiche, arcane alchimie, porte misteriche, vangeli segreti, ‘na quantità di testi, immagini, roba che abbiamo spolpato per anni….
- Ma adesso, dimmi la verità….Ora come ora, te ti senti un miste, un iniziato o cosa?!
- Io mi sento che devo ancora cominciare dall’inizio, cioè, in poche parole, ho scoperto che la maggior parte delle cose misteriche erano e sono palle, tutto un fumo, soventissimo una truffa colossale basata sulla paura e sulla credulità popolare, e ti dico che aveva ragione un maestro zen che affermava stentoreo: Qua non c’è nessun mistero!!!
- Né, è vero, che tutto è quasi semplice se non evidente?! Cose banali e chiare come i carteggi del Sismi sono invece tanto misteriosi ed occulti, quasi come certe telefonate che si fanno certi politici, per dire…..

             Dice Ernesto guardandomi storto e anche irridendo:
     Te parli di gore, di canali, di pantani e paludi e poi non ti curi dei tubi tuoi che sono quelli che ti hanno provocato le dette gore, o meglio chiazze o macchiazze d’umido schifose sul muro del retro di casa tua…
Vedi non capisci un tubo, cioè per dirla educatamente, tanto per entrare in merito, anche il c… ovvero pene è un tubo, è un tubo tutto irrorato da condotti ove passa il sistema circolatorio locale, come dovresti sapere….
o no!?
   Per questo benedetto tubo passa parte de la riproduzione dell’ humanum genus….
Cioè è tutta questione di tubi, caro cugino, siamo un tubo vivente, una canna, che quando ha una perdita grave, l’insieme va in malora.
    Faccio un esempio: sistema circolatorio, vasi linfatici; pensa alla colonna vertebrale, essa è cava e ci passa il midollo, e respiriamo per via di tutta una tuberia multiforme a diametro vario, i capelli sono tubicini, per non parlare di quello che mangi e tracanni, te, brutto trincone, che tutta sta succulenta e profumata materia te la sbatti giù per la condotta detta esofago indi in duodeno e poi stomaco, quindi per tutto il dotto intestinale, per crasso, tenue e colon retto e traverso, per arrivare come diceva Dante nel canto XXVIII dell’Inferno suo : infin dove si trulla… dopo aver quindi attraversato… ’l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia.
Però, in fede mia, ti dico che Dante era realista, ma pure sul pessimista.
   A parte Dante ti dico che è tutta questione di tuberia.
E ancora ti dico, per essere realisti sul serio, che se ti fossi occupato seriamente di sostituire i vecchi tubi in ferro esistenti dietro a quella orrida parete  della casa al paese non avresti le suddette gore schifose. Sarò generoso, Mario, ti aiuterò a scalpellare il muro, a mettere in luce gli orribili condotti, che saranno rugginosi e porosi da morirne ed a sostituirli con moderni tubi in Geberit.
E guarda che tutto questo pistolotto potrebbe essere anche una metafora, nèèèèè…, dico anche….

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