Quasi-Poesia che potrebbe essere una prefazione

SE IL MONDO FOSSE UN PO’ PIU’ SEMPLICE

anche noi poeti
potremmo avere più facile la vita.
Ad esempio sentirci un po’ meno mascalzoni
quando parliamo di me, di te, dei nostri amori,
di fiori e giardini, di bei paesaggi
e di pene del cuore. Perché
come si fa a sentirsi persone per bene
quando il rumore di fondo
del mondo è un urlo di dolore,
è tutta una richiesta di aiuto in mezzo alla mattanza?

E allora noi poeti
nati nella piaga fortunata del pianeta
relativamente pacificata e ben pasciuta,
abbozziamo discorsi normali da poeti:
la gestione dei cuore, l’infinito mistero
del tempo che trascorre, le variazioni d’umore
e i mille mutamenti di natura,
accordi, dissonanze, conflitti apparenti
tra amanti e parenti,
piccole cose assai poco importanti.

Così che a poco a poco ci rode un dubbio e un rimorso:
di non essere utili a nessuno,
nel mondo che cammina
a passi da gigante verso il baratro,
sospettati di vivere una vita fasulla,
abbarbicati a un sogno pusillanime,
a inezie senza peso. E allora come uscire dall’impasse?
Tacere? Saltare lo steccato dell’arena?
Vivere sempre più ai bordi di questo circo strombazzante
di parole sconnesse, di improperi, di lodi interessate,
di spettacoli osceni di gladiatori e laide strip-teaseuses?

Ma sì, ogni giorno è un enigma,
l’incertezza è perenne,
non potremo mai stare in silenzio totale,
aggrediti da tragedie e fantasmi,
non potendo abbassare la serranda
dell’inquieta coscienza,
proveremo sempre la voglia e l’urgenza di parlare.

Certo ai criminali organizzati,
statali e privati,
spacciatori di false sicurezze,
interessa di più che stiamo zitti,
ignavi, rimbambiti, malinconici, allibiti,
stolti, ubriachi, drogati, depressi e bavosi.
Saremo sempre spinti a farci del male e a colpevolizzarci,
in modo che prima o poi
ci venga voglia di buttarci in un canale
o di spararci in bocca. Così che la nostra parola
non vada traditrice ad insinuarsi
nel fracasso da fiera e da cortile.
Lo so, voi non ci credete più,
e io neppure tanto,
ma la parola dei poeti, anche la più scarna,
anche dopo che sono crepati,
può diventare un grimaldello
per aprire la cassa del tesoro.

Luglio 2005

(la presente foto è stata scattata sulla spiaggia di Castelporziano nel 1978, al I° Festival internazionale di Poesia)

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