Stai sfogliando l'archivio mensile di novembre 2005.

Marina di Vecchiano (Pisa) agosto 2005

Per chi volesse, invece, scrivere lettere d’amore sulla sabbia…..

 Scrivere sull’Acqua

In questi giorni penso spesso a cosa sia il blog in generale e che significhi scrivere sui blogs, per i blogs. Stimolato alla riflessione dal collega bloggher Effe di HERZOG che autoironicamente parlò di "blogs sbagliati" mi sono tuffato in interpretazioni e riflessioni.
Tanto per cominciare io non ho mai pensato di inventare un blog, devo tutto all’amico carissimo tenente P. alias cf10052015: ora ammiro la sua ingegnosità ed il suo gusto e qui mi diverto. Non ho mai pensato di creare un blog per via dell’impegno a manu/tenerlo, non volevo crearmi ulteriori incombenze.
La cosa bella per me è che questo blog non ha pretese di essere chissacché, né presunzioni letterarie, né altoestetiche, né cazzute.
Per me è un blog così, spiritoso, un poco surreale come il titolo che porta che ricorda il dadaismo, Jarry e i fiori blu di Queneau, una roba un poco francese, sinuosa, birichina nonché d’evasione e di passatempo (se è lecito dirlo…).
Insomma una cosa leggera senza pretese di farne un manifesto.
Invece, invece esistono blogs o meglio blog/riviste con pretese o intenzioni di impegno letterario che accumulano moltissimi commenti di ogni livello: ormai è da almeno due anni che le scorro e provo da mesi e mesi, troppo spesso, un senso di frustrazione.
Molte volte ho scritto dei commenti su Naz. Indiana, per esempio, altri interessantissimi ne ho letti, degni di ricordo, conservazione e stampa.
E tutto finisce poi nel calderone o intruglio infernale degli archivi dove viene dimenticato, indi cancellato: pare di scrivere sull’acqua o sulla sabbia di una battigia.
É pur vero che tutto è effimero, ma qualcosa, qualche testo perdura anni: io trovo alla fin fine che il blog è uno dei massimi sintomi o segni della civiltà consumistica ove tutto si deve consumare rapidamente per far posto subito al nuovo prodotto.
Rispondeva Pasolini ad un intellettuale che diceva "prodotti" la sue poesie che una scarpa è un "prodotto" che si consuma e si deve consumare, la letteratura, la poesia no, esso è parto culturale che si rinnova ad ogni lettura.
Io francamente vorrei credere a Pasolini, vorrei fare mie queste sue parole ma ho dei dubbi filosofici sulla fruizione e durata dell’opera d’Arte.
Avevo chiesto più volte a Nazione Indiana di modificare graficamente il blog di modo che grandi temi culturali attuali ricchi di centinaia di contributi quali "Restaurazione" fossero sempre visibili attraverso un finestra o occhiello richiamabile con un click.
Purtroppo la mia osservazione non è stata raccolta.
Un vero peccato, riviste a parole decisamente anticonsumiste che si adeguano al massimo consumo verbale e di idee.
Allora, ripeto: è come scrivere sull’acqua, cose di poco momento, per cui se è così, sui blogs "impegnati" non ho più voglia di intervenire, oppure con molto distacco.
Ma poi ne vale la pena?

        

     

  

menu

Espulsa da isola in isola nei Mari del Sud perché il suo corpo d’amore suscita tempestose liti tra marinai, Bijou, cantante di saloon, s’invaghisce, ricambiata, di un baldo ufficiale che per lei trascura il dovere. Film d’avventure esotiche che tiene svegli col suo ritmo svelto. La fulgida Marlene ha una corona di baldi maschietti. L’ambiente è suggestivo, e c’è una scazzottatura da antologia.

Dietrich / Bijou

La Taverna Dei Sette Peccati (Seven Sinners), B/N, USA, 1940, di Tay Garnett con Marlene Dietrich, John Wayne, Broderick Crawford, Albert Dekker, Mischa Auer, Anna Lee. 

(Testo tratto da "il MORANDINI 2005", Zanichelli editore)

immagini di Bijou/Matisse

ore 7:45, felce          ore 17:30, ombre

Solo Matisse poteva fare una foto tanto bella. La ripropongo qui sui cartografi perché chi vuole possa raccontare la storia potenziale contenuta in quest’immagine.

Per partecipare all’arguto gioco proposto da Effe sul suo blog HERZOG ho stilato questo pezzo.

il barone speziale

I.

Vi giuro che una volta che ero lì in mezzo a un bosco dalle parti del Cuneese, cioè vicino a Garessio, e andavo per funghi, mi ha punto una vespa nel collo e ho avuto un male bestiale. Mentre ero lì, insomma, che andavo per un ciglione mi ha terribilmente tormentato ‘sta puntura e a un certo punto mi sono messo a cercare acqua perché volevo rinfrescarmi dal morso bastardo ed imprecavo come un saraceno infoiato per via del bruciore: ecco, vi dico che non ho nemmeno raccolto due porcini magnifici che stavano lì quasi sul sentiero. Neanche li ho cercati dopo, però.

Poi mi butto giù da una valle, per andare in fondo a cercare un ruscello o qualche roba simile tipo pozza d’acqua fresca, fatto sta ed è che poi lo vedo; vi dico che non capivo più un tubo e sono scivolato per la furia, ho messo la testa addirittura nel rigagnolo perché avevo come un fuoco addosso, quella non era una vespa ma un bastardo di un calabrone porco, ché se mi hanno sentito le potenze celesti mentre staccavo tutti ‘sti cristi mi facevano pure incornare da un chighiale, per giunta.

Mentre tiro su la testa grondante, solo un poco meno stravolto e guardo per caso sulla riva opposta non ti vedo mica sul castagno basso di fronte un tipo, un giovanotto o un vecchiotto esile, che la sua faccia sorridente non portava quasi età, e anche lì sta il mistero, tutto vestito da maschera, tipo settecento che mi fissava, e mi dico: guarda lì, io sto diventando cretino intossicato dal veleno di quel vespone criminale; porcaeva, le maschere, cristo, anche Gianduja sugli alberi vedo e ci ho ancora un ora di strada indietro…

Invece il tipo mi fa: Che avete, messere? Forse avete avuto gran sete o una qualche magagna o malanno vi colse tanto da immergere il capo intero in cotesto rio?  Se Ella mi desse permesso, potrei arrecarle forse qualche giovamento!

Io già strabuzzavo la vista, non sapevo mica che pensare, ma faccio il coglione, mi dico: ma sarà un originale…facciamo finta di niente… e gli dico che mi aveva morsicato ‘sto bastardo del calabrone…quello rifissa, mi squadra, mi fa:

Se vossignoria permette io avrei medicamento o pozione utile all’uopo giacché tale infiammazione potrebbe portarle anco la febbre, ed ora ben lieto sarei di poterla medicare, se Ella mi consente. Ma poiché feci voto a me stesso di mai scendere a terra ché la vocazion mia è quella di vagar di fronda in ramo e trascorrer così la vita studiando il mondo da queste chiome, Le chiedo, con venia, di accostare il suo capo e il suo dorso a questa bassa ramaglia affinché io possa, senza arrecarle fastidio, posare sulla ferita un rimedio, all’uopo apprestato, che sempre recomi appresso nella mia sporta.

Io mi sono detto: ma questo è matto completo, poi se vado lì sotto, magari ‘sto picio mi infila ‘na coltellata, mi tira il collo…insomma titubavo, ero incerto, ero stupito e istupidito, ma avevo un male cane per cui ho fatto o la va o la spacca, e, via, sono andato mezzo rincoglionito sotto di lui. Mi tremavano, vi dico, le gambe.

(fine della prima parte, per la seconda qui, che è poi appena sotto al post di Ernesto e le dieci e un quarto)

Cugino Ernesto, cui è tornato il buonumore

I parenti di certo riconosceranno in questo ritratto d’ Ernesto con la sua inseparabile cronobalise, l’inconfondibile tocco di Ernestina da Dublino.

Ernestina, figlia di Cugino Doriano e donna Gray, è legatissima allo zio Ernesto (Doriano ed Ernesto sono fratelli) il quale anni fa le regalò l’unico esemplare di ratataplano a pedali.

La cugina Cugino Ernestina inoltrò anche questa versione del ritratto  Cugino Ernesto contrariato , qui in versione gonfiabile, realizzato sempre alle dieci e un quarto, del giorno prima, in una birreria di Boston (pronuncia Bàastn), con sulla faccia di Ernesto evidente malavoglia.

p.

II

(la prima parte è qui)

Però il tipo, che parlava elegante per essere proprio un picio qualsiasi, con mano delicata, (che avevo pure paura che fosse finocchio), mi posa, insomma, un impacco o pezza o cerotto con erbe sul collo che mandava pure un certo profumo mica male.

Invero vi dico che comunque l’applicazione faceva bene, dava sollievo, davvero un miracolo, vi ripeto, poi faccio: grazie signore …grazie tante, mi brucia meno, mi fa bene…

Quello mi faceva due occhioni così e scrutava seduto sul suo ramo all’altezza della mia schiena:

Son ben felice, o messere viandante, che ciò le arrechi sollievo.
Sarei davvero curioso di conoscere le cagioni per cui lei conduce la sua persona per queste lande tanto selvatiche, ma nel porgerle detta domanda, per non parer troppo indiscreto vorrei presentami…io sono Cosimo Piovasco di Rondò, barone, per vanità del secolo, rampante per selve per scelta mia!

Ah, vado per funghi, no… – faccio io – anche lei rampante, però, come gli yuppies, come ‘sti cazzi di berluscones! Scusi sa, signor Cosimo, lei è una brava persona, ma non mi sembra il tipo lei con ‘sta mise, con ‘sto costume, del rampante, mahhh…scusi sa, non è per dire, ma è la fiera del paese qui? Comunque il suo rimedio è buono, sa, mi sta passando.

Lui sempre seduto sul ramo del grosso castagno mi ha risposto:

Egregio amico, speravo nell’effetto del medicamento, ché sono avvezzo da molti anni ad approvvigionarmi di erbe per medicar ogni sorta di malanno mio o di qualche pastore errante.
Ormai gli anni miei son giunti forse al colmo e necessito sovente di pozioni, cataplasmi, suffumigi, linimenti vari. Vede, lei pronunzia rampante nella sua lezion personale, e forse non comprende né la causa né il fine del mio rampare: né forse io, fino in fondo, mi sono svelato il motivo recondito di questo mio agire inconsueto. Dirolle solamente che il veder dall’alto le cose, un poco da me le distacca, più effimere le rende, e le fa appartenere ad un uman genere che sento, di anno in anno, sempre meno appartenermi. Tuttavia Le dirò che il vedere ancora negli uomini il dolore, la ferita e la fatica del vivere, ancora mi intristisce, a volte molto mi travaglia, come al presente atto, a cui partecipai sollecito e ben contento sono di aver attenuato il suo soffrire, egregio amico….

Detto questo il tipo ha fatto un balzo improbabile di ramo in fronda, che pareva un orango, una scimmia agilissima ed è sparito in un rumoreggiar di frasche.

Io sono rimasto stupefatto; mi sono detto che avevo visto un fantasma o un elfo o una masca, magari era l’effetto del veleno.

Però l’impacco d’erba ce l’ho ancora e vi dico che mi ha fatto bene e profuma ancora.


Mario Bianco

Torino, castello del Valentino       Torino, parco del Valentino       Torino, parco del Valentino

Torino, corso Massimo d,Azeglio       Torino, via Carlo Alberto       Torino, via Roma

Torino, piazza Castello       Torino, via Garibaldi       Torino, via Garibaldi

La città era piena di rumore: era sempre più difficile parlare e ascoltare.
E poi c’era il bosco silenzioso.
Ma nel silenzio del bosco ci si perdeva.
Chi non sopportava il rumore della città andava nel bosco, e il silenzio se lo portava via.
Così si sparse la voce che nel bosco c’era un orco.
Furono mandati soldati e anche quelli sparirono.
Quando Luì il matto arrivò in città, trovò rumore e musi lunghi.
Qualcuno gli raccontò la storia di quelli che sparivano nel silenzio e a Luì venne una gran voglia di fare una passeggiata nel bosco.
Ma capì che era necessario studiare la lingua del vento e della pioggia, dei sassi, del legno e della terra.
E dopo tanto studiare Luì inventò uno strano bastone che faceva un rumore dolce ad ogni passo. Tric trac, fran fran troc.
Così il bosco non era più tanto silenzioso.
Poi, le forme degli alberi e della terra tentarono di ingannarlo.
Ma Luì con il suo coltellino intagliò il legno e raccolse pietre, e legò rami e fece balene orchi elefantesse.
Le illusioni del bosco silenzioso diventarono cose da toccare e tutti quelli che si erano perduti incominciarono a saltare fuori come funghi.
Da quel giorno tutti i bambini vollero i bastoni sonori di Luì per non perdersi nel silenzio e nel rumore.
E quando chiesero a Luì che nome dare ai suoi bastoni, egli disse: chiamateli sonagli.
E così fu.

Guido Quarzo,
"Luì e l’arte di andare nel bosco",
via Carlo Alberto,
Torino.

tweet

Errore: Twitter non ha risposto. Aspetta qualche minuto e aggiorna la pagina.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.