Stai sfogliando l'archivio mensile di settembre 2005.

giardino roccioso (Torino)

ieri alle 18:30

io la chiamerei "muro filodrammatico"

[Per gentile concessione di Sicilia L.]

Luna:

lunaoggi

Lana: (quale combinazione cromatica preferite?)

lana 01

lana 01

lana02

lana 02

lana03

lana 03

lana04

lana 04

lana05

lana 05

lana06

lana 06

lana07

lana 07

lana08

lana 08

lana 09

lana 09

lana10

lana 10

Grazie, p.

 
Piero, personaggio da romanzo
 
La settimana scorsa ho avuto un problema con un alimentatore di un pc, anzi di un mio notebook portatile di modello più che antiquato, direi del 1995, che tuttavia va benissimo.
Ho scoperto trafficando come mulo ed incazzandomi assai che il guaio stava nel cavo e non nel corpo del trasformatore, quindi che il guasto era elettrico non elettronico. Dopo inutili ricerche presso negozi di informatica ed opportune riflessioni ho deciso di tentare la fortuna presso la limitrofa meravigliosa bottega di certo Piero, radiotecnico di vaglia e restauratore eccellente di vecchie radio.
Da questo esimio tecnico, circa mio coetaneo, mi sono già recato altre due volte per lavoretti radiofonici. Costui lavora in una specie di antro, a tre isolati da casa mia: un negozio fumoso con scaffali pienissimi di apparecchi radio ed aggeggi elettrici, i più strani, fino al soffitto, dietro due banconi da lavoro costellati di pillacchere di stagno, di bruciato, di unto e cavi contorti, saldatori, pinzette, casse colme di radioline in plastica, fili, di vario diametro illuminati da forti lampade a braccio risalenti circa al 1946.
Lui sta in piedi dietro al bancone perennemente fumando, dietro ad una nuvola di fumo parla, lavora e sibillinamente sentenzia e motteggia spesso con personaggi singolari, mezzi matti che frequentano il suo negozio.
Questo tipo mi ha talmente fulminato che l’ho ficcato tale e quale nel mio romanzo, l’ho trasformato in un mio personaggio che imprudentemente ho chiamato proprio Piero.
E’ una cosa che non ho mai fatto.
Mi trovavo di fronte a lui, in quella limbica penombra, col mio sacchetto e non sapevo a quale Piero mi rivolgevo: ero imbarazzato, stranito, intimidito quasi balbettavo nel chiedergli la prestazione o riparazione, ché di cose informatiche non vuol saperne, anzi le odia.
Io stavo lì, come un babbeo, mentre una sua specie di socio molto simile a lui, forse suo fratello, lo molciva, cercava di calmarlo ed indurlo ad assecondarmi.
Di fatto ha preso il mio marchingegno, l’ha esaminato bofonchiando, cristonando l’ha maneggiato, aperto, saldato, riparato, sempre borbottando contro computer ed informatica. Mentre riparava nervosamente io gli andavo ricordando, per addolcirlo, che avevamo fatto le elementari negli stessi anni e nella stessa scuola Rayneri, distante da lì 50 metri. Ha ammesso e bofonchiato.
Io guardavo tutti i suoi movimenti nervosi e pensavo a lui, confuso col e nel mio personaggio e mi dicevo:
Chissà se ‘sto cristo di Piero ha letto il mio romanzo, qui nel quartiere se ne è parlato, se lo sa magari si incazza come mulo…ma non sa che e se l’ho scritto io. Lui non sa nemmeno chi sono e come mi chiamo…magari glie ne metto una copia nella buca anonimamente…magari qui e magari là…
Provavo un strana emozionante e scuotente confusione: si fondeva il mio personaggio con la persona reale e stavo a guardare e sentire col batticuore.
Una sensazione stranissima.
Però Piero ha riparato di malavoglia l’aggeggio ed ora va benissimo.
Io sono uscito di là con il cuore in gola e con la voglia di ritornarci al più presto.

tweet

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.