Stai sfogliando l'archivio mensile di agosto 2005.

 
Scrivo "Io"
E pare che basti
Perché il senso dilegui in Narciso.
Ma se dice "io" la scrittura
Non sarà più quella cosa noiosa, non credi,
di quando parliamo
Io e te
Seduti a bere un’acqua Perrier o San Pellegrino
O a mangiarci qualcosa.
Tu dici "io" e il passero che sa molte cose (troppe di certo!)
in cuore ti frulla
"tho tho!" "je est un autre" l’ha detto Rimbaud.
Ridendo alla ghigliottina in Place Vendome.
Mentre la lingua per terra corre a impastarsi di polvere e stelle
Recisa.

Dovresti scrivere "es" "on" "si" (prova a leggere come ti viene:
"esonsì", bel suono, chissà che vuol dire?)
E forse, da capo, qualcosa riscrive i pugnali
Alla corona devastante di luce.
La rosa che non appartiene a nessuno.
Neppure a se stessa.
La rosa che in sogno diceva "io" e dio
Sorrideva scrivendo la pagina prima del suo svagato diario.

Dici "io" e non ridi cattivo?
Non ti credo.
Non posso proprio. Non ci riesco.
Neanche Cartesio che pure diceva bla bla bla ego bla bla sum
Credeva a questa cazzata: di fatti,
Aggiungeva, nel mondo
Nel mondo "ego" "larvato prodeo"
Procedo
secondo gli abissi e le maschere
che dio in me si rapisce.

Ti propongo uno scambio: ci stai?
Credo ti fidi.
Lo sai: "Io"
non t’ho mai e poi mai preso in giro.
All’ "io" lascia i deserti le Sfere e le iene
E i suoi denti lucenti di sangue e diamanti
E seguimi – segui non me ma "lui" segui –
nel fuoco delle stelle che non è di nessuno
e cui nessuno appartiene.
Non ti garantisco nulla o forse il segreto.
Sarai un’altra cosa – uno spazio
E la lingua.
E forse anche un poco di gioia.

Ma "tu" hai un cuore codardo, lo vedo.
Salvalo salvalo coprendo di neve il colore del sangue
E forse soltanto al tramonto
Il dolce e crudele Leopardo
Verrà per sbranarlo.

(o pigoli ancora "io" "io" "io"
piccolo stupido e crocefisso mio dio?)

                                                    
Gino Tasca 5.10.2002 

E’ morto l’amico, il nostro grande amico GinoTasca,

socio di questa associazione des cartographes fous,

n°cf10152520,

lui qui non intervenne quasi mai, però lui era un amico forte e generoso,

poi, pian piano, è venuta la neve di cui spesso diceva negli ultimi anni

e l’ha coperto

e speriamo che gli sia lieve

In questi gg di tarda estate,

 guardo i frutti non colti dai rami.

 Beati quelli  bucati  dalle cornacchie.

Che gusto nutrire un volo.

Dopo anni di paccottiglie inutili e "scatoline preziose"  (che ho già le mie…) ecco finalmente una raccolta seria e bellissima: Paolo, corriamo in edicola!!

 
E sai…
 
E sai che
  mentre avvitavo una parker
  sotto la sorprendente cupole della Mole
  ( che a volte mi pare
  un misterioso vascello
  dalla sua rotta unica e strana )
  pensavo a te.
  Particolarmente
  cercavo di serbare con me
  la delizia
  e la meraviglia
  del morbido e del tenero
  dei tuoi baci
  delle tue mani
  che timorose e caute
  toccavano i miei capelli
  piuttosto polverosi
  da assenza di considerazione
  di dolcezze femminili.
E così con sforzo
  la parker penetrava
  spinta dalle mie mani
  più abili ora ad usare un cacciavite Stanley
  e più maldestre a tastare
  con gentilezza il tuo corpo
  tra l’imbarazzo di una borsa
  una giacca e il volante della mia
  Erre 4 Renault,
e mi son fermato avvitando
  per non andare più in là
  di quanto avevo avuto
  sperando
  in altre ore, giorni, soli,
  panchine, parole e amore
  con te.
E mi tenevo bene strette
  le sensazioni
  che non fuggissero,
  almeno quelle,
  con i giorni.
 
                                     23.6.1980 
 

La Madonna col suo bambino se ne stanno seduti su di un albero, praticamente, ma questo non è un albero qualsiasi, è il "roveto ardente", quello visto da Mosè tanti anni prima e Mosè il pastore sta lì sotto e guarda ed un angelo gli dice.

E’ un famoso dipinto, oltre tutto è una bella immaginazione.

Cotesto bel trittico si trova ad Aix en Provence opera di Nicolas Froment, del 1470, circa.

sinfonia – black

sinfonia – blues

sinfonia – giallo

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