Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2005.

[ diventotto ]

 

 

.

uno

Mi trovo in un’epoca della vita

in cui non basta più ridipingere il muro di bianco.

Così darò il via ai lavori interni alla casa

assicurando una visita decente

a chi dovesse arrivare all’improvviso.

E con una punta di disperazione in più

rispetto alla semplice decenza

farò sistemare il mobilio

a pianta larga

eliminando i souvenir africani.

Curerò che chi entri non pensi

che questa era una casa interiore.

.

due

Mi trovo in un’epoca della vita

in cui dare un significato alla vita

Epoca dei viaggi e delle trasmigrazioni

volontà di andare confusamente lontano.

Farsi re farsi papa farsi papalagi.

Farsi donna grossa sulla riva del mare

le patelle azzeccate ai capezzoli

la figa insabbiata.

Farsi miserrima regina di Calcutta.

Innamorarsi di un vecchio con lunghi baffi spioventi,

un ciarlatano.

Ricominciare per avvenuta rinascita

anche senza il senno di poi.

Sogno una terra esotica vergine e semplice

per muovere nuovi passi

dentro una nuova natura.

.

tre

Mi trovo in un’epoca della vita

In cui non avendo più voglia di fare niente, di sapere e di conoscere niente,

ma senza morire,

che potrei fare?

Potrei vivere di ricordi.

Mangiare ricordi a pranzo

uscire con un ricordo il sabato sera

andare a dormire con un ricordo a fianco.

Cannibale dei miei ricordi

mangiandomi un poco per volta la memoria

potrei starmene per molti anni

senza fare più niente.

Vecchissimo infante appagato

con la testa svuotata di tutto.

In un angolo poche feci

rimasugli di cose rammentate a metà:

un baffo sette bottoni un dito dentro una torta alla crema.

Allora potrei cibarmi dei ricordi degli altri.

"Raccontami"  direi a bocca aperta

stupendomi e poi masticando.

La fine?

Inghiottito il ricordo di ricordare.

.

quattro

Mi trovo in un’epoca della vita

in cui penso non è meglio così che colà

peggio soli che ben accompagnati

il diavolo fatte le pentole

batterà i coperchi in allegria

e la banda e la banda passò

nel cielo il sole tornò

quando la banda passò.

Sul fuoco bolle il fuoco.

 

Stu objet ca yo mett accà

Est a retrouvament & discovery

Ca ci fusse da dire lo trouvò mon cousin

Ou forsitan lo ebbe da magister Albertus Magnus inclitus magus

Ca yo forse pure isso credette ca erat objet misterious & obcultissimus

Ca yo lo avetti in heritage

Cum millanta other objets de ferrament very ovbious misterica

Inde postea acc scuperto ca isso objet est cosa nurmale

Ma stu cazz ca pare nurmale sed non est.

N’duvinate vuie che d’èst.

Plink è un gatto di strada abbandonato lì su un dosso della statale ci passano sopra le ruote di destra degli automezzi quindi anche le mie due in fila sabato ci sono passato sopra - plink! – non capendo bene cosa fosse invece lunedì sono riuscito a scorgerlo esattamente nello stesso punto ed erano passate quarantotto ore comunque non ho potuto evitarlo quindi di nuovo – plink! – oggi me ne sono ricordato in tempo ho guardato attentamente l’asfalto e Plink era ancora lì al centimetro l’ho schivato ho rallentato e sono tornato indietro di quella ventina di metri per raccoglierlo ho osservato tutti i segni derivati da chissà quanti – plink! – subiti dal gatto Plink al punto che ho ritenuto inevitabile la vetrificazione argentea della bestia quindi l’ho messo in tasca a casa l’ho sciacquato con un po’ di detersivo liquido l’ho presentato al non gatto devo dire ignoratisi beatamente ho scoperto che il suo verso – plink! – è proprio a causa del contatto concomitante di pneumatico sopra e asfalto sotto perchè a contatto con la balise emette un se pur compiaciuto – plek! - afono.

Plink           -           non gatto

 E’ qui in domestici perchè vive in casa. Soltanto a volte gratta con lo zoccolo contro la porta perchè vorrebbe uscire. Fuori tira un vento della madonna.Lo chiamano Ghibli. E l’unico vento che conosco, ecco perchè lo chiamano Ghibli. E’ caldoe io mi farei trascinare via, non ci fosse quest’animale a reclamare un pò d’erba. E l’erba dove la trovo direte voi. Ho fatto un orto di un metro per uno, dietro la baracca.Solo per lei. Viviamo di poco. Ho in mente di ucciderla il giorno in cui non ce la farò più a coltivare questo pezzetto di sabbia, per lei. O quando il vento sfonderà la porta.

 

Si chiama Astroliteza .

Di lei non so nulla.

Meglio così.

Nella giornata di domani il cartografo matricola cf25302015 raggiungerà la propria sede operativa.

Attualmente è trattenuto presso la dogana Berico Nord per le formalità a causa dei ben cinquantotto bauli di refurtiva, peraltro pregiatissima, frutto delle sue scorribande bioniche e albioniche.

Mi ha personalmente contattato, con fonogramma in data quarantotto smervio tremiladuecentotré, per fornire la parola d’ordine: SMORFEUS.

Siete tutti pregati di contattare urgentemente cf25302015, fonogrammi, email, messaggi e motosandali nel corso della giornata odierna e anche più volte e anche insistentemente, da rompergli (‘le) un po’ le balle insomma, con l’accortezza di anteporre ai discorsi o gli improperi detta parola d’ordine.

Grazie, buona domenica.

 [ messaggio di allerta su carta da tè - XXVII sec. - cartomuseo Timbuctu]

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